“Torno a scuola”: in classe con Papa Francesco

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La piéce di Gennaro Calabrese tra trasformismo e comicità classica.

torno a scuola-557x262-spirlìHo sempre invidiato gli attori imitatori, perché all’arte della recitazione uniscono il dono di saper rubare la vita degli Altri. Rubano, ma non scappano. Anzi, restano lì, piantati sulle tavole del palcoscenico o davanti ad una macchina da presa, per mostrare a tutti, come gatti cacciatori, la preda appena catturata. E la preda è il palpito più intimo di chi hanno deciso di osannare o deridere. Un papa, un artista, un politico o uno sportivo. Nessuno sfugge alla cattura, perché sono implacabili. Anche Gennaro Calabrese è implacabile cacciatore di vite. Dal 9 aprile è in scena al Teatro Anfitrione di Roma col suo nuovo spettacolo.

“Torno a scuola” è teatro alla vecchia maniera, fatto di battute esilaranti e mai scontate o banali; di quella comicità dei Padri Italiani, Totò, Govi, Musco, a cui si somma il piacere del trasformismo dell’identità alla Noschese. Una bella prova di bravura per Gennaro Calabrese, l’ottimo attore di Reggio Calabria, che si conferma unico nel genere. Lo spunto per lo spettacolo glielo da l’attuale difficoltà della Scuola italiana. C’è, infatti, da presentare il nuovo “parco docenti” ai genitori degli alunni della Scuola Media Elementare Watson. E così, Papa Bergoglio è il nuovo docente di religione, Piero Angela di scienze, Grillo di educazione fisica, e via così, fino a Celentano, Luca Giurato, Cocciante… A metà spettacolo, non sai più se sia lui ad imitarli o loro ad imitare lui che li imita.

L’applauso del pubblico, però, conferma che è proprio questo terremoto d’uomo del Sud che ha centrato l’obiettivo. Elegante nello stile e nella confezione dello spettacolo, Calabrese offre il meglio della proposta artistica giovane, attualmente sulle tavole del Teatro. Fresco e leggero, regala una serata di vera spensieratezza fra i mille mali del giorno. Ma pungente e profondo, impone, comunque, una riflessione e una presa di coscienza su certe “abitudini” date come scontate. Bella penna, Gennaro, castigat ridendo mores. E non potrebbe essere altrimenti, per uno spirito arguto come il suo. La fila davanti ai camerini, comunque, conferma che i “castigati” hanno capito, accettato, imparato. Ora, c’è da seguirlo in tournée. A Roma fino al 13, poi Reggio Calabria e lo Stivale… Il consiglio è di non perderselo. Giusto per ridere un po’, regalandosi un’uscita salutare…

1 commento

  1. Ho visto la prima ieri, davvero bravissimo! “Mevariglioso” come diceva Luca Giurato che faceva il “Proseffore” di Italiano. Molto bravo, c’è qualche aspetto tecnico da migliorare, ma si sa le prime sono sempre così ed è il bello del teatro. Sicuramente nei prossimi giorni raggiungerà la perfezione. Domani andrò a vedere Max Giusti.

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