Dall’informale alla forma, passando per la calligrafia di Gutai e i calligrammi di Apollinaire: la serie inedita Segni e racconti di Katia Dilella (Milano, 1975), che potete vedere nella galleria Gli Eroici Furori di Milano, con testi di Chiara Gatti e Silvia Agliotti, è tutta incentrata sulla scrittura e sul segno.
Si tratta di racconti (ma racconti a prescindere: la trama segnica potrebbe benissimo essere costituita da lettere dell’alfabeto senza riferimento narrativo) scritti direttamente su tela e su carta, oppure ricopiati, senza
logica di prosecuzione, ma seguendo il “filo” delle sovrapposizioni di lettere per mezzo di pennini sottilissimi, secondo una gestualità molto veloce e consacrata alla precarietà del caso.
Risultato: un racconto irrecuperabile, da cui l’immagine definitiva è un quid in via di apparizione, un “a posteriori”. Potete vederci quel che volete, stormi di uccelli su un cielo terso o repliche isomorfiche delle macchie di Rorschach: inutile avvicinarsi alla tela con una lente d’ingrandimento, solo Katia Dilella sa cosa c’è scritto, né i titoli delle opere devono servirci come indicazione resocontativa delle stesse. Potevano chiamarsi “untitled” ma così non è, del resto ogni racconto ha un titolo, no? E a proposito di scrittura, non si può non segnalare, accanto a carte e tele, la presenza di un esemplare delle eccellentissime e coraggiosissime edizioni Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy griffato Katia Dilella.
Insomma, ce n’è per tutti, alla sua mostra milanese, per aficionados dell’arte e per bibliofolli.













