Le Parole sospese di “Over Nature”. Intervista a Chiara Dynys

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Ph. di Michele Alberto Sereni

Over Nature è il nuovo lavoro di Chiara Dynys per Palazzo Maffei Casa Museo, un progetto a cura di Gabriella Belli. Mantovana d’origine, la Dynys, artista contemporanea dallo stile eclettico che ha conquistato critica e pubblico esponendo le sue opere in importanti musei e istituzioni culturali pubbliche e private in Italia e in tutto il mondo, ci racconta la sua ultima creazione site specific in esposizione permanente in uno dei palazzi settecenteschi più belli di Verona.

La sua arte sembra tradursi sempre in uno svelamento: ciò che c’è dietro il reale. Una costante ricerca di un “oltre” da attraversare. Qual è il rapporto fra i diversi materiali utilizzati e la sua poetica artistica?

Io parlerei di passaggio, di attraversamento, che è un’immagine che è sempre stata al centro della mia ricerca artistica. Dai miei primi lavori di fine anni Ottanta, inizi anni Novanta, fino al mio lavoro site-specific (2021) per la mostra a cura di Anna Bernardini e Giorgio Verzotti “Sudden Time” a Villa Panza, Giuseppe’s Door. Una porta, costituita da uno speciale vetro opalescente che di giorno cattura la luce e di notte la restituisce, diventa una vera e propria soglia in mezzo a un prato che non ci porta da nessuna parte. Sono questi passaggi metaforici, mi piace pensare di invitare ad attraversare uno spazio che va verso la luce, verso una via d’uscita. Nel muoverci costruiamo la nostra identità. Mi piace giocare in maniera alchemica con la percezione e questa viene sfruttata per creare dei percorsi emotivi che coincidono con l’essenza dell’opera stessa.  Ed è proprio quest’ultima che mi guida nella scelta dei diversi materiali. Utilizzo quei media che di volta in volta sono in grado di esprimere al meglio l’idea che ho in mente.  Credo sia questa l’essenza dell’arte contemporanea: gli artisti non sono più riconoscibili da una serialità di forma e materia ma da quel concetto che, nonostante trovi espressioni differenti, rimane l’anima e il linguaggio costante della loro poetica.

Ci racconti Over Nature, il suo ultimo lavoro per Palazzo Maffei Casa Museo.

Over Nature è un lavoro che ha avuto una lunga genesi e dei lunghissimi tempi di preparazione. Dopo che sono stata invitata dalla famiglia Carlon a realizzare questo progetto site-specific per Palazzo Maffei, ho progettato, con la preziosa guida dell’illuminata curatrice Gabriella Belli, un’installazione che, pur interagendo con le preesistenze, mantenesse una sua identità specifica. Perché questo dialogo fosse possibile – e questo si ricollega con la sua domanda precedente – ho infatti utilizzato diverse tecniche. Ho scelto di costruire delle griglie leggere in acciaio, realizzate con una particolare tecnica a incastro che le fa sembrare quasi dei gioielli. I due aforismi di Goethe sono stati realizzati – ricalcando la mia calligrafia – con un vetro cangiante, in blu e in rosa, e appaiono quasi “aggrappate” alle due reti dorate. È un vetro molto particolare, ed è stato quasi inventato appositamente per questo lavoro. Grazie a queste sue caratteristiche, le parole al passaggio mutano il colore nella loro desinenza, quasi fossero parole sospese e in continua trasformazione cromatica al nostro passaggio. L’idea di attraversamento, di partecipazione, di interazione è sempre presente, però in questo caso la declino in maniera differente: mentre il fruitore si muove percepisce il colore mutare come fosse un’onda.

Con Over Nature è entrata in contatto con un paesaggio settecentesco preesistente all’interno di un’ambientazione storica, quale la sede di Palazzo Maffei. Qual è stato il suo primo approccio da artista contemporanea?

Ho da sempre avuto una grande fascinazione e una grande attrazione per la storia dell’arte sia antica che contemporanea; nei miei lavori ho spesso interagito, in diverse modalità, con i grandi maestri del passato o con degli spazi storici. Potrei citarne molti, tra i quali San Nicola (2013) progettato site-specific per la mia mostra personale al Museo Poldi Pezzoli di Milano dove ho messo in scena un dialogo serrato con l’opera ivi custodita, il San Nicola da Tolentino, capolavoro del maestro rinascimentale Piero Della Francesca…

In questa sua opera sembrano interporsi tre linguaggi diversi, il suo a quello dell’affresco, e la lingua di Goethe di cui ha scelto due frasi in particolare: “L’infinito nasce dalla natura, da qualunque parte la si guardi”, in tedesco, e “Per comprendere che il cielo è azzurro ovunque non c’è bisogno di fare il giro del mondo”. Com’è nata questa connessione?

A dire la verità sono presenti quattro linguaggi differenti; l’iconografia arcadica dell’affresco settecentesco è ispirata all’Eneide virgiliana e si viene così a creare un intreccio ancora più fitto tra arte figurativa e letteratura. Sono vari i motivi per cui ho pensato al poeta tedesco. Mi sono lasciata ispirare dal luogo magico in cui si sarebbe trovata l’installazione: Verona, città amata da Goethe quando ebbe modo di visitarla in occasione del Grand Tour. Soprattutto, però, a farmi connettere con lui sono stati i suoi scritti, e negli Aforismi sulla Natura ho trovato la fonte per quelle frasi che ho apposto su quella natura affrescata a Palazzo Maffei, creando così una finestra sopra la stessa natura, che, come dice Gabriella Belli restituisce un paesaggio con uno straniamento quasi dechirichiano.

Sono tante le personali e le collettive in Italia e nel mondo che la vedono protagonista. Quali sono i prossimi progetti? Su cosa sta lavorando attualmente?

Per il prossimo futuro ho in serbo una mostra al MA*GA di Gallarate, un progetto molto interessante che ho ideato di concerto con il curatore Alessandro Castiglioni e che vedrà, accostati a quattro miei cicli di lavori, quattro film che gli sono in qualche modo collegati.  L’inaugurazione – in occasione della riapertura di Palazzo Fortuny- della mia installazione dei libri di vetro Enlightening Grimoires, a cura di Gabriella Belli, sarà l’evento pubblico centrale del prossimo anno, durante il periodo della Biennale. Questi libri sono un’evoluzione “magica” dei libri di vetro colorati Più luce su Tutto (2010) e opalescenti Enlightening Books (2019). Ci sarà anche un mio intervento nella mostra Glasstress con la Fondazione Berengo. Per quanto riguarda le gallerie private farò una grande mostra personale presso la Cortesi Gallery Milano.

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