Red Canzian:”Dedico a Venezia il mio Casanova Musical Pop”

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È sempre una gioia incontrare Red Canzian, artista indomito che anziché riposarsi sugli allori della sfavillante carriera nelle vesti di bassista dei Pooh continua a produrre talenti e prodotti musicali. Casanova-Musical Pop  ideato, composto e realizzato dallo stesso Canzian ne è la prova tangibile non solo della sua bravura ma anche di come grazie a lui il Made in Italy e la nostra musica sia attraente e attrattivo all’estero. In tour nei migliori teatri italiani, Casanova è approdato sul palco del Teatro Brancaccio di Roma fino al 22 gennaio.

Sei entrato in corsa nella band dei Pooh come bassista, al posto di  Riccardo Fogli. Ci sono mai stati problemi nel relazionarvi dopo tanto tempo nel tour dei 50 anni di carriera?

I Pooh sono Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Stefano D’Orazio e Red Canzian. Io sono entrato all’epoca e  sono sempre stato il bassista del gruppo. Per ciò che riguarda Riccardo,  l’ho incontrato solo in occasione del tour del cinquantennale. L’ho conosciuto proprio nel 2016 e di lui posso solo dire che è un bravissimo ragazzo.

Pensi mai alla tua vita da Pooh e ai ricordi che ti suscita il passato trascorso insieme ai tuoi storici colleghi?

È stato un percorso importante. Siamo partiti che eravamo ragazzi e quando siamo scesi dal palco ci siamo ritrovati nonni. Abbiamo condiviso così tanto la nostra vita che siamo stati più tempo tra di noi che con le rispettive famiglie. Tuttavia non sono un nostalgico e se devo essere sincero la nostalgia mi mette un po’ di tristezza perché caratterizza chi guarda indietro piuttosto che avanti. La mia attitudine è quella per la quale le cose più belle della mia vita devono ancora accadere. Io guardo sempre avanti, non mi siedo mai e infatti parto, come hai potuto vedere, con delle imprese anche titaniche come questa di Casanova. Abbiamo iniziato in piena pandemia con un progetto costoso e importante ma il coraggio sta dando i suoi frutti considerato che degli inglesi del West End, per la prima volta, si sono accorti di una produzione italiana e la vogliono portare in giro per il mondo. Investire, lavorare in un certo modo, ossia con coscienza,  professionalità e, voglio sperare, con capacità porta a dei risultati molto belli.

Tu sei musicista, compositore, produttore e talent scout. Cosa ti ha spinto verso il musical, considerata anche l’esperienza avuta insieme ai Pooh, con i quali hai creato lo spettacolo dedicato a Pinocchio?

Mi è sempre piaciuto mettere la mia musica al servizio di una storia già esistente. In questo caso la storia è tratta dal romanzo di Matteo Strukul – Casanova la ballata dei cuori infranti- che ha aggiunto alla storia vera di Casanova dei particolari che rendono il don Giovanni molto più interessante ed eroico del libertino impenitente che tutti conosciamo. Il nostro Casanova si innamora perdutamente della giovane nobile Francesca Erizzo e per lei e per la sua Venezia finisce anche in prigione. Un’ambientazione assai romantica. Devi sapere che tutte le scene panoramiche della città che fanno da sfondo all’opera, sono state riprese in time-lapse da me e mia moglie Bea durante il lock down, quando Venezia era deserta. Sole che sorge, che tramonta, cieli azzurri con le nuvole che vanno e vengono, notti stellate, palazzi, calli, bacàri: non esiste un musical con ben trenta cambi di scena.

Da trevigiano quale sei ci racconti il tuo amore per Venezia e che cosa ti ha spinto a dedicarle questa opera pop?

Io abito a metà strada tra Treviso e Venezia. Vivo lungo un fiume grazie al quale posso raggiungere la Serenissima in barca da casa mia. Il mondo acquatico mi appartiene. Venezia per me è come la zia che si va a trovare. La prima volta ci sono stato da bambino. Avevo tre anni e ne sono rimasto totalmente affascinato. Camminare tra le calli fuori stagione è bellissimo. Essendo costretti a percorre le strade a piedi si incontra tanta gente, ci si saluta tutti. Pensa che durante una passeggiata a Cannaregio ho incrociato Pino Donaggio, al quale ho chiesto in prestito qualche nota del famosissimo brano -Io che non vivo più di un’ora senza te- proprio per sancire l’amore tra Casanova e la sua Francesca con la musica di un altro grande veneziano. Ecco cos’è Venezia per me e perché ho sentito fortissima la spinta a dedicarle questa mia opera. Tra l’altro mi piacerebbe molto viverci ma Venezia è ancora troppo scomoda per chi deve sempre viaggiare per lavoro come me che non mi muovo senza valigie e senza il basso. E poi  sono ancora super attivo e non ho intenzione di fermarmi presto quindi rimanderò il trasferimento a quando avrò definitivamente tirato i remi in barca.

A Roma sei uscito sul palco a sorpresa nelle vesti del Doge Mocenigo, dovendo sostituire un performer malato. Per quale motivo non ti sei ritagliato questo ruolo apposta?

 Il mio ruolo sul palco disturberebbe l’atmosfera. Il momento in cui il Doge entra in scena è cruciale e drammatico e ciò sarebbe in contrasto con l’applauso scrosciante che c’è stato effettivamente a Roma durante il mio cameo. In questo caso è stato tutto il cast che ha insistito perché indossassi per una volta le vesti del Mocenigo, data l’eccezionalità della situazione . Io, da parte mia, non voglio togliere l’attenzione ai veri protagonisti che poi sono dei grandissimi professionisti. Confesso però di essermi molto divertito per una volta a fare un po’ come Hitchcock che si intravedeva sempre di sfuggita in tutti i suoi film.

 

 

Chi è oggi Red Canzian?

 

Red Canzian è un uomo  pieno di entusiasmo per la vita. Una volta l’entusiasmo ce l’avevo per il lavoro, per la tournée, per i particolari della vita mentre oggi ce l’ho in generale per la vita. Oggi sono molto felice di fare cose che mi assomigliano e cerco assolutamente di evitare di fare cose che al contrario non mi assomigliano, anche se ciò comporta alcune rinunce come quelle di non andare ospite in programmi tv dove non si canta dal vivo. Ovviamente è uno sfizio che oggi mi posso togliere, quello di rinunciare a dei compensi in denaro, ma io credo fermamente che un cantante debba cantare e cantare si fa dal vivo, almeno secondo me. Praticamente sono un pensionato stakanovista che lavora più di prima con l’entusiasmo giusto per fare questo mestiere. Del resto questo  è un mestiere che ami e non puoi farlo se non con passione,  se deve essere una marchetta, io, personalmente ,preferisco stare a casa. In un momento come quello presente il pubblico ha bisogno di luce sul palco e un artista questa luce gliela deve poter trasmettere.