Meglio ALPINI o VESCOVI?

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Non siamo sicuri che il problema siano le due parole nella preghiera degli alpini. Quel “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria, la nostra bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana” che farebbe sospettare il glorioso corpo militare di fiancheggiare lo scontro di civiltà, e che è valso un discreto invito a modificare l’orazione durante una funzione a Passo San Baldo. 

Non ne siamo affatto sicuri, perché, visto anche il commento, sussiegoso, burocratico, del vescovo di Vittorio Veneto, mons. Corrado Pizziolo (“non abbiamo ufficialmente vietato la preghiera, e comunque anche il Padre Nostro è stato modificato”) viene un altro sospetto. Perfino più grave. Che alla Chiesa Contemporanea dia fastidio l’espressione della memoria. Specialmente quando cozza con le forme imposte dalla correttezza politica. Che ad essa stia antipatica la tradizione che non si lascia irretire nel gioco linguistico del progresso. In breve, che la Chiesa contemporanea abbia in antipatia quella cosa critica e divisiva che si chiama cultura.

Se è davvero così (e ci sono molti sospetti che sia così: le dichiarazioni di esponenti religiosi contro le forme tradizionali di devozione arrivano un giorno sì e l’altro pure) c’è da immaginare che gli alpini nel complesso e non solo la loro preghiera, possano stare davvero antipatici: sono un corpo militare innervato di misticismo dalle origini (il motto di un glorioso battaglione alpino è “Nostri i silenzi e le cime”); sono portatori di un’etica del sacrificio schiettamente antimoderna; sono i più assidui e fedeli custodi di una memoria abbarbicata a radici inattuali. 

Basti pensare a quello che è successo con il canto. L’epica della Grande Guerra (solo per fare un esempio in tema con la ricorrenza) non esisterebbe senza quella soundtrack meravigliosa, fatta di socialità calda anche nella desolazione e nel gelo, che sono i canti alpini. Cristallizzazione della memoria e della sofferenza, dalla Leggenda del Piave a Tapum, al Ponte di Bassano. La vera narrazione collettiva, “dal basso” nella Grande Guerra non si trova nelle pur potenti rappresentazioni narrative di Hemingway o di Emilio Lussu, o nelle liriche di Ungaretti; ma innanzitutto nei canti degli alpini, fatti di ricordo e coralità, di tristezza e conforto. 

E degli alpini bisogna ricordare anche i raduni. Happening impressionanti di centinaia di migliaia di persone che riempiono le città del Nord Italia a giro (nel 2015 è toccato a Pordenone) di canti, di vino, di scherzi, di rievocazioni. Che non creano disordini né lasciano spazzatura.
E’ chiaro che chi custodisce la propria memoria civile, sociale, anche militare con tale ostinazione creativa possa non essere simpatico allo zeitgeist. La cosa che fa impressione è che una Chiesa che ha mollato la tiara e indossato la minigonna progressista stia dall’altra parte. Il vero dramma è tutto qui. Ed è molto più grave di una questioncella su due parole in una preghiera.

14 Commenti

  1. ” Rendi forti le nostre armi per difendere ….. la nostra millenaria civiltà cristiana” ( che è proprio millenaria e che è proprio cristiana) si contrappone , oggi, a un ideale ma non troppo ” Rendi forti le nostre armi per diffondere ….. ”
    Mi pare faccia la differenza e se la Preghiera dell’ Alpino dovremo recitarla fuori dalle chiese ,pazienza. La ricordo recitata sulla Palla Bianca innevatissima ( seguita dal canto del Ponte di Perati) e aveva ancor più senso che in chiesa.

  2. La Preghiera dell’Alpino, in confronto con quella dell’Aviatore, e’ un inno al pacifismo. Mons. Pizziolo tiene a precisare che non ha ufficialmente vietatato la preghiera . E ci mancherebbe pure che lo vietasse; vietare che si preghi per la sicurezza della Patria, delle mogli e dei figli equivale a bestemmiare. Si giustifica dicendo che anche il Padre Nostro e’ stato modificato. Bene caro Monsignore lei puo’ modificare il suo Padre Nostro come le pare (io – e come me molti altri – continuero’ a recitarlo come l’ho imparato: in latino) ma non potra’ mai vietarmi di recitare la Preghiera dell’Aviatore cosi’ come e’.

  3. In Italia esiste da quasi un secolo un Vescovo militare che è il legittimo pastore di tutte le Forze Armate. La preghiera degli alpini è stata approvata ufficialmente dalla Chiesa, dunque chi se ne frega delle opinioni personali del vescovo di Vittorio Veneto? Non è lui il vescovo competente per le forze armate italiane, dunque pensi a fare il vescovo di Vittorio Veneto e basta, senza ficcare il naso in questioni che non gli competono. Viva l’Italia, viva gli alpini!

  4. Meglio i vescovi o gli Alpini ?
    Meglio gli Alpini .

    E i vescovi ? …… Boh .

  5. Sono contrario ad ogni forma di censura e quindi anche a quella della preghiera dell’Alpino, che avrebbe più proficuamente essere contestualizzata storicamente dal celebrante, considerata l’epoca in cui è stata scritta.
    Quanto alla cultura della Chiesa è tutt’altra cosa; speriamo di esserci definitivamente liberati dall’idea di imporre una fede con le armi, così come dal salvaguardare od imporre con le armi una qualsiasi ortodossia.

  6. Condivido il commento di xulxul. In ogni caso non confondiamo il Cattolicesimo con le alzate di ingegno individuali.

  7. Nella chiesa sta succedendo esattamente ciò che avviene da tempo in magistratura. Singoli individui si fanno gli affari loro incuranti del ruolo e dei doveri ad esso legati derivanti dall’incarico pubblico che svolgono.
    Così, in magistratura abbiamo una banda di magistrati che si sono inventati Magistratura Democratica per applicare abusivamente la loro ideologia di sinistra alla giustizia. Mentre nella chiesa abbiamo sacerdoti e vescovi che al pari dei magistrati si fanno gli affari loro applicando abusivamente alla religione la loro ideologia di sinistra. Sia la chiesa che la magistratura sono servite soltanto a soddisfare la voglia di potere di ominicchi entrambi vestiti di nero.

  8. tante volte seguendo mio suocero vecio alpin ho ascoltato la preghiera dell’alpino durante la messa, ogni volta li osservavo e pensavo a quanta fede avevano nel cuore. Guardandoli capivi la grande sofferenza che si portavano dietro, ma a me e alla gente donavano solo gioia. Li ho osservati anche durante le catastrofi che avvenivano e avvengono in questo Paese, sempre in prima fila dai più giovani bocia ai più vecchi dedicarsi alle ricostruzioni e alla assistenza dei terremotati. Povero uomo quel prete che non capisce e parla al vento, lasci perdere gli alpini e la loro preghiera, pensi che anche per colpa sua la gente ha sempre meno fede.

  9. Andando di questo passo mi aspetto, a breve, la censura della preghiera del Marinaio: essi (i marinai) stanno su “questa sacra nave ARMATA dalla Patria” e sono “Uomini di mare e di GUERRA” e nell’invocazione a Dio chiedono che Egli dia “giusta gloria e POTENZA alla nostra bandiera” e che ponga sul “nemico il TERRORE di lei”: Mi pare che ce ne sia abbastanza per una SANTA epurazione!!!

    • Caro Marco Locci arrivi tardi, la preghiera del Marinaio è gia’ stata modificata alla chetichella!

      • Caro Lussin
        Non mi risulta quanto affermi sulle modifiche apportate “alla chetichella ” alla preghiera del marinaio.
        Vai sul sito della Marina (www.marina.difesa.it) e troverai la preghiera del marinaio così come la conosco io. Nel caso sarei curioso di conoscere la versione modificata

  10. Le sue considerazioni ed, in particolare, la sua osservazione finale mi trovano completamente d’accordo.
    Tutto questo fa parte di un disegno planetario generale che prevede l’indebolimento della famiglia, la cancellazione delle tradizioni e dell’identita’ dei popoli, la vessazione delle vittime e la giustificazione sociologica dei colpevoli con una giustizia sempre piu’ al contrario, la progressiva diminuzione del livello di istruzione realmente garantito dai titoli e dai diplomi elargiti con sempre maggior facilita’, la dipendenza economica da poche potenti multinazionali che ci rendono sempre piu’ schiavi di un potere occulto e lontano. Lo scopo naturalmente e’ quello di creare un’umanita’ informe e debole facile da controllare.
    Mi chiedo percio’, e le chiedo: come opporsi a tale disegno sciagurato che una minoranza esigua ma potente vuole imporre alla maggioranza ragionevole ma purtroppo apatica e presa con i problemi di tutti i giorni? La mia risposta e’ che solo ricorrendo a una violenza mirata e terribile (non certo quella dei black block per intenderci ma una violenza che ancora non si e’ manifestata), che colpisca i veri potenti, mettendo loro terrore, si puo’ tentare di farli desistere dal loro immondo progetto. Il problema pero’ e’ quello di individuare i veri potenti.

  11. Caro Giurato, ha letto la storia della revisione della preghiera fatta dagli ordinari militari? Cioè gli unici che possono revisionare il o di concerto con l’ana? Detto poi per inciso, ha dato un’occhiata alla gioventù che ci tocca vedere in giro? Mezze calze nè carne nè pesce (in tutti i sensi…) che, secondo lei, sarebbero pronte ad imbracciare le armi per difendere i valori cristiani ( che aborrono) e il suolo patrio che non sanno neanche cosa sia? Onore imperituro agli alpini, veri italiani! Ma il disastro ha radici più profonde: la marxistizzazione della società, la distruzione della famiglia, per finire con l’abolizione della leva. Quando avremo iniziato a recuperare una vera ricristianizzazione della della società italiana ed occidentale in generale possiamo potremo parlare di testi. Senza questa, si possono leggere tutte le preghiere che vuole, ma in sostanza non c’è più la vera fede per comprenderle e farne regola di vita.

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