Un coperto in più: la bugia della vita familiare, nero su bianco

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costanzotodi-18-CopiaNero su bianco: la menzogna si presenta così. E con questa citazione di Karl Kraus si apre il sipario del Teatro Sala Umberto di Roma, svelando la sobria eleganza della scenografia realizzata da Roberto Crea per Un coperto in più, commedia del ’72 che gioca sulle messeinscena della vita, attraverso quella lente ironico-beffarda di acuta intelligenza, che tutti riconoscono nel suo autore: Maurizio Costanzo.

La vicenda: un ricco gioielliere vive con sua moglie una vita coniugale apparentemente tranquilla e felice. La moglie è una donna bella e sensibile, piena di charme, eccezionale, tanto eccezionale che non esiste. Viene alla mente un film di dieci anni più tardi, con Monica Vitti, dove la presunta amante del marito non esisteva, era un’allucinazione schizofrenica. O Pirandello che nei Sei personaggi fa dire al Padre:” Non è loro ufficio dar vita qua, sulla scena, a personaggi fantasticati? Far parer vero quello che non è; senza bisogno, per giuoco. Invisibili, ma esseri vivi, più vivi di quelli che respirano o vestono panni”. Farà il suo ingresso un piccolo imbroglione, fanfarone, un sòla, un ganassa, un mariuolo che campa alla giornata tentando di rifilare anelli e darà il via a intrecci, equivoci, controtempi, lazzi, perlopiù affidati all’estro pirotecnico e al calibrato mestiere del bravissimo Maurizio Micheli.

Costanzo ha sempre prediletto anche nel suo palcoscenico televisivo questo armeggiare continuo, contraddirsi,  inventarsi una vita arrangiandosi:” ci sono due categorie di persone, quelle che raccontano e quelle che si fanno raccontare”. Mentre scorre la vicenda vengono in mente altre parentele teatrali di situation comedy, miste di dolce e amaro, battute strette e distesi monologhi: Aldo De Benedetti, Diego Fabbri, Marcello Marchesi, ma anche Harold Pinter ne L’amante dove si fantastica del “terzo uomo”. Commedia che grazie alla scrittura, bravura degli interpreti: stralunato Vito, scarpettiana e scoppiettante Loredana Giordano, avvenente e ben inserita Alessia Fabiani e la regia accorta e ritmata di Gianfelice Imparato(bella l’intuizione dei cambi a vista dietro il fondale), tutto assicura allo spettatore  le “due ore felici”. Applausi, piace al pubblico, ha un suo perché. Immaginiamo l’autore ridere sotto i celebri baffi.