
La Galleria Rubin inaugura domani 15 novembre una personale dell’artista Massimo Giannoni, dal titolo La via dell’orto, a cura del professor Paolo Biscottini.
Massimo Giannoni, classe 1954, arriva a questa personale dopo avere collezionato numerose esposizioni d’importanza nazionale e internazionale – in questa sede ci basterà citare la sua presenza alla Biennale di Venezia del 2011.
La pittura di Giannoni si concentra sugli ambienti e non sulla figura umana, sapendo parlarci però allo stesso tempo dell’uomo e del tempo che passa inesorabile. “Gli oggetti rimangono, gli esseri viventi no”: è proprio questo quello che l’autore sembra comunicarci, attraverso grandi tele a olio che rappresentano biblioteche o interni di palazzi storici.
Il tema della biblioteca è molto importante: attraverso il libro infatti la tematica del tempo che scorre e del presente che fugge si fa ancora più forte, essendo i libri il simbolo della storia che si estingue. Questi volumi sono centinaia, migliaia, tutti ammucchiati sugli scaffali. Nessuno li sfoglia, l’uomo se ne è andato, mentre loro sono rimasti a richiamare un’epoca scomparsa.
La tecnica dell’artista accentua ancora maggiormente la tematica, facendo uso di uno stile sfumato e composto da una tavolozza di cromie ocra, ovattate, sbiadite, che ci catapultano intensamente dentro questa atmosfera, la quale sta in bilico tra la realtà e la visione.

Prendiamo per fare un esempio il dipinto che rappresenta la Biblioteca Teresiana di Mantova, dove troviamo in primo piano due grandi mappamondi, poi in secondo una scrivania. Il tutto è circondato dalle librerie piene di volumi. In questo caso il colore è sulla tendenza rossa, con deviazioni sul viola e la tecnica è ancora meno netta che in altri dipinti. Sembra quasi un’istantanea ritrovata nascosta chissà dove dopo anni e anni, e che è tornata tra noi senza avere potuto resistere alle incurie del tempo. Un lampadario illumina la sala, ma anch’esso è sbiadito, come a volerci ricordare un’epoca fastosa, una lussuosa stanza in passato popolata di uomini e donne che adesso non ci sono più, proprio perché l’oggetto resiste, l’essere vivente no: è questa la lezione di Massimo Giannoni.













