Al “nuovo” Marconi di Roma si ride con “Il padrone di casa”

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Se ogni cosa, in quest’epoca, pare essere avvolta da un velo di relativismo, anche il significato stesso di atto eroico lo è. Atto eroico, oggi, è anche aprire un teatro, specie se a Roma, avviarlo, riempirlo. Credere ed investire nell’arte, in un nuovo progetto stabile, che offra stagioni di qualità, tra riforme ministeriali, sponsor e finanziamenti; dar vita ad una comunità virtuosa che fonda spettatore e artisti muovendosi efficacemente nel  “mercato culturale”, oggigiorno, è ben più di una sfida.

Sfida che il “nuovo” Teatro Marconi, sotto la direzione artistica di Felice Della Corte, ha raccolto e che ha tutta l’intenzione di portare avanti. “Il mio desiderio è sempre stato lo stesso: far diventare questo spazio un centro teatrale e culturale capace di instaurare un rapporto profondo con i cittadini della zona e più in generale con la città”

Il Marconi, dopo la sua completa ristrutturazione ha assunto la fisionomia di uno spazio di oltre 350 posti ponendosi al livello dei maggiori e più importanti teatri romani, con l’ambizione di diventare un luogo d’intrattenimento e d’incontro con personaggi noti e giovani compagnie, svolgendo contemporaneamente un’intensa attività di formazione attraverso la Scuola di Teatro e di Danza, i laboratori, workshop e stages per bambini, adolescenti e adulti.

In questo contesto ha debuttato, e sarà in scena fino al 10 gennaio, la divertente commedia “Il padrone di casa”, di Daniele Esposito, Rosario Galli e Gabriele Galli, con la regia di Claudio Boccaccini. Una piéce attuale e dal sapore agrodolce. I personaggi giocano sul fil di lana dei sentimenti e dal dramma di una situazione sociale difficile, che fa da sfondo, nasce la comicità, srotolata, di volta in volta, di battuta in battuta, in dinamiche paradossali. In un’epoca in cui il reperimento di un alloggio può rappresentare un problema insormontabile, soprattutto in situazioni di grave indigenza,  può accadere che l’unica soluzione individuata da alcuni sia l’occupazione abusiva di una proprietà altrui. E’ quel che decide di fare Manuela (Francesca Ceci),  una giovane e bella donna cui la vita non ha fatto sconti , che  ha perso il marito e vive con un figlio tredicenne, un vecchio padre invalido e un fratello nullafacente al seguito. Scovato  al pianterreno di un palazzo vuoto e apparentemente abbandonato l’agognato alloggio, lei e la sua famiglia non esitano ad installarvisi con armi e bagagli.  Peccato però che l’appartamento che la  famigliola ha occupato un vero padrone di casa ce l’ha: si tratta di Claudio (Felice Della Corte), che ha acquistato l’intero immobile a un’asta giudiziaria per dare il via a una florida attività commerciale e, giunto per un sopralluogo ai locali prima di iniziare a progettarne la trasformazione,  si imbatterà  negli imprevisti quanto sgraditi occupanti. Il padrone di casa è una storia che rimanda a certa commedia italiana degli anni sessanta e settanta, dove la drammaticità del reale problema sociale che fa da sfondo al racconto ha il suo contrappunto nella esuberanza e comicità dei personaggi che lo animano e delle situazioni paradossali che creano  continuamente occasioni di divertimento.

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Emanuele Ricucci, classe ’87. È un giovanotto di quest’epoca disgraziata che scrive di cultura per Il Giornale ed è autore di satira. Già caporedattore de "IlGiornaleOFF", inserto culturale del sabato del quotidiano di Alessandro Sallusti e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Scrive inoltre per Libero e il Candido. Proviene dalle lande delle Scienze Politiche. Nel tentativo maldestro di ragionare sopra le cose, scrive di cultura, di filosofia e di giovani e politica. Autore del “Diario del Ritorno” (2014, prefazione di Marcello Veneziani), “Il coraggio di essere ultraitaliani” (2016, edito da IlGiornale, scritto con A.Rapisarda e N.Bovalino), “La Satira è una cosa seria” (2017, edito da IlGiornale) e Torniamo Uomini (2017, edito da IlGiornale)