2 agosto ’80: tutti i segreti sulla strage di Bologna

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97888619078812 agosto 1980. Il tempo si ferma a Bologna. Le lancette cristallizzate dell’orologio della facciata ovest della stazione centrale segnano le 10.25. A quell’ora si consuma una delle più sanguinose stragi di questa repubblica.

Sono passati trentasei anni. Per viaggiatori e pendolari di oggi il vecchio orologio è ancora lì. Fermo nell’attesa di segnare l’ora giusta, quella della verità. Ma come fare a rimettere in movimento gli ingranaggi della storia in pausa da decenni? 

L’impulso arriva da una recente pubblicazione. “I segreti di Bologna”, il libro scritto a quattro mani dal giudice Rosario Priore e dall’avvocato Valerio Cutonilli che cerca di gettar luce su una delle stagioni più controverse della storia d’Italia.

Il teorema investigativo muove da un dato inconfutabile. A Bologna, quella maledetta mattina, sono morte ottantacinque persone ma i cadaveri che giacciono sui tavoli freddi della sala mortuaria sono solo ottantaquattro. Ne manca uno. Quello di Maria Fresu, giovane mamma sfortunata, “disintegrata” dall’esplosione secondo la versione data in pasto alla stampa. Caso chiuso. Sinora.

Abbiamo ricostruito la scena del crimine – racconta l’avvocato Cutonilli – ed abbiamo scoperto che la Fresu era collocata in un’area lontana dall’esplosione più di cinque metri, distanza che rende dal punto di vista scientifico insostenibile la tesi della disintegrazione”. Negli elaborati dei periti della strage di Bologna, infatti, vengono delimitate una serie di aree in base agli effetti prodotti dall’esplosione sui corpi delle vittime e “la signora – osserva Cutonilli – risulta collocata non nell’area più prossima alla detonazione, dove i corpi sono comunque rimasti sostanzialmente intatti, ma si trovava ancor più lontana”.

Accanto a Maria, che attende il treno per le vacanze estive, ci sono altre tre donne. Anche questo è agli atti. “La figlia di tre anni, Angela, muore per la rottura dell’osso del collo, un’amica muore per fratture multiple e la terza, addirittura, sopravvive. Si chiama Silvana Ancilotti ed è lei a dichiarare alla polizia ferroviaria l’esatta collocazione della Fresu”, spiega Cutonilli. Del gruppetto, solo Maria, viene inspiegabilmente smembrata sino alla disintegrazione.

La bizzarra teoria della “disintegrazione” verrà poi superata con un’altra ricostruzione quando, improvvisamente, spunta un lembo di faccia di donna. E’ di Maria dirà una perizia. Resta comunque un corpo quasi completante mancante che, come sostenuto dagli autori, non può essersi polverizzato. Inoltre, quel frammento di epidermide, si scoprirà poi, non ha neanche lo stesso gruppo sanguigno della donna scomparsa (all’epoca l’esame del dna ancora non esisteva, ndr). Ma allora di chi è?

A Bologna, a questo punto, c’è un corpo in meno. E una vittima in più di cui non conosciamo le generalità. Queste conclusioni sembrano indicare nella direzione dell’inquinamento della scena del crimine, raggiunto attraverso l’occultamento del corpo della povera Maria.

Ma allora, se lo scenario cambia, con esso potrebbero crollare deduzioni investigative, perizie e condanne.

Valerio Cutonilli
Valerio Cutonilli

Il libro finisce così, con un nuovo punto di domanda. Chi è l’ottantaseiesima vittima di Bologna? Perché la presenza di questa misteriosa donna andava nascosta? Non esistono risposte giuste quando le domande sono sbagliate, e Cutonilli si augura che gli interrogativi emersi “siano il punto di partenza della ricerca della verità”. La legge del contrappasso vuole che, in seguito all’uscita del libro, le accuse di depistaggio sono state rivolte contro gli autori. Per Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna e deputato del Partito Democratico, il giudice Priore “deve stare attento perché da ieri è passata la legge che ha istituito il reato di depistaggio e potrebbe essere chiamato a rispondere, dalla magistratura, di tutte le sue stupidaggini su Bologna”.

Al parlamentare, dalle colonne de Il Fatto Quotidiano, fa eco Riccardo Lenzi che scrive: “… E’ bene pertanto ricordare a tutti, come ha giustamente fatto Paolo Bolognesi, che da qualche giorno esiste il reato di depistaggio: la magistratura ora ha l’obbligo di perseguire i diffusori di menzogne … La sanzione minima, per quelli come Priore, sarebbe non essere mai più accolti a Bologna. E non comprare i loro libri”.

Dall’ala del centrodestra, invece, il senatore Quagliariello, dopo l’uscita del volume ha osservato che “su atti che potrebbero aiutare a ricostruire quanto accadde nella terribile estate del 1980 che ha insanguinato l’Italia, grava ancora un assurdo segreto. Evidentemente il desiderio di giungere alla verità è meno impellente del timore di dover ammettere di aver propagandato per decenni tesi a dir poco fantasiose”.

Il dibattito è aperto. Tic. Tac. Il rumore delle lancette si sente da lontano. 

2 Commenti

  1. Certo che quel sig. Bolognesi non pare interessato proprio a scoprire se c’è qualcosa di nuovo su cui indagare , per lui sono stati i fascisti e stop…a me pare ridicolo una opposizione che è troppo personale visto che ha un dolore nella vicenda . Lui non può essere il detentore della verità , lui è come altri , non è un unto del Signore. Sembra che se per caso , ma è comprensibile,si trovasse un’altra verità lui la rifiuterebbe ,perchè? Perchè dopo la disgrazia lui ha continuato a vivere con lo schema di vendetta sapendo che dei colpevoli sono in galera , non fossero loro o ci fosse un’altra indagine per lui crollerebbe il senso di giustizia nei confronti del suo lutto . Ci dispiace ma noi siamo alla ricerca della verità piaccia o meno al sig.Bolognesi e a quelli come lui .

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