Ma a cosa serve il “campione digitale” di Matteo Renzi

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Il Semestre europeo a guida italiana è finito da qualche giorno. Per i suoi protagonisti è stato un grande successo, per gli avversari un nulla di fatto. Le opinioni possono essere varie. Certo è che l’ultimo atto del Semestre del premier Matteo Renzi si è svolto a Bruxelles con la presentazione del Digital Champion. E che anche il primo atto ufficiale, 6 mesi orsono, si era incentrato sulle vaste tematiche del digitale, attraverso la grande spettacolarizzazione e l’enfasi della settimana di “Digital Venice”.

Riccardo Luna
Riccardo Luna, Digital Champion

Dunque da digitale a digitale, da Venezia a Bruxelles. E da una nomina all’altra. Perché la settimana dei tablet e delle app di Venezia fu tutta tormentata dalla cerca di un capo per l’Agenzia Digitale Italiana. E il finale di partita, ugualmente, ha avuto il problema di dare un volto al Campione Digitale, di cui sopra. Le nomine, rocambolescamente, ci sono state: prima degli eventi, nell’imminenza, durante.Venezia partorì, giusto a ridosso del discorso conclusivo del premier – famoso per l’inglese maccheronico – il nome di Alessandra Poggiani per l’AgiD (Agenzia per l’Italia Digitale). Bruxelles, quello di Riccardo Luna, ex direttore di Wired e patron di Wikipedia Italia, un “campione” da affiancare agli altri 23 in giro per l’Europa.

Di digitale in digitale, o meglio di nomina digitale in nomina digitale, Renzi non sembra aver capito – tra i fasti dei 150 eventi e 100 politici ospiti di Venezia e l’aula sorda e grigia di Bruxelles con un unico commissario presente, l’estone Ansip – cosa stava cambiando in Europa.

“Digital Venice” era stata una grande kermesse omaggio all’uscita dell’ex commissaria Digitale europea, l’olandese Kroes. Il grigio rituale di Bruxelles, con il neocommissario al mercato unico digitale, invece è parso una sorta di trito rituale di inutili nomine da fare solo in quanto già schedulate; finito il governo unitario della materia digitale, difeso fino all’ultimo dalla signora olandese; sperduto il suo esercito di provocatori Campioni ed e-leader.

Durante il semestre, il digitale del neopresidente Juncker è stato spezzettato sotto diversi commissari e direzioni generali. E i nostri rappresentanti hanno passato il tempo a nominare vertici di strutture a cui, a loro insaputa, l’Europa stava o aveva già voltato le spalle. Concentrati su tweet, tablet e scrolling storytelling, non si sono accorti delle lotte politiche interne al settore.

Dei meriti però ci sono stati, soprattutto di self promotion: nell’estetica delle bianche chiome alla Brian Eno di Riccardo Luna e nel minimalismo stile Matrix di Alessandro Poggiani, nello charme di ospitalità che hanno fatto gustare ai protagonisti del virtuale, i piaceri, tutti materiali, della bellezza e del gusto italiani. Il semestre resta un bel ricordo, più che di impegno, di clima vacanziero da popstar che stravede per le clip musicali su YouTube. A modo suo, un semestre davvero digitale.

Dal luccichio delle promesse, il 20 gennaio sono usciti grigi piani quinquennali italiani per la crescita digitale e per la banda larga, che tanto dipende dai soldi dei privati. Ci è scappato fuori anche l’affidamento della rete intranet della Pubblica Amministrazione a Tiscali, cioè al segretario sardo Pd, Renato Soru, che se l’è aggiudicata con un super iper ribasso, per cui ogni sede dell’amministrazione pagherà soli 30 euro al mese.

Un Digitale very cheap dopo i costosi fasti delle feste digitali del Semestre. Questa però sarà la storia di una prossima puntata.