Amata, seguita (anzi seguitissima con oltre 3 milioni di seguaci su Instagram, più di 1 milione di like su Facebook e 200000 follower su Twitter) e anche un po’ contestata da chi non riesce a spiegarsi, o quanto meno ad accettare la sua incontenibile popolarità. Chiara Ferragni, autrice del blog di successo The Blonde Salad, si è fatta ambasciatrice in Italia, del fenomeno d’oltreoceano – e all’epoca, era il 2009, ancora pressoché sconosciuto- dei fashion blogger.
L’ha fatto suo, l’ha forgiato, (ri)costruendolo a sua immagine e somiglianza e in poche, pochissime stagioni della moda è diventata una vera e propria potenza mediatica, una web influencer capace di traghettare a suo piacimento milioni di fan, inculcandogli trend, outfit, insegnando ai suoi follower ad abbinare e mixare i capi. La sua è una storia di successo rara, se non unica in anni caratterizzati da una crisi mondiale, che ha portato l’imperatrice delle rete al vertice della classifica delle personalità più influenti del fashion system, secondo secondo una delle indiscusse bibbie della moda, Business of Fashion.
Un business case che di recente ha attirato l’attenzione di uno dei più prestigiosi atenei al mondo, la Harvard University che l’ha studiata, invitandola a raccontare la sua storia davanti ad un pubblico di futuri manager adoranti.
Tutto questo, e molto altro, fa parte della fortuna che la Ferragni si è costruita con infinita furbizia a colpi di selfie e outfit ben programmati, giocando ad abbinare accessori di lusso e capi low cost. Oggi, che il blog non più è la sua primaria attività, ma solo un modo di mantenere un contatto diretto con il pubblico adorante, e di raccontare le sue innumerevoli attività, la bionda che con la sua insalata di vestiti ha conquistato il mondo, non solo collabora con le maison più prestigiose (Dior, Ermenegildo Zegna, Mango, Steven Madden, Max Mara, Chanel, Tommy Hilfiger solo per citarne alcune), richiestissima nei parterre dei fashion show internazionali, ma ha messo in piedi un vero e proprio business del valore di 8 milioni di euro l’anno.
Foto, borse di lusso, viaggi, party, cover di magazine (è lei la protagonista della copertina di Vogue España, un altro primato, che porta la Ferragni ad essere la prima blogger mai approdata sulla copertina di una delle edizioni di Vogue), ma non solo. La novella fashion icon tra uno shooting e l’altro si è lanciata con il proprio nome, oggi un brand di successo, nel mondo delle calzature, cercando di ‘fare le scarpe’ letteralmente a chi ha intenzione di vivere la moda con ironia.
Sotto il segno di #theBlondeSaladneverstops (uno dei sui motti-hashtag preferiti) si è lanciata nell’intricato mondo del design riscuotendo un altro, l’ennesimo, ben pianificato, successo.
Nessuno la ferma in effetti questa furia inarrestabile che con pungente ironia guarda ai piedi delle fashioniste e li calza con scarpe glamour e divertenti. Non è la prima delle collezioni, quella pensata per l’autunno inverno 2015, ma segna comunque il debutto di Chiara nel calendario della moda milanese, che solo qualche settimana fa ha ospitato le novità in fatto di calzature firmate Ferragni.
Come ci vuole, dunque questa guru dello stile giovane e di tendenza?
La regola è non prendersi troppo sul serio, ammiccando, anzi flirtando con le ballerine “Flirting”, ormai un must del brand, rivisitate in versione dark dalla linea ‘Black and gold’ che propone anche ankle boots in pelle o suède, slippers squadrate e stivali che fanno l’occhiolino, mentre i dettagli ‘mostruosi’ della linea ‘Monster’ regalano un tocco pop a pumps, slip-on, sandali e slippers multicolor. Ma siccome la sua fortuna è nata sul web grazie ad un uso intelligente e ben architettato dei social, non poteva, la regina bionda dell’insalata, non rendere omaggio con le sue scarpe alla rete. Nasce così la linea che, tra emoticons e hashtag, da #ifeel a #neverstops, rende possibile comunicare con il linguaggio 2.0 perfino con le scarpe, attraverso patch rimovibili e ricami in vernice, il tutto spolverato con una pioggia di glitter.
Chissà che sbattendo i tacchi delle sue preziose calzature per tre volte questa novella Dorothy non si trovi a percorrere il viale lastricato d’oro dei designer emergenti in ascesa.
di Donatella Perrone













