Andrea Parodi: l’eco fiero di un’isola

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IMG_2447 A poco più di un decennio dalla morte di Andrea Parodi, un ricordo dell’artista e del suo ultimo concerto. La sua madrina, Maria Carta è la dea dell’antico canto sardo, una creatura dalle corde primitive, la cui passione parte da Siligo e arriva in tutto il mondo. Il suo padrino è Fabrizio De André, il cantore ligure, legato nella stessa maniera di Maria Carta, alla valorizzazione del dialetto nella musica. La figura battezzata dal pentagramma dei due grandi artisti è Andrea Parodi. Parodi non è solo la voce del gruppo Sole Nero o de Il Coro degli Angeli e infine dei Tazenda; l’artista ritma la più bella colonna sonora del valoroso popolo sardo.

È il timbro etereo nell’esibizione sapiente di un uomo, l’interprete e cantautore dalle doti straordinarie. È colui che si impuntura indosso il brano Non potho reposare, un’ode all’amore, scritta da Salvatore Sini nel 1915 e musicata in seguito da Giuseppe Rachel. La lirica vive il turbamento di un cielo bellico e proprio in virtù di questo, il sentimento si fa ancora più travolgente; A diosa (dallo spagnolo dea) diviene la celebre Non potho reposare, a ripresa del primo verso. In questa storia, tutta sarda, un evento si cristallizza nella memoria.

La storia di Parodi è scritta nella sua timbrica e nel patrimonio musicale che ha lasciato. Ma c’è un giorno che resta perennemente impresso nella mente e rende ogni angolo di quell’isola, un palcoscenico stillante di bellezza. Il 22 settembre del 2006, accade nell’Anfiteatro Romano di Cagliari un evento che valica in grandezza le peculiarità di qualsiasi concerto: l’artista e l’uomo si fondono nella struggente melodia di un grido umano che giunge infine al più soave dei sussurri. Andrea Parodi, visibilmente debilitato dalla malattia, la stessa che dopo solo ventidue giorni lo porterà alla fine, si esibisce in una delle più grandi manifestazioni che la storia musicale ricordi.

E non vi è enfatizzazione in tale descrizione, la realtà supera ogni parola che si possa scrivere per narrare questa storia: incommensurabile la partecipazione emotiva e quella artistica. L’uomo e il cantore si donano al pubblico nella pienezza di una generosità che fatica a scomparire nel ricordo, finanche dopo molti anni. Quando il Tristo Mietitore è prossimo, ogni istante della nostra esistenza è tanto più prezioso e nel potere del dono, l’artista si consacra all’eternità. Quel 22 settembre del 2006 descrive il tempo dello strazio, ma senza scivolare nella retorica, rappresenta il momento immolato alla musica che diviene una delle più potenti lezioni di vita.

Andrea Parodi interpreta, tra le altre, Gracias a la vida di Violeta Parra, mediante un incanto che adopera per cantare la sua riconoscenza. Gratitudine a un’esistenza che sta per abbandonarlo, ma prima lo ha festeggiato nell’omaggio di una voce angelica. La linfa vitale che agevola la comunicazione universale. Seppur nell’afflizione del male, ma da grande uomo, assolto da vana sicumera, il suo grazie alla vita va nel verso dell’amore: gratitudine, mormorata vigorosamente per l’incontro con la moglie. Quella donna che lui investe anche del ruolo di madre; colei che oltre a prendersi cura dei figli, lo accudisce come uno di loro.

Poiché l’amore trasferisce la forza dell’uno nell’altro. Ancora un grazie alla vita, la stessa che Violeta Parra si è tolta dopo aver scritto proprio il brano Gracias a la vida, ma con la quale Parodi, pur in un’amara consapevolezza, scherza e gioca, dichiarando la sua intenzione di continuare a vivere. E magari avere un altro figlio. La conclusione del concerto è nel canto dei canti della terra sarda, Non potho reposare, eseguita dentro un carme struggente da un’esile figura, dove un virtuoso regista avrebbe colto il fotogramma più bello. Un fermo immagine sullo sguardo tra il cantore e la moglie commossa figura il commiato nella tristezza, ma al contempo nella bellezza di una lacrima che le tavole di alcun palcoscenico possano mai trattenere.

Andrea Parodi resta il simbolo intenso di una terra fiera e silente, un’isola straordinaria che affida il suo cuore all’eco del più grande dei suoi artisti. A coloro che non hanno mai incontrato la testimonianza video di quel concerto, va il più pertinace degli inviti per veder spuntare Parodi dal monte.