Céline: Il profeta dell’Apocalisse del Novecento. Intervista ad Andrea Lombardi

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Louis Ferdinand Céline è uno dei maggiori scrittori del Novecento, portatore di due rivoluzioni letterarie che hanno sconvolto per sempre i canoni della letteratura Occidentale con capolavori come Viaggio al termine della notte e la trilogia Allemande. Ma è anche l’autore proscritto e imperdonabile dei pamphlet, il personaggio enigmatico e affascinante delle interviste, il protagonista e il personaggio dei ritratti più effervescenti di chi ha potuto conoscere questa bomba innescata di rancore. Per conoscere tutti i luoghi oscuri e i volti di questo fenomeno letterario abbiamo intervistato Andrea Lombardi che ha curato per Bietti le raccolte “Il profeta dell’Apocalisse” ed “Io sono l’ultimo francese” che raccontano un Doctor Destouches unico, inedito ed originalissimo.

Apocalittico, moralista, anarchico, sopravvissuto. Chi fu realmente Louis-Ferdinand Céline e che ritratto emerge dagli scritti di queste antologie?

Uno dei più grandi romanzieri del ‘900 e un doppio rivoluzionario del linguaggio scritto: per larivoluzione dell’Argot e per la scrittura emozionale. Il suo è stato un lavoro infaticabile sulla parola: l’ha resa tridimensionale pur nella bidimensionalità dell’inchiostro sulla superficie della carta. E poi, per le sue interviste, quelle dall’autoesilio di Meudon in un “Profeta dell’Apocalisse”.

Tra le testimonianze di scrittori del calibro di Rebatet e Junger, quali la hanno colpita di più e quali mostrano di più il vero volto del “Profeta dell’Apocalisse”?

Sicuramente quella di Marcel Ayme.

Nell’introduzione ai saggi parla delle nuove scoperte relative agli inediti celiniani. Può spiegarci meglio la portata di questa scoperta, soprattutto in relazione alla pubblicazione prossima per Gallimard di Guerre?

Proprio in questi giorni è stato pubblicato in Francia il primo di questi manoscritti Guerre. La maggior parte della critica è concorde nel valutare che questo romanzo, pur ritrovato nella sua prima stesura – e sappiamo quante volte Céline riscriveva e correggeva i suoi manoscritti – rappresenti un’opera di grande importanza, al di là del “caso letterario” e come sia superiore a molti dei migliori romanzi contemporanei. E dal momento che stiamo parlando di una bozza scritta circa 90 anni fa, questo è l’ennesima rivincita del genio di Céline. Il quale era un  autodidatta come scrittore, di giorno svolgeva la professione di medico e di notte scriveva forsennatamentevnel suo appartamento di rue Lepic, a Parigi. Arrivò al successo con Viaggio al termine della notte. Così lo ricorda la figlia Colette (1920-2011) in un’intervista inedita in Italia da noi riportata, grazie a David Alliot, in Louis-Ferdinand Céline – Un profeta dell’Apocalisse.

Cosa ne pensa della pulizia etica che ha colpito autori come Celine per motivi ideologici?

Negli anni presenti esiste in effetti una dittatura del chiacchiericcio politicamente corretto e dell’opinione virale di chi non ha la più pallida idea dell’argomento in discussione. Almeno, negli anni passati gli storici dell’arte o i critici letterari di sinistra censuravano od omettevano in tutto o in parte Marinetti, D’Annunzio o Céline, ma se li erano letti tutti.

Vittorio Sgarbi nel suo contributo dice che Céline gli ha insegnato chi sono gli esseri umani. Qual è il contenuto della sua lezione ?

Che essi sono un portafoglio pieno di viscere con dentro un sogno, come scrisse in Voyage.