Sergio Brambillasca: “Vivo nell’Arte, dove il tempo non ha misura”

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"No. Condanniamo la vilen za sulle donne" di Sergio Brambillasca

Chi osserva intravede nei suoi dipinti le atmosfere più suggestive in continua interazione con il proprio io emotivo. Trascinatore della sua impronta nella sfera dell’Arte contemporanea, Sergio Brambillasca, nasce a Vimercate nel 1963, frequenta il liceo artistico di Bergamo e dopo averlo abbandonato si iscrive all’istituto tecnico di Monza, dove apprende l’equilibrio e la simmetria delle diverse forme geometriche. Frequentando gli studi tecnici di architettura, trova spazio nell’ambito del fumetto, opera nel settore pubblicitario in modo indipendente e pubblica satira politica su quotidiani nazionali. 

“Da piccolo ho sviluppato la mia manualità attraverso l’arte del fumetto oppure ritraendo le persone che vivevano sotto il mio tetto, tutto ciò che era giornaliero diventava sintomo di esercizio: un piatto, un bicchiere, una bottiglia. Successivamente iniziai a sfogliare bramosamente libri di disegno, e provai, per la figura umana in particolare, un forte interesse. Ricordo inoltre, come l’odore dei colori a olio e la tavolozza, con quella sua forma strana, mi affascinassero intensamente. A quei tempi frequentavo le medie e dipingevo i primi quadri che portavo a mia zia Carla, lei li comprava ed io rimanevo estasiato da questo gesto. La pittura è sempre stato un momento particolare della mia vita, non ho mai dipinto a macchina come molti artisti, ho sempre ricercato nel dipinto un significato e una trasposizione del mio io. Ci sono momenti, attraverso i quali, la vista di un oggetto o di una o più persone, scaturisce in me una sensazione particolare, e so per certo, in quell’esatto frangente, che nasce il mio dipinto. Ed è solo attraverso il disegno ed i giusti colori, che il mio immaginario sarà finalmente trasfigurato in un’opera.”

Sergio Brambillasca è presente sulla scena artistica da molti anni, nella composizione delle sue opere utilizza materiali e tecniche di diversa natura: olio, acrilico, grafica elettronica, scolpisce e lavora la materia per dar forma alla scultura. Nell’ambito sacro è permanente una sua opera presso la chiesa di Sant’Eusebio ad Agrate Brianza, intitolata “Maddalena”.

“Il disegno per me è molto importante. In età matura penso che il disegno debba essere fondamento di comunicazione e divulgazione di pensiero, e non invece riproduzione o copia di un qualcosa che rappresenti un oggetto. Uno strumento importante che serva a sensibilizzare la gente, porre delle domande, comunicare situazioni che sfuggono ai più. Il disegno deve fissare un’immagine nella mente, e se attraverso lo stesso saremo riusciti a raggiungere il prossimo allora avremo creato una comunicazione, un ponte, sorretto da menti e legato da tratti.”

Una pittura che è una finestra aperta sul mare dei sentimenti e delle emozioni. Un connubio di passione e competenza.  La sua è arte che legge la complessità del reale e la sintetizza, la costringe quasi a perdere una serie d’istanze che l’immagine reale ha, in favore di una riduzione. Nelle sue opere interroga e indaga limiti, funzione, significato della pittura. Creando dei veri e propri palinsesti sociali, con più livelli di lettura. Analizza il mezzo ma anche il supporto e le sue componenti.

 “L’infinito è ciò che mi attrae in modo particolare, ciò che mi fa pensare, mi fa studiare, progettare un Dipinto, perché la voglia di conoscenza e questa angoscia protesa all’infinito al soppesare questo mondo che non si sa se finisce – ma, se finisce, al di là chissà cosa c’è –, è proprio ciò che io rappresento nei miei Dipinti, dove traccio un rettangolo entro cui serrare le mie inquietudini. Vi inserisco poi le figure, i profili che entro il Disegno esprimono un giudizio: questi profili osservano per noi ciò che di negativo esprime la narrativa; io conferisco a questo mio rettangolo, quindi, la funzione propria di una sorta di contenitore, poiché è questo contenitore che mi angoscia, ed è lui stesso che continuo a rappresentare ed a tentare di comprendere. Vorrei poter capire al di là di questo contenitore cosa c’è, cosa è riservato per me, per noi tutti; una domanda che mi pongo tantissime volte pur consapevole che poi fondamentalmente non potrò mai rispondermi, è proprio quella di sapere cosa ci sia di là oltre il riquadro, oltre la tela: nella mia spiritualità, vorrei dare un segno, un significato cosciente, ad ogni Segno, a questo contenitore che poi alla fine non è nient’altro che noi, le nostre case, tutto ciò che ci circonda, contenitore di noi stessi ma anche colore in sé che contiene i pigmenti, e i pigmenti contengono ancora la materia, poiché non esiste la non-materia perfino nel buco nero – se ne parla tanto, ormai -, dove si dice ci sia un trapasso su altri mondi pur essendovi composizione di materia. Oltre l’ignoto e l’infinito, la materia stessa, che cosa ci sarà? Una domanda infinita. Ci sarà il finito, al di là dell’infinito? La mia tragedia, la mia angoscia, è questa sospensione. Ecco perché esprimo sempre, quando dipingo, l’azzurro: perché l’azzurro per me significa il cielo e l’infinito, il mare perché il mare è puro, la donna perché la donna rappresenta la vita, creatura fondamentale di cui noi abbiamo bisogno, e l’amiamo, l’ammiriamo, le dobbiamo rispetto.”

Di recente nel suo percorso artistico affonda gli studi nell’Arte concettuale, utilizzando come mezzo espressivo il simbolismo. Un anno fa, dopo la conoscenza con Massimo Beccaria, Direttore Artistico e Co- Founder di Bereve, un’azienda di orologi d’alto pregio, Brambillasca inserisce un suo dipinto di Marilyn all’interno di un quadrante d’orologio. Inizia così una splendida collaborazione tra arte e manifattura, un percorso durato un anno, partito dalla progettazione dell’orologio fino alla sua presentazione. La location dell’evento fu Milano, punto focale per l’Arte, in particolar modo i Navigli, luogo dove l’Arte è sempre stata importante e dove molti artisti hanno vissuto le loro maggiori esperienze. La Galleria d’Arte Arcadia Art Gallery è il luogo dove sono state proiettate le immagini, con la musica di Gabriele Brambillasca, la voce narrante di Federico Caloi e Grazia Lissi, regista dello spot narrante l’unione tra arte e manifattura. La scelta di dipingere Marilyn in modo diverso è stata dettata dalla riconoscibilità di un’icona per eccellenza.

“L’evento relativo al progetto “A Lei”, il primo nel suo genere, oltre ad essere un importante sodalizio tra manifattura e arte ha voluto sdoganare la pittura portandola al di fuori delle gallerie, all’esterno, dove l’artista può comunicare le proprie opere attraverso la proiezione sugli edifici: ove può raccontare, dire, creare. Dando così visione delle sue creazioni ad un pubblico più vasto, e non limitando la vista delle stesse a chi ha interessi solo per l’arte, dove, all’interno delle gallerie e dei social dedicati, non si riesce ad arrivare al grande pubblico. Ecco perché bisogna dar voce all’arte in questa nuova forma di espressione, portare le opere sugli edifici attraverso le proiezioni, dove chi vede e ascolta, viene raggiunto dal messaggio che l’artista vuole esprimere. Sono il primo ad aver dato il via a un evento di questo genere, e sono sicuro che molti artisti ne prenderanno esempio, per raccontare e sensibilizzare il pubblico in modo più concreto. Io mi auguro di aver aperto la strada a un qualcosa che possa lasciare un segno nell’espressione artistica.”

Sempre attento alle problematiche sociali, in particolare alla lotta contro la violenza sulle Donne, Brambillasca ha omaggiato l’Unione Nazionale Vittime UNAVI, con una sua opera la cui miniatura del dipinto si trova, nel quadrante di un orologio di alta manifattura Svizzera, un quadro, simbolo contro la violenza. “NO. Condanniamo la violenza sulle donne” è anche il titolo di una sua opera che attraverso i simboli in essa contenuti vuole richiamare l’attenzione su un problema, tragicamente sempre attuale, che tormenta la nostra società. Il soggetto femminile è rappresentato da una donna comune, che insieme alle tre scarpe simili, rappresenta l’uguaglianza tra donne di qualsiasi religione, etnia o stato sociale. La rappresentazione della lacrima, nel quadro, identifica la figura di Dio. Nei secoli, artisti più o meno noti, l’hanno rappresentato donandogli l’aspetto a loro più sentito. In questo dipinto il richiamo a Dio è rappresentato attraverso un sentimento, il dolore. Il muro, infine, rappresenta la materia innaturale degli elementi urbani e il sangue, il compimento dell’atto finale, La tragedia.

Del suo operato artistico hanno scritto critici e storici d’Arte, tra cui Paolo Levi, con il quale ha collaborato alla composizione della prima e unica mostra di livello internazionale che unisce critico e artista, una mostra sulla spiritualità, evocatrice di problematiche quotidiane ed eventi drammatici che accadono nel Mediterraneo. Riconoscendosi entrambi nelle medesime radici culturali libertarie, Brambillasca e Levi, hanno realizzato 21 composizioni su carta dove singolarmente convivono l’immagine pittorica e tre versi del Critico d’Arte in veste inedita di Poeta “Epico”. Il tema affrontato è dedicato alle tragiche vicissitudini sul mar Mediterraneo di migliaia e migliaia di migranti che non sempre riescono a raggiungere, vivi, le sponde delle rive civili dell’Europa Occidentale molti finiscono annegati, donne, uomini e bambini, oppure approdano sulle Italiche coste ma anche respinti senza pietà. Le opere grafiche di Brambillasca e i versi di Levi rifiutano ogni tipologia di retorica espressiva optando per una profonda essenzialità. Poesie e immagine rendono omaggio alle vittime innocenti di questo Secondo Olocausto.

Sono orgoglioso di questo rapporto con Paolo, Letterato, Storico dell’Arte che stimo profondamente; amante dell’astrazione, egli riesce sempre a trovare un’infinitesimale chiave d’astrazione anche nei miei geometrici Disegni, rammentando che essi raccontano dell’infinito, e parlano di qualcosa che si trasformerà in ciò che è; di ciò che io stesso, padre del Romanticismo moderno dell’Arte visiva in Italia.”

Artista di carisma, Brambillasca nelle sue opere lascia spazio a grandi respiri sottolineati da spazi rivoluzionari di immagini senza tempo. C’è una coerenza rappresentativa tale da annientare i limiti del tempo. L’impianto figurativo scava in fondo ad ognuno di noi, facendoci domande, scoprendoci vicini, insegnandoci quello che non sapevamo di dover dire. Un viaggio autentico, introspettivo, dove “l’Arte vive in un tempo che non ha misura.”