“Lo spettatore italiano”: la rivista, il dopoguerra e la storia dell’intellettuale Elena Croce

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Elena Croce con Raimondo Craveri nella foto di copertina del libro di Emanuela Bufacchi

Una delle figure più poliedriche della cultura italiana del secondo Novecento e una delle riviste più significative dal dopoguerra in poi nel nostro Paese.  L’italianista Emanuela Bufacchi con il suo ultimo libro “Elena Croce e «Lo Spettatore Italiano»: una vocazione per la civiltà” (Rubettino Editore) realizza uno spaccato della temperie culturale nell’Italia del dopoguerra attraverso la storia di una delle intellettuali più vivaci della seconda metà del XX secolo: Elena Croce.

Nata a Napoli nel 1915, figlia primogenita di Benedetto Croce, Elena è stata, come scrive la Bufacchi, “scrittrice dallo stile riconoscibile, traduttrice raffinata, studiosa originale di momenti e protagonisti della tradizione europea, ma anche saggista acutissima che analizzò tra i primi la fenomenologia del Moderno, fra critica e antropologia”.

Il libro di Emanuela Bufacchi, grande esperta di esegesi dantesca e attenta studiosa della scrittura delle donne (in particolare di Matilde Serao) e della ridefinizione dei canoni letterari, attraverso la figura di Elena Croce ricostruisce l’itinerario intellettuale della fervida stagione dello «Lo Spettatore italiano» (1948-1956), il mensile progettato dalla Croce, insieme con il marito Raimondo Craveri (nella foto), con lo scopo di costituire un circolo di scrittori, critici, teorici, impegnati nello sforzo comune del cambiamento culturale e politico.

Fondato a Roma nel gennaio del 1948 con l’intento di dar vita a una rivista mensile sul modello dell’Economist – ricorda la Bufacchi – “Lo Spettatore Italiano” rivestì, al di là degli obiettivi politici, condotti in opposizione alla maggioranza di Governo, una funzione d’indirizzo, ispirata dal fermo intento di avviare una riforma culturale che potesse riuscire decisiva per le sorti dell’Italia di quel tempo”.

Elena Croce ne avrebbe assunto la direzione nel 1954, ma fin dalla fondazione, come scrive la Bufacchi, “vi inaugurò la sua “battaglia per la cultura”, intesa come intervento contro il conformismo di massa e quindi come formazione di individualità, unico presupposto di una nuova classe dirigente”. Di questa incisiva azione culturale nel libro, realizzato con il sostegno della Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, si dà conto anche con una selezione di scritti, proposta insieme agli indici completi della rivista: ne risulta, a testimonianza immediata, la schiera di collaboratori di spicco, da Leo Spitzer a Elémire Zolla da Sergio Solmi a Pietro Citati e la variegata ricchezza delle tematiche caratterizzanti.