Hakuna matata, direbbero a Zanzibar. No stress, ribatterebbero a Caboverde. Con calma ed elegante curiosità, rispondono i tre “Flaneurs”, che, da qui a qualche mese, partiranno dall’Europa per percorrere, durante il Mongol Rally 2016, le diecimila miglia che la separano dalla Mongolia. Punto d’arrivo, infatti, è la città di Ulan Ude, in territorio mongolo russo.
Una lunghissima traversata in stile Marco Polo 2.0. Un vecchio fuoristrada del 1984, un minimo di kit sanitario, poche vettovaglie, qualche coperta e il cibo sufficiente di tappa in tappa. Cellulari satellitari, videocamere, mappe e bussole. Una dose di coraggio e arroganza giovanile per un equipaggio composto da tre professionisti con l’avventura nel sangue. Massimo Sorrenti, imprenditore, Massimiliano Demarco, allenatore di pallovolo con la passione per il trading, Marco Candiloro, fisoterapista e osteopata, poco più di un secolo in tre, partecipano alla più polverosa e sudata gara di solidarietà di questi nostri tempi “canditi” più di melenso buonismo che di vero impegno fraterno. Il Mongol Rally 2016,
invece, non da coppe o medaglie, ma “pretende”, già in fase di iscrizione di ogni equipaggio, un versamento di mille sterline da girare ad un ente benefico. I “Flaneurs” hanno scelto la Onlus “Quelli che… con Luca”, che si occupa dei bambini affetti da leucemia. Ma non si sono fermati a quella prima cifra: hanno già attivato una raccolta fondi su internet e aperto una pagina su Facebook per indirizzare gli eventuali donatori, informandoli del viaggio, km dopo km. I Paesi che incontreranno sono tantissimi, a partire da quelli dell’UE, fino alla Mongolia, passando anche per Iran, Turkmenistan, Tagikistan. Paesi calmi ed in pace e terre difficili per conflitti. Deserti infiniti, montagne alte e fredde; mille popoli di ogni colore umano.
I tre viaggiatori, come i flaneurs debut siècle, li attraverseranno pacificamente e pacatamente. Senza stress, appunto. Con l’unico obiettivo di essere utili ad una causa buona. Divertendosi.













