Roberto Ferri, il pittore “dionisiaco” che rinnova la tradizione

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Quei rimandi mistici, ieratici, magici, facenti parte del figurativo tradizionale dei nostri Maestri, non sono facilmente rintracciabili negli artisti contemporanei. Uno di questi è Giovanni Gasparro, del quale abbiamo parlato ultimamenteun altro è invece Roberto Ferri, nato a Taranto nel 1978, partecipante alla 54° edizione della Biennale di Venezia (Padiglione Italia, a cura di Vittorio Sgarbi) e nella “scuderia” di Liquid Art System.

Sono molto forti le radici classiche del pittore, dove si mostra influente il retaggio caravaggesco: sia per l’uso del colore e della luce, con le figure che emergono da uno sfondo di norma scuro, che per le movenze che i suoi soggetti assumono, allo stesso tempo teatrali ed erotiche, sia che si tratti di uomini o di donne. La voluttà risulta ancora più caricata per l’attenzione che Ferri riserva al nudo, dove egli dimostra la sua grande abilità tecnica come la sua sapienza anatomica, sapendo ben esprimersi attraverso i corpi delle figure da lui dipinti.

È chiaro che la dimensione tradizionale non è l’unico fattore determinante che emerge da questi lavori, immersi di sovente in un’atmosfera inusuale. Prendiamo per esempio Evocazione del 2017, dove l’artista sfrutta la sua cifra stilistica nel creare un dipinto attraverso le antiche tecniche, ma affiancandola a stilemi decisamente contemporanei. Il corpo umano infatti in questo caso è cangiante, trasformandosi a tratti in un ramo secco, mentre il mezzo busto di una figura femminile si mostra seminudo nella parte superiore, facendoci assaporare nel complesso una dimensione onirica, malinconica, persino diabolica.

Se Gasparro è il pittore della tradizione che si accosta ad Apollo, allora Ferri è quello che si accosta a Dioniso, al Caos, ai sensi, dove si avverte la libidine dei soggetti, dei quali gli stessi particolari intimi sono volutamente posti all’attenzione dello spettatore. Il dono del 2016 è un’opera che rimanda proprio a questo, con un’avvenente figura femminile che ci chiama a sé nella completa nudità, come invitandoci verso il suo corpo.

Roberto Ferri è allora un artista in grado di riecheggiare la tradizione in modo nuovo, esaltando il mondo dei sensi con una naturalezza eccezionale, come a volerci ricordare che dopo tutto nel nostro intimo siamo tutti uguali, benché a volte ce ne dimentichiamo a causa di una società che nasconde pudicizia sotto un velo d’apparente libertà.

Lo rivedremo questa estate dall’8 luglio con “Amor sacro e profano” a cura di Angelo Crespi in occasione di #THEARTWALL 2022 / Liquid Art System Ortigia, un nuovo progetto espositivo negli spazi di LAS Ortigia. Con Ferri si gioca tra sacro e profano, in quel “realismo magico” il cui capostipite fu Caravaggio.