Questi inconsolabili figli del nostro tempo

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Inconsolabili, questo è il titolo di un volume di racconti ispirati a storie vere che hanno per protagonisti un significativo campionario di giovani d’oggi, vittime della profondissima crisi che sta attraversando la famiglia italiana.

Esso rappresenta il seguito de Il delirio e la speranza. Storie di padri separati, uscito nel 2012 (anch’esso curato da Miriam Pastorino), il cui fortunato percorso ha già dimostrato l’importanza della narrativa sociale per comprendere la portata devastante di una delle principali emergenze del nostro tempo, quella che forse più di altre può condizionare il nostro futuro.

Peculiarità di tutti questi racconti è il tipo di approccio alla drammaticità delle situazioni presentate. Un approccio che definirei moderno  in quanto, pur evitando la denuncia esplicita e il giudizio morale tipici della narrativa sociale classica, riescono ugualmente a far scattare riflessioni e ripensamenti nei confronti di chi, limitandosi a seguire modelli di comportamento ormai consolidati, legalmente riconosciuti e quindi divenuti prassi comune, causano terribili sofferenze a loro stessi e, ancor più, a coloro che hanno deciso di mettere al mondo.

Non possono essere senza conseguenze le scelte di chi ha ispirato la propria vita al mito della libertà illimitata o di chi, seguendo acriticamente una delle mode più accreditate del nostro tempo, ha creduto che la felicità corrispondesse al carpe diem di oraziana memoria, giacché non saper rinunciare a tutte le sirene del godimento momentaneo, senza alcuna considerazione del domani, porta a una pesante resa dei conti che graverà soprattutto sui figli. Ai quali, peraltro, non sarà neppure concesso di assaggiare lo zucchero delle promesse ingannevoli perseguite dai loro genitori.

L’incapacità di amare è la caratteristica saliente di Giorgetto, il professionista di successo di Pugno chiuso, il quale, in un raro momento di sincerità con se stesso, si identifica nello sbandato incontrato sul treno, un giovane che si fa chiamare Lucifer e che si diletta a sventrare le poltroncine imbottite di un vagone.

La consapevolezza del proprio fallimento esistenziale è quella a cui perviene Lara, la protagonista di Disposizioni testamentarie, dopo aver ascoltato l’amara confessione della madre morente, una donna che, dal rifiuto di una seconda maternità e dalle incomprensioni e tensioni che ne deriveranno nel rapporto col coniuge, ha segnato il destino drammatico della sua famiglia.

Le violenze domestiche e la catastrofe finanziaria sono quelle a cui va incontro Emilio, uno dei personaggi che troviamo nel racconto Da Warda a Rosa, figlio di una sessantottina dal comportamento disinvolto e irresponsabile, la cui identità incerta lo porta ad assumere il nome di Ziad e a sposare una straniera tanto enigmatica quanto perfida.

Queste e altre, tutte diverse ma parimenti segnate dal peso negativo di un futuro irrimediabilmente compromesso, sono le sorti degli “inconsolabili”, figli del tempo del malessere.

(InconsolabiliVite sconclusionate al tempo dell’irragionevolezza e della paura, volume di autori vari a cura di Miriam Pastorino, pag. 216, Ediz. Tabula Fati, € 16,00).

Miriam Pastorino, presidente dell’Associazione Voltar Pagina, attiva da molti anni sulla scena culturale genovese, è la curatrice del volume e l’autrice di uno dei racconti in esso contenuti. Suoi altri racconti contenuti ne Il delirio e la speranza e autrice del volume Orfani e altre storie crudeli.

Altri autori: Dionisio di Francescantonio, Barbara Marugo, Maria Cristina Morsia, Rossana Tasselli, Fabrizio Fratus, Elisabetta Ali, Leyla Ziliotto, Roberto Manfredini.

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Ha contribuito allo sviluppo di un dibattito scientifico e letterario sul neodarwinismo e la pornografia sviluppando diversi concetti antimodernisti e a favore dell’ideologia comunitarista basato sull’idea di un ritorno ad una vita sociale di tipo organicista in opposizione al modello dominante dell’individualismo, contribuisce a sviluppare un nuovo paradigma di vita comunitaria grazie alla decrescita felice, all’economia dell’autoconsumo partendo dal pensiero aristotelico in cui la famiglia è il centro della comunità. Si oppone fortemente al consumismo e al modello capitalista di tipo anglosassone. Convinto che presto vi sarà un ritorno al valore della famiglia naturale e alla vita comunitaria a causa della fine del ciclo economico denominato post-industriale. Sia la visione antidarwinista come quella sulla pornografia sono interpretazione per cui l’uomo viene condotto a una vita di tipo individualistica ed egoistica assolutamente da rigettare.

2 Commenti

  1. Sono i frutti della guerra che la massoneria conduce da anni contro la famiglia e la morale cristiana. L’articolo dimostra peraltro la pochezza dell’autore, che confessa di apprezzare l’approccio ignavico della scrittrice , definendolo addirittura “moderno in quanto, pur evitando la denuncia esplicita e il giudizio morale tipici della narrativa sociale classica”. La semplice testimonianza del male senza un morale che lo condanni secundum rationem oltre che inutile è tantopiù dannosa.

    • Il compito della letteratura non è di emettere giudizi ma di suscitare pathos e commozione (lo diceva Benedetto Croce ma addirittura anche Aristotele nella sua “Poetica”). Però suscitando pathos e commozione in ciò che racconta induce il lettore, come avviene nel libro recensito, all’indignazione e al rifiuto di certe realtà oggi date per “normali”. Prima di parlare di ignavia degli autori dovrebbe leggere il libro. Provi a leggerlo e poi vedrà che rettificherà il suo giudizio.

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