“Io sono qui. Giuliana Traverso”, il docufilm sulla fotografa delle donne

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Lisa Ghilarducci è Giuliana Traverso-Particolare di scena esterne

Un racconto che si immerge nell’universo creativo di una grande fotografa dallo sguardo libero e visionario, per scoprire un repertorio artistico di altissimo valore e dall’enorme potenza espressiva. Un cortometraggio fra fiction e documentario, per rivivere il difficile percorso di una donna che ha sviluppato un metodo d’insegnamento unico e che ha rivoluzionato il mondo della fotografia. È “Io sono qui. Giuliana Traverso”, il primo docufilm breve dedicato alla fotografa genovese, prodotto da Safiri Film e distribuito da Kahuna Film, presentato ieri a Roma in prima italiana al Festival internazionale della Street Photography. Abbiamo incontrato Samuele Mancini, ideatore e co-regista, insieme a Matteo Garzi, del cortometraggio.

Com’è nata l’idea di dedicare un docufilm breve a Giuliana Traverso?

Ho lavorato con lei come suo stampatore negli ultimi 5 anni, prima della sua scomparsa, un anno fa. È stato per me forse il modo migliore per crescere, per capire cosa sia effettivamente il linguaggio fotografico di base e come questo si debba tradurre in stampa. Lei fotografa e stampatrice analogica (fino a quando ha potuto stampava lei stessa i suoi progetti), io fotografo e stampatore digitale abbiamo unito i due approcci in un’unica voce quella, profonda, delle immagini del suo archivio. La sua è stata una rivoluzione silenziosa e io attraverso questo corto biografico ho voluto raccontarla.

Giuliana Traverso è stata un’artista visionaria e rivoluzionaria, definita “la fotografa delle donne”, eppure poco conosciuta rispetto ad altre fotografe del suo tempo…

Lei come nessun altro ha saputo anticipare tematiche attuali come la questione di genere e l’educazione al guardare se stessi nel mondo tramite la fotografia. Nel 1967 a Genova ha fondato “Donna Fotografa”, la prima scuola di fotografia al mondo per sole donne. Questa esperienza, oltre ad essere rivoluzionaria per l’epoca, è riuscita a sostenere le donne nel processo creativo in un mondo che le isolava. Una rivoluzione discreta, come dicevo prima, ma radicale. Una rivoluzione che ha messo in discussione il sistema maschilista dominante.  Giuliana è stata conosciuta più come maestra che come autrice, nonostante i molti libri pubblicati in vita e numerose opere vintage possedute da prestigiose collezioni di tutto il mondo. Il nome di Giuliana Traverso non appare in quasi nessuna delle più importanti retrospettive di fotografia femminile degli ultimi 10 anni. “Io sono qui. Giuliana Traverso” vuole contribuire a colmare questo vuoto.

 Lei è stato anche uno degli ultimi stampatori della Traverso, che rapporto aveva con lei?

 Un rapporto profondamente umano prima che professionale. Con lei non c’erano troppi giri di parole, ero abituato ad arrivare al centro delle questioni a guardarmi dentro. Parlavamo di fotografia e fotografi italiani oggi famosissimi,  di passione verso le immagini, che era quello che ci univa più di ogni altra cosa. Spesso è stata lei a consigliarmi cosa fare, quale decisioni prendere, sia come ragazzo che come fotografo. È stata per me una figura importante che mi ha insegnato cosa voglia dire essere autore. Mi ha insegnato, penso, tutti i lati di questa attitudine, quelli positivi e quelli negativi.

Nel corto Orietta Bay dice “Giuliana Traverso era una donna libera che voleva sperimentare continuamente”, lei invece cosa vuole sperimentare, cosa crede sia necessario dimostrare con questo progetto?

 Giuliana Traverso è stata una fotografa eclettica e la sua vita ci insegna ad andare oltre, ad uscire dalla comfort zone e mettere in discussione i linguaggi per andare verso altre forme espressive. Al centro dei suoi corsi c’era il linguaggio visivo e la ricerca di uno stile, per rivelare inquietudini e passioni, affinché ogni allieva sperimentasse un proprio distinto modo di guardare. Vorrei rimanesse in vita il suo lavoro, la sua grande visione, il suo coraggio di innamorarsi follemente di visioni, forme, idee, sogni e rispettare questo innamoramento. Il suo archivio è in buona parte ancora da scoprire.

 Il progetto avrà altri sviluppi? Qualche anticipazione sui prossimi suoi lavori?

 In realtà stiamo già lavorando al lungometraggio. L’obiettivo è quello di dedicare alla sua figura un docufilm che possa raccontare l’arte e il valore di questa artista eclettica e visionaria.