Blu Yoshimi:”Dopo Il Nido, voglio esordire alla regia con il mio corto dramedy”

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È un’attrice versatile e sorprendente, Blu Yoshimi. Venticinquenne, romana, al suo lungo curriculum, si aggiunge un’apprezzata performance da protagonista nel film Il Nido (El Nido), diretto da Mattia Temponi, presentato in anteprima all’ultima edizione del Trieste Science+Fiction Festival e in uscita su Sky dal 20 giugno.
 
Blu, raccontaci la tua esperienza da protagonista del film El Nido
Se dovessi condensare in una parola l’intera, bellissima esperienza direi: fiducia. Fiducia in primis per me stessa, per il personaggio, per Mattia, per Luciano e in generale per tutto il team. Ogni reparto ha dato il massimo per creare questa distopia in modo veritiero. È stato bellissimo veder crescere le mura del Nido, sentire le truccatrici trasformare il mio corpo. Ho ricevuto anche tanta fiducia da parte di Mattia e questo mi ha permesso grande libertà di sperimentazione. Ho avuto paura, ma ogni giorno arrivavo sul set e con Mattia dicevamo: vediamo oggi Sara che fa! È stato un sorprendersi costantemente. 
 
Rispetto ai precedenti lavori, che tassello della tua carriera rappresenta?
Ogni lavoro fino ad oggi è stato un tassello di crescita. Questo nello specifico lo sento un tassello maturo. Ho messo insieme esperienze diverse, di studio, di lavoro e di vita. Nel personale, l’ho sentito un film catartico, importante anche per me come persona oltre che come attrice. Sara, il personaggio, è stata come una sorella minore che ho osservato liberarsi da una dinamica di manipolazione, processo che io ho fatto individualmente ma che ho potuto canalizzare con lei e dargli una forma artistica. Meryl Streep durante una notte degli oscars, ricordando Carrie Fisher, ha detto: “take your broken heart, make it into art”, niente più di questo. 
 
Generalmente, quando accetti a scatola chiusa un progetto?
Generalmente devo leggere quel che mi viene proposto. Ci sono alcuni registi emergenti a cui ad oggi ho dichiarato che accetterò tutto e sono Luca di Paolo con cui ho girato da poco un secondo corto dopo “Death Mate” che ha girato per vari festival, Marco Mingolla con cui ho girato il corto “Soubrette” e Julian Grass con cui ho girato il corto “Giustizia all’Italiana”. Quando vedo che ci sono idee coraggiose di base salgo a bordo! 
 
Cosa, invece, ti spinge a rifiutare una proposta di lavoro?
Una sceneggiatura superficiale. Non dico che bisogni affrontare solo grandi temi, anzi! Sono una fan di commedie romantiche e musicals. Penso però che ci siano modi e modi di raccontare l’essere umano e come artisti abbiamo il compito di raccontarne la dignità e offrire al pubblico qualcosa di significativo. Ecco, non posso permettere che il pubblico venga preso in giro. 
 
Come nasce la tua passione per lo spettacolo?
Chi se lo ricorda! Ho ricordi di me da bambina dietro le quinte, ai workshop che frequentava mia madre, al cinema o a casa a vedere un sacco di film. È una passione che è cresciuta e si è rinnovata nel tempo, ancora oggi, soprattutto oggi. Il modo migliore per mantenerla viva è esplorare! Motivo per il quale off set mi potete trovare nei workshop più vari: dal lavoro con la maschera in teatro, al metodo più americano, al movimento, al canto, alla scrittura… esplorare l’inesplorato!
 
Quando hai capito che quella stessa passione si sarebbe potuta trasformare in un vero e proprio lavoro?
Penso di averlo sempre saputo. O meglio, sapevo che avrei fatto questo nella mia vita per cui inevitabilmente sarebbe dovuto essere fonte di guadagno perché non avevo intenzione di abbandonarlo o renderlo part-time. È un lavoro che richiede tempo e non sempre mi posso permettere questo tempo perché insomma, il rincaro spese pesa a tutti e le bollette dalle mie parti non si pagano da sole. Il mio obiettivo è di alimentare questa passione e avere la possibilità di dedicargli sempre più tempo. 
 
Tornando indietro, c’è qualcosa che non rifaresti?
Faccio fatica ad avere rimorsi. Ci sono stati momenti in cui avrei voluto essere più forte e sicura di me, ma d’altronde quello di cui sono certa è che sono sempre stata onesta con me e con gli altri e se era necessario attraversare anche quello stadio va bene cosí, perché mi ha portato ad essere chi sono oggi e finalmente mi sto simpatica.
 
Nella vita di tutti i giorni, quando non lavori, come trascorri la quotidianità?
Pronti per la lista infinita di cose? Partiamo dal presupposto che ho mille idee e tanta energia. Attualmente sono in seconda stesura di un cortometraggio scritto da me e un’opera teatrale insieme a Gemma Costa, attrice e drammaturga. Poi dò lezioni a due giovanissimi attori: Fabrizio Storiale, 11 anni, e Francesco Petit-Bon, 15 anni, che mi danno un sacco di soddisfazioni. Il vero tempo off lo dedico alle mie piante, cerco un contatto con la natura, faccio sport, leggo più che posso, costruisco cose in legno e ovviamente ci sono per i miei amici e la mia famiglia. 
 
Progetti all’orizzonte?
In questo momento sono sul set del prossimo film di Nanni Moretti. Con Mattia Temponi ho firmato la sceneggiatura del suo secondo film in cui mi ha proposto di essere la sua protagonista e aspetto che venga prodotto “Amà” scritto da mia madre Lidia vitale e Gianluca Manzetti. 
 
In futuro, sul fronte professionale ma anche privato, quali altri obiettivi ti piacerebbe raggiungere?
Vorrei esordire alla regia con quest’ultimo corto che ho scritto. È un dramedy che affronta in particolare il rapporto con il tempo e più in grande la morte, in giovane età. Ci sono molto affezionata perché sento che dopo vari tentativi di scrittura in questi anni, questo mi appartiene più di tutti sia nei temi ma soprattutto nei toni. Anche l’opera teatrale tengo molto a portarla in scena, è un sogno di quando ero bambina! A livello personale la crescita artistica rientra ma vorrei trovare un equilibrio con il lavoro per poter viaggiare tanto, che per me è il modo migliore per crescere in tutti i sensi. 
 
 

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