Mentre a Mantova riapre la Camera Picta (o Camera degli Sposi) del Mantegna, la galleria Luca Tommasi a Milano ospita l’omonimo site specific di Valentino Vago, opera abitabile di pittura murale che percorre le pareti di entrambe le stanze espositive con un affresco d’intensità analoga a un allestimento luminoso di Dan Flavin.

Valentino Vago (Barlassina, 1931), insignito del prestigioso riconoscimento alla carriera in occasione dell’edizione 2012 del “Premio Presidente della Repubblica” dagli Accademici di San Luca e nominato accademico dagli stessi due anni più tardi, vanta la sua prima personale nel 1960, a Milano, al Salone Annunciata. Oltre alle numerose mostre personali e collettive estere, importanti le sue partecipazioni a rassegne realizzate alla Biennale di San Paolo, al Kunstmuseum di Colonia, alla Hayward Gallery di Londra, al Grand Palais di Parigi e, ancora, nei musei di Francoforte, Berlino, Hannover, Vienna. Milano gli ha dedicato diverse antologiche, tra cui quelle a Palazzo Reale, al Pac – Padiglione di arte contemporanea e al Museo Diocesano. I suoi lavori sono presenti in note collezioni private e pubbliche italiane e straniere. Dal 1979 si è dedicato con continuità alla pittura murale, dipingendo le superfici di ambienti pubblici e privati in Italia e all’estero, tra cui una decina all’interno di chiese.
Nella sala d’ingresso, sulle pareti colorate a bombola spray, è esposto un unico quadro dell’artista, nella descrizione del quale si ponga l’accento sulla preposizione: dipinto cioè non a mano, ma con le mani, al contempo omaggio alla particolare tecnica di realizzazione delle precedenti opere abitabili ed evidenziatore della sensibile differenza tra la Camera Picta attuale e la potente gestualità delle pitture murali precendenti. All’interno della seconda sala una selezione di tele anni 60 e 70 ad altre di recente creazione offre un excursus del percorso artistico di Vago dalle tele accomunabili ai colour field di Rothko a quelle popolate da presenze quasi suprematiste ricavate con la tecnica dello stencil, fino alle più recenti, in cui ogni accenno di forma scompare a favore di una poetica di luce e colore. La curiosa datazione attribuita dall’artista a queste ultime (2100), manifesta la sua volontà di realizzare una pittura che infonda un senso di pace così incondizionato da eludere persino il concetto di tempo.
In qualche modo Vago vorrebbe forse restituire agli occhi e alla mente dello spettatore più ascetico l’idea di “miracolo” che ha effettivamente segnato il suo vissuto personale: partito si direbbe eroicamente per il Qatar dopo la diagnosi di un cancro mortale con lo scopo di dipingere la chiesa di Nostra Signora del Rosario a Doha, guarì inaspettatamente. Difficile dunque non parafrasare il mito dell’araba fenice osservando che la sua ultima Camera Picta pare l’impressione di un volo di fenicotteri dal rosa tenue sopra ad un salino bianco di luce.
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>Valentino Vago
Camera Picta
a cura di Alberto Fiz.
Luca Tommasi Arte Contemporanea
fino al 30 maggio 2015
via Tadino 15, Milano














