I mattatori in erba di Tommaso Le Pera

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pera1Quando Tommaso Le Pera arrivò a Roma dalla Calabria, negli anni ‘60, era un ragazzo. A teatro non c’era mai stato, ma aveva letto i classici. Sapeva usare la macchina fotografica. S’intrufolava negli spettacoli d’avanguardia, quelli da due soldi (a New York si sarebbero chiamati off of Broadway, ma a Roma, che per quanto à la page, era comunque solo Roma, si chiamavano spettacoli e basta).

Erano tempi duri, zero finanziamento pubblico: per vivere di quel lavoro ci volevano tenacia e la faccia tosta di sentirsi indispensabili, politici. Le Pera, quando andava bene, riusciva di rubare qualche scatto. Quelli di Come finì Don Ferdinando Ruoppolo con Peppino De Filippo, li sviluppò e glieli inviò, per posta. Peppino lo chiamò subito dopo: “Ciao, non ho mai avuto delle foto di scena tanto belle, vieni a farmene altre”. E così, da ragazzo di Calabria, Tommaso diventò il più grande fotografo di scena italiano. Ha salvato più di 4mila pièce, perché – lo dice lui stesso – “di uno spettacolo restano solo le fotografie”. Niente cimeli, vestiti, scenografie: si butta tutto. O catturi la torsione del corpo di un attore in una foto o non la vedrai mai più: in questa irrepetibilità sta la magia drammatica del teatro.

Allora, il lavoro di Le Pera è trovare l’istante che racconti una scena, cosa voleva ottenere il regista dai suoi attori. Ha rivoluzionato il modo di farlo: prima di lui si scattava, durante la prova generale, fermando la compagnia in momenti prestabiliti. Lui, invece, ha sempre fotografato mentre la prova avveniva, senza che nessuno restasse in posa, con l’opera in divenire. La vitalità dei suoi scatti, altrimenti, non sarebbe stata tanto magnetica.

È uscito da poco il libro L’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico nelle fotografie di Tommaso Le Pera, voluto dalla stessa accademia, che raccoglie gli scatti che dal ‘73 a oggi il fotografo ha realizzato durante i saggi di diploma degli alunni. Una documentazione storica di rilevanza capitale e, soprattutto, un viaggio negli esordi di attori che hanno dato voce e corpo alle storie che più abbiamo amato (tra i tanti, Margherita Buy, Remo Girone, Luca Zingaretti, persino Margaret Mazzantini, tutti ancora piccini, alla loro prima prova importante: la sensibilità di Le Pera ha catturato anche il loro timore di apparire acerbi), condotto attraverso gli occhi di un amico intimo del teatro, che dalla confidenza acquisita negli anni non si è fatto portare via l’incanto.

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