Continua la vocazione classicista di Vincenzo Zingaro al Teatro Arcobaleno (in scena fino al 26 aprile con I Menecmi di Plauto), con l’utilizzo della maschera intera che rinforza la parodia mitologica del rapporto e ribaltamento servo/padrone nella commedia plautina.
L’intrigo farsesco è la classica coppia di gemelli che da sempre ha inquietato lo spettatore; essa infatti è l’ancestrale paura dell’altro, del sosia, del doppio, della perdita della propria presenza. L’identico-altro da me che Ariosto riprenderà nella Cassaria e Shakespeare nella fortunata Commedia degli Errori.
Le situazioni comiche nel teatro di Vincenzo Zingaro vengono sfruttate al massimo anche per la loro primigenia ingenuità, in una perfetta coerenza filologica. I ruoli sono quelli di sempre, sono tipi fissi: il cuoco, il servo, il parassita.
Rigore, simmetria, storia del teatro, che va bene per le scuole ed effetti comici che ancora oggi fanno presa sul pubblico.
Il riconoscimento dell’altro avviene in un’attesa, una fibrillazione, che obbedisce alla severa legge millenaria di Plauto e che la Compagnia in questione, porta avanti da svariati anni con successo.













