I popoli sballottati sul Mediterraneo nell’Opera sonora di Michele Ciacciofera

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mosaico romano

Il Mediterraneo come centro del mondo, soprattutto del mondo antico a partire da miti graci, ma anche di un nuovo mondo che sulle rotte dei migranti cerca una sua composizione. Una nave, esattamente un peschereccio siciliano, come ombelico di questo centro, ovvero il centro del centro, un luogo ben definito dove si muovono uomini di paesi stranieri e lingue diverse, sballottati dalla onde, ma tenuti insieme dal lavoro, dal duro lavoro di strappare al mare il proprio sostentamento.

Non c’è retorica buonista, nessunda ideologia precostituita (alla Ai Weiwei per intenderci) nel lavoro che Michele Ciacciofera ha presentato a Documenta14, la più importante mostra di arte contemporanea (dopo la Biennale di Venezia) che ogni cinque anni fa il punto sull’arte più impegnata, quella che trova nella politica, intesa nel modo migliore, il proprio fine.

L’opera The density of the transparent wind consiste in uno spazio sonoro di 40 minuti che viene diffuso durante i sei mesi della esposizione, fino al 17 settembre, su Documenta 14 Radio Kassel e su nove networks radio associati (Grecia, Colombia, Camerun, Brasile, Stati Uniti, Libano, Indonesia, Sudafrica e Germania).

Michele Ciacciofera

> The density of the transparent wind (ascolta qui)

L’opera, densa di echi e suggestioni, rimanda all’universo quasi atavico delle rotte del Mar Mediterraneo riportando per suoni e atmosfera l’attività dei pescatori, il loro rapporto con la natura, con le leggi tecnocratiche e, in modo evidente, esaltando il loro quotidiano impegno e spirito di solidarietà rispetto ai flussi migratori, considerando il tutto alla luce di una nuova visione utopica sentita come unica alternativa percorribile per il mondo attuale e futuro.

mosaico romano

L’installazione di Ciacciofera riesce di fatto a costruire una sorta di esperanto, una lingua franca fatta di voci ma anche di pure sonorità, italiane, arabe, africane, così profonde da evocare in chi le ascolta il mito primordiale di un mondo prima di Babele in cui gli uomini e gli animali non solo si comprendevano, ma vivevano una vera simbiosi con la natura circostante fatta di elemeni primordiali, il mare, il vento, la tempesta.

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> Michele Ciacciofera ha recentemente realizzato una mostra personale a Summerhall Art Center di Edimburgo, in risonanza con gli scritti di Antonio Gramsci, Odio gli indifferenti (I hate the indifferent), accompagnata da un catalogo monografico (intervista con Christine Macel, testi di Richard Demarco e dello stesso artista); inoltre una mostra personale al CAFA Museum di Pechino (curata da Wang Chunchen), accompagnata da un catalogo monografico (con un’intervista con Hans Ulrich Obrist, testi di Christine Macel e di Wang Chunchen). E’ presente con una sua opera alla Biennale di Venezia 2017