David 2021, spazio alla regia al femminile

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Ulteriore testimonianza di resilienza da parte degli operatori cinematografici in tempo della pandemia, nella sessantaseiesima edizione dei David di Donatello, la cui cerimonia di premiazione verrà trasmessa su Rai1 l’11 maggio prossimo, dagli Studi Fabrizio Frizzi di Roma. Con le sale chiuse, molti distributori hanno portato i loro lavori sulle piattaforme digitali; gli stessi che l’Accademia del Cinema Italiano ha ammesso alla competizione per far sì che nessun prodotto fosse privato della possibilità di concorrere per l’ambito riconoscimento. Lo ha sottolineato Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia, durante la videoconferenza di presentazione, annunciando altresì che l’attuale edizione del premio può essere considerata un evento dai grandi numeri, avendo registrato una percentuale di votazioni del 90%, con una giuria di ben 1578 membri, che si è espressa attraverso la piattaforma del Premio. Elevate le percentuali anche per la cinquina del David Giovani, votata da 106 scuole, con un record di voto da remoto anch’esso pari al 90%. Incetta di consensi per i primi tre film in nomination, a partire da “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, al vertice con 15 candidature (tra cui film, regia, attore protagonista Elio Germano), seguito da “Hammamet” di Gianni Amelio con 14 (tra cui regia e attore protagonista Pierfrancesco Favino) e “Favolacce” di Fabio e Damiano D’Innocenzo, 13 (con film, regia, sceneggiatura originale e attori non protagonisti).

Ma il David 2021 sarà ricordato come l’edizione che ha dato maggior valore alle regie al femminile, con in testa Susanna Nicchiarelli, che ha ottenuto 11 candidature per “Miss Marx”, ed Emma Dante, 6 nomination per la saga familiare “Le sorelle Macaluso”. Altre due donne in testa alla categoria “Miglior regista esordiente”, con Ginevra Elkann e Alice Filippi, e le rispettive opere prime “Magari” e “Sul più bello”, che dovranno vedersela con Checco Zalone (“Tolo tolo”), Pietro Castellitto (“I predatori”) e Mauro Mancini (“Non odiare”).

Candidatura postuma per Valentina Pedicini nella sezione “miglior documentario”, per il suo ultimo lavoro “Faith”. ”In 66 anni di storia del David, solo due volte una donna ha vinto per il miglior film e mai per la regia – ha sottolineato la Detassis – Bisogna produrre, finanziare e distribuire più film di donne, una cosa chiesta anche da registi uomini; e la sensibilità è forte anche da parte degli autori. Noi abbiamo dato un segnale, col 30% di donne nella giuria composta dai vincitori delle passate edizioni e un 37% nella giuria di “Cultura & Società”. Un passo alla volta, arriveremo ad una situazione di equità”.

L’avanzata femminile tocca anche altri settori delle nomination. L’icona del cinema italiano Sophia Loren è tra le migliori attrici protagoniste per “La vita davanti a sé”, seguita da Vittoria Puccini (“18 regali”), Micaela Ramazzotti (“Gli anni più belli”), Alba Rohrwacher (“Lacci”) e Paola Cortellesi (“Figli”).

In corsa per il miglior attore, oltre a Favino e Germano, anche un inedito Renato Pozzetto, in veste drammatica in “Lei mi parla ancora” di Pupi Avati, Kim Rossi Stuart (“Cosa sarà”) e Valerio Mastandrea per “Figli”. Padrone di casa della premiazione sarà ancora una volta Carlo Conti, che lo scorso anno ha condotto l’evento in studio e senza pubblico. “A distanza di un anno – ha dichiarato – per la mia sesta volta da cerimoniere, la speranza è quella di fare un passo avanti ed avere almeno un po’ di cinquine presenti in studio, per dare maggior lustro a questo premio che è il più importante del nostro cinema e uno dei più seguiti al mondo. Stiamo lavorando in tal senso”.

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