Le ragazze senza veli tra le rovine di Guzzi

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Sensualità, misticismo e decadenza nei quadri esposti a Roma.

di Gianfranco de Turris

Una figura femminile nuda in estasi con sullo sfondo un padiglione diroccato (“Il brivido di Dio”) ed un’altra con alle spalle ruderi ricoperti dalla vegetazione (“La modella tra le rovine”); due uomini si confrontano al karate vicino ad un altro che medita in poltrona la pipa in bocca, dietro una finestra che si affaccia su case diroccate (“La finestra delle rovine”): ancora una donna nuda e sorridente con accanto un militare in una divisa d’antan (“La giovane serva”); una donna in pelliccia si rispecchia nella statua di un angelo marmoreo che le somiglia, sullo sfondo un castello dirupato (“Il richiamo”), così come ci sono i ruderi di una chiesa alle spalle di una giovane in abito medievale (“La regina dell’alba”).

Affascinanti ragazze senza veli, austeri militari e sempre rovine, macerie, muri diroccati in foreste o campagne: la tematica di Alessandro Guzzi, che espone sino al 23 giugno una serie di quadri recenti (2006-2014) alla Libreria-Galleria d’Arte L’Universale (clicca qui per scoprire i dettagli dell’evento), sembra quasi ossessiva, pur nella sua varietà. L’artista, che esordì negli anni Ottanta su consiglio dello zio Virgilio Guzzi, ha come tanti altri dei soggetti privilegiati su cui ritorna in varianti innumerevoli. Il suo principale sembra essere quello della decadenza del nostro mondo, il mondo moderno (le rovine) che incombe o circonda i simboli archetipici della femminilità e della mascolinità: la donna nella sua sensualità intrinseca, quasi quintessenziale, e l’uomo nel suo aspetto guerriero, rigido e non ostentato, quasi meditativo. Ma non c’è gioia (solo poche volte e si direbbe quasi forzata) nelle espressioni femminili, nel volto degli uomini mai: sempre seri e compassati, quasi tristi. Come se ci fosse un legame inconfessabile fra loro, forse la consapevolezza che intorno a loro tutto è in disfacimento e che il loro tempo, quello dell’uomo-uomo e della donna-donna è ormai tramontato.

Accanto a questa sensualità quasi trattenuta, Guzzi illustra anche un aspetto dell’animo femminile, quello del misticismo: “Il bosco della prima visione”, ma anche “Il punto radiante” e “La signora dell’alba”. La figura femminile è sempre al centro, nuda o vestita ma sempre misteriosa. Qual è il suo segreto? La più inquietante di tutte è quella in apparenza più semplice, quasi ovvia, rappresentata da “Il varco galattico”. Una donna seduta dal vestito verde e dai capelli rosso-castani ti guarda dall’alto in basso con aria quasi da rimprovero, spalle un quadro o forse una rande foto in bianco e nero di un volto maschile. A cosa allude? Perché quell’atteggiamento? In quale varco ti vuole trascinare? Verso una salvazione o una perdizione? La nitida pittura di Guzzi, che nel realismo mescola la forza del simbolismo ricorda, come è stato scritto, in parte Rossetti e in parte Alma-Tadema, ma rivisitati stilisticamente e simbolicamente secondo i gusti odierni. Una pittura apparentemente semplice, ma in realtà complessa e profonda. Un nuovo realismo magico aureato di classicità.   15.06.2014