“Brammazzate Bansky” di Profeta:”Contro le bugie dell’arte asservita al politically correct”

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Dinamitardo, corrosivo, irriverente. È Vincenzo Profeta, scrittore visionario e penna apocalittica e tagliente. Dopo aver inaugurato con la Palermo Male, il romanzo ergodico ed esoterico in Italia, è tornato al mondo dell’arte, alla sua vocazione di artista irriverente e anticonformista. Lo fa non solo con le sue opere, promosse dall’attività del Laboratorio Saccardi, ma soprattutto attraverso il suo ultimo pamphlet BR ammazzate Bansky(Gog edizioni). Un’opera che mette alla berlina la mediocrità e le menzogne dell’arte contemporanea e “trashendentale”, asservite al mercato e alle prediche del politically correct. Tendenze riassunte dalla decadenza della street art passata da protesta underground a piagnisteo radical chic.

Come nasce BR ammazzate Bansky?

Nasce da un articolo su L’intellettuale dissidente, contro la street, ma anche semplicemente, perché mi sono accorto di avere moltissimi appunti al riguardo. Il titolo è ispirato al signor Enzo un graffitaro underground che ho seguito per anni, sin dai tempi dell’accademia. Un piccolo mito per chi lo conosce e lo segue e ti assicuro a Palermo lo conoscono in molti. Volevo dare un volto da santo bruto all’unico personaggio che abita questo libricino, in opposizione al mio primo libro la Palermo male che ha un volto luciferino.

Chi è il signor Enzo questo Pasquino della street art che ha trasformato i muri di Palermo in un grande taccuino interiore? E cosa lo distingue dagli street artist che demolisce nel libro?

Il signor Enzo è l’unico graffitaro primitivista italiano. E’ arte perchéè la sua opera è pura poesia. Se ne fotte del sociale non è autoreferenziale, non si è mai firmato. Eppure c’è chi lo riconosce al volo, non ha una tag. Il signor Enzo è tutti e tutti sono il signor Enzo. Tu, io o chi ci sta leggendo, nessuno può dire il signor Enzo l’ho scoperto io, perché lui non vuole essere niente e non ci tiene ad essere scoperto, tranne che per la poesia. 

O MOMA o morte. L’artista svenduto è una decorazione stucchevole del proprio moralismo? E quale dovrebbe essere il vero ruolo dell’artista?

Il vero ruolo dell’artista non c’è. E’ questo il bello di essere artisti che puoi inventartelo, avere un ruolo fa parte di una categoria borghese. La ricerca di un ruolo mi disgusta. E’ uno dei motivi per cui io non voglio essere niente, perché detesto questa società e non perché voglio fare il figo o sono arrabbiato. Ragazzi, guardate fuori dal finestrino e osservate il disastro, esiste solo la poesia e la ricerca della verità, quello sì può aiutarci…

Che ne pensi delle derive post umane e politically correct della scena artistica contemporanea?

Non penso nulla, è solo un altra moda. Il transumano, il postumano e tutte queste cavolate, di cui la gente si riempie la bocca da anni, dureranno molto poco. Il politically correct, come dice Nick Land, è una cattedrale che ci franerà addosso. L’Occidente è spacciato e la sua arte non esiste. Siamo un popolo che non ha più bisogno di arte e poesia ormai. Crediamo di essere macchine, mentre siamo solo morti o zombie.