Platone e le piramidi d’Egitto

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Più che di filosofia qui si tratta, per una volta, di fanta-filosofia. L’occasione è data da un medico francese in cui la scienza aveva trovato felice connubio con lo spiritualismo, come andava di moda ai suoi tempi (era nato nel 1898).ob_0c212e_platone Roger Godel, vissuto per lo più in Libano e in Egitto, in patria ha pubblicato con editori di prim’ordine, Les Belles Lettres e Flammarion, e sempre libri sospesi tra sapere e fantasia dedicati a Socrate e a Platone. In Italia in pratica è ignoto. Ora Il Melangolo ha tradotto una sua “chicca” per gli appassionati dell’Ellade: Platone a Heliopolis d’Egitto (Il Melangolo, pp. 76, € 12).

Heliopolis, la Città del sole, scomparsa, fu un tempo meta dei viaggiatori pagani in cerca di saperi egizi. Si narra che, dopo la morte di Socrate, piegato dal lutto, Platone si sarebbe recato a Megara, quindi a Cirene presso il matematico Teodoro, in Magna Grecia dai pitagorici e di qui, infine, si sarebbe imbarcato per l’Egitto. Intorno ai viaggi del Maestro aleggia da sempre il mistero. Ma Eliopoli è esistita: ne hanno scritto tra gli altri Plinio il Vecchio, Erodoto, Cicerone, Diogene Laerzio, soprattutto Strabone.

cop.aspxQuest’ultimo in Della Geografia descrive le “grandi case in cui abitavano i sacerdoti” da lui visitate personalmente, compresa quella “dove stette Platone”. Il quale vi rimase per un periodo imprecisato di cui non fa mai cenno, fedele al ben noto riserbo. Eppure a Godel sembra di vedere un po’ di ieratico Egitto tolemaico ovunque, nei Dialoghi, in modo particolare dove aleggiano le idee della morte e dell’anima, i due misteri in cui, con quelli del cosmo, i sacerdoti del Nilo erano autorità indiscusse. “Nel Fedone, nel Fedro, nel Gorgia, in cui luccicano qua e là allusioni all’Egitto, i grandi temi della giustizia e della morte uniscono le proprie voci un po’ come le poesie egizie”, spiega. Narrando poi poco di Platone, di cui si può solo immaginare il soggiorno all’ombra delle piramidi, e molto della civiltà in cui l’esoterismo e il culto dei morti significavano anche troppo. Un incontro felice tra il filosofare e il credere di cui questo piccolo libro è un testimone curioso, un oggetto da conservare nella “stanza delle meraviglie” della propria biblioteca personale.