Scappare via. In tre minuti

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cappadocia

Partiamo. Il cellulare si illumina, qualcuno vi cerca e non avete alcuna voglia di sentirlo blaterale. Partiamo. Non c’è tempo, però. Quello che c’è è la coda alla posta, al supermercato, l’allegato alla mail di lavoro col punto esclamativo. È urgente, partiamo. La richiesta, la necessità di chiudere gli occhi e andare altrove. Perché altrove sarà sicuramente meglio, altrove sarà, sarà e basta. Ma non si può. E pensare che sarebbero sufficienti tre minuti e mezzo per andare in Turchia. Chiedetelo a Leonardo Dalessandri.

È un lavoro certosino quello di Leonardo. Un lavoro che lascia decantare sul suo computer anche per un anno, tutto il tempo che serve per farci aprire gli occhi e invaderli di meraviglia. I suoi video sono impressioni veloci dell’altrove, di quell’altrove di cui necessitiamo per vivere qui e ora senza trasformarci in automi da filotranvia. Perché è via che bisogna andare, senza fili.

Prima tappa fondamentale del suo viaggio fu il Marocco, il suo primo “Watchtower”, Torre di Controllo. Perché è così che chiama i suoi punti di vista su ciò che vede e che osserva con gli occhi di chi è pronto alla meraviglia passando di lì per caso, zaino e telecamera in spalla. “Bisogna avere lo sguardo dello straniero per raccontare”, spiega. “Datemi la curiosità e vi stupirò col mondo”.

 

 

 

Dopo il Marocco c’è stata la Francia, perfino un film in India come direttore della fotografia. E i suoi video di viaggio, i suoi “Watchtower”, sono fotografie in movimento: “Li faccio come se volessi mandare qualcosa dei posti che vedo alla mia famiglia”, delle cartoline 2.0 indirizzate a Parma, dove ha vissuto per dieci anni, università compresa, ma soprattutto a Salerno, sua città natale.  Ed è proprio lì che tutto ebbe inizio quando, da ragazzino, registrava i suoi film preferiti per riguardarli all’infinito. Inflazionatissima la filmografia di Howard Hawks, La Signora del Venerdì in testa. “Un film tutto mio? Sarebbe un sogno” ed è l’emozione a parlare.

Per ora c’è quel progetto lì, quel “Watchtower of the Universe” già tutto scritto nella testa in attesa di trovare asilo sul suo passaporto e poi, chissà, sul grande schermo. Lasciate blaterale chi non avete voglia di ascoltare, datori di lavoro inclusi. Prendetevi del tempo, anche solo tre minuti, e aprite gli occhi. Per scegliere la cartolina più bella, prima di tutto bisogna partire. E allora partiamo.