“Le gemme del Vesuvio”, tradizione maccaronara e innovazione aeronautica

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Sinonimo di napoletanità in tutto il mondo, saporita e fotogenica, la pasta seduce gli italiani confermandosi la vera diva di questa pandemia. Una diva che fa scintille in tavola al punto che un sondaggio rileva che il 40% degli italiani prende per la gola il partner come più elementare mossa della strategia della seduzione. Una diva sensuale, come testimoniava l’immagine di Eva Herzigova in topless pubblicata dal calendario Pirelli alle prese con una manciata si spaghetti, sogno erotico-gastronomico che ha condito la fantasia di milioni di uomini, associandola al senso del gusto e alla napoletanità. Succede così che una decina di anni fa l’antica tradizione dei maestri “maccaronari” incrocia la tecnologia. La incrocia grazie alla famiglia Fornaro, da circa quarant’anni titolare di ArTer, un’azienda meccanica di alta precisione per la componentistica aeronautica e ferroviaria e per la manutenzione di impianti per pastifici. Dal desiderio di avere un impianto che producesse pasta di qualità, nasce Grania. L’obiettivo è produrre i “maccaroni”. Ad avviare l’impresa è un giovane ingegnere, Arcangelo Fornaro, ultimo rampollo della famiglia, che preferisce spaghetti e rigatoni alla meccanica di precisione.

Com’è iniziata quest’avventura?

“L’arte di produrre pasta ci ha sempre accompagnati. Ci siamo perciò detti: perché non mettere tutto il nostro know how tecnologico proprio del settore aeronautico a servizio della produzione di pasta artigianale? Così sono nate Le gemme del Vesuvio, una pasta in cui tradizione maccaronara e innovazione aeronautica si sposano per dare vita a un prodotto 100% made in Italy, dalle semole di grano duro solo italiane alla trafilatura in bronzo, dall’impasto delicato all’essiccazione lenta (dalle 19 alle 56 ore) ed a basse temperature (inferiori ai 50°C). A queste caratteristiche negli ultimi anni abbiamo dato una grande innovazione con una linea eccezionale ed unica al mondo: NutraVita. Con questa linea produciamo paste buone ma anche funzionali alla salute dell’uomo, in particolare una pasta alle alghe con alto contenuto di iodio, paste alla patata viola con alto contenuto di antociani, pasta alla Maca, energizzante naturale, e paste alla Caigua che riduce il livello di colesterolo negativo”.

I dati sul consumo di pasta sono più che soddisfacenti. Anche in tempi di lockdown. Lo conferma

“Per le paste industriali di basso costo e qualità certamente i dati sulle vendite di pasta sono soddisfacenti, purtroppo tutte le imprese artigianali che fanno della qualità il loro punto forte sono in grandissima difficoltà. Questo è conseguenza del fatto che le grandi industrie si rivolgono alla Gdo mentre le aziende artigianali si rivolgono ai canali Ho.Re.Ca. e piccolo dettaglio che vertono in un stato di profonda crisi da Marzo oramai a causa del Covid”.

Pasta liscia o corta? A Report gli chef hanno sostenuto di preferire la corta. Che ne pensa

“Penso che il forte consumo della pasta rigata nasca dall’esigenza di far legare il sugo alle paste industriali molto più vendute di quelle artigianali che invece hanno nella rugosità e porosità due caratteristiche principali. Però, come si suol dire, dove c’è gusto non c’è perdenza, per cui perché non anche le paste rigate?”.

Qual è il mercato della sua pasta? 

“Come per tutte le aziende artigianali i nostri mercati di riferimento sono quello della ristorazione, eventi e delle gastronomie di qualità, purtroppo in difficoltà. Auspichiamo la ripresa di questi mercati e soprattutto un supporto più consistente da parte del Governo centrale”.

Quali aiuti potrebbero essere messi a disposizione delle aziende artigianali come la sua? 

Le nostre aziende vivono di lavoro e per il lavoro e non necessitano di sussidi ma di politiche attive. Purtroppo in tutti i decreti attualmente pubblicati si è data importanza alle categorie principalmente colpite ma si sono tralasciate tutte quelle strettamente correlate ed inoltre, quanto è stato fatto, non basta ad assicurare la sopravvivenza di tantissime aziende. Questo è un momento in cui c’è bisogno di unità, coesione, proposte e soluzioni. In pratica significa incentivi a tutta la catena distributiva e ristorativa all’acquisto di prodotti artigianali tipici 100% italiani; strumenti di supporto innovativi (non fiere o altri eventi in presenza che al momento non sono pensabili) per le attività di promozione del made in Italy su canali internazionali; decontribuzione e detassazione per le aziende in difficoltà da bilancio 2020 rispetto al 2019 4. Infine, incentivazione dell’avvio ed utilizzo di canali di vendita e-commerce”.