Il “Matteo Day”, tra Sanremo e la Camera

0

Le immagini della  maxi-rissa nel cuore della notte aIla Camera dei Deputati, dove si discutevano le riforme costituzionali, destano stupore, incredulità, rabbia.  Sono ore convulse che sfociano nell’Aventino delle opposizioni che abbandonano l’Aula al grido “votatevi da soli questo obbrobrio di riforme”. Che dire, il “teatrino della politica” torna ad offrire il meglio di sè, ed il capocomico di turno di questa grande compagnia teatrale, il rottamatore Renzi, ricalca le impronte di predecessori, tanto criticati con gli slogan quanto mutuati, se non superati, nei comportamenti.

renziTornano di moda le campagne acquisti di parlamentari per ovviare alle difficoltà della maggioranza, si costringono Camera e Senato a lavorare con tempi contingentati per impedire alle opposizioni di svolgere il proprio ruolo, si rende metodico il ricorso ai voti di fiducia per limitare il dibattito e impedire la modifica dei provvedimenti, si decide autonomamente la nomina del Presidente della Repubblica. Il crescendo wagneriano culmina con l’imposizione, assenti le minoranze, della riforma della Costituzione, ovvero la carta che sancisce i principi fondamentali della vita democratica di una nazione.

Ci sembra un ottimo viatico per un leader ed un governo non eletti dai cittadini.
Alle critiche sull’opportunità di votare le modifiche costituzionali in un’aula pressoché vuota, anche interne al suo partito, il Matteo nazionale replica “Piuttosto che non farle, queste riforme ce le facciamo da sole. Se passa la logica per cui l’ostruzionismo blocca il diritto e il dovere della maggioranza di fare le riforme è la fine. Minacciano di non votare? Problema loro”. E ancora: “C’è un derby tra chi vuole cambiare l’Italia e chi vuole rallentare il cambiamento.” Così il premier conferma le scadenze temporali (dettate da chi, verrebbe da chiedere), imponendo sabato 14 febbraio, ad un Parlamento semideserto, la chiusura della fase emendativa e voto finale a marzo.

In serata, è poi seguita la finalissima di Sanremo, evento in cui Rai1 registra uno dei picchi di share più elevati dell’intero anno televisivo. E secondo voi chi poteva spuntare in pompa magna al Tg1 che ha preceduto il Festival? Semplice, sempre lui, l’onnipresente Matteo Renzi, al quale è stata riservata un’intervista in solitaria proprio a ridosso dell’appuntamento dell’Ariston.
Il premier, insomma, mette il cappello anche sulla kermesse, e sfrutta l’occasione per parlare di attualità politica, attaccando Silvio Berlusconi: “Ha cambiato idea tante volte nella sua vita politica. Ha cambiato idea anche questa volta, mi dispiace, mi dispiace essenzialmente per lui. Però Berlusconi ha cambiato il passato dell’Italia, non gli permetteremo di cambiare il futuro. Noi andiamo avanti, se Berlusconi ricambia idea sa dove trovarci, altrimenti faremo le riforme senza di lui”. Si passa poi al festival, e Renzi annuncia: “Se lo vedrò? Certo che lo vedrò, visto che quasi tutti gli italiani lo stanno seguendo, a giudicare dai dati di ascolto”. Pochi minuti dopo, nel corso del rituale collegamento che precede la diretta, Carlo Conti risponde al premier: “Lo ringrazio, è stato emozionante, una bella sorpresa che non mi aspettavo”.
La par condicio, questa sconosciuta, è ormai un lontano ricordo, da evocare solo in casi eccezionali…

Cosa dire? Negli annali della storia, il 14 febbraio sarà ricordato non solo per la festa degli innamorati o per la strage di Chigago degli anni ’20 compiuta da Al Capone, ma anche per il Matteo Day, il giorno in cui tutto fa spettacolo: il Parlamento, la Costituzione, il Presidente del Consiglio, San Valentino, il Festival di Sanremo.
Ci giunge voce che i vincitori del festival siano stati realmente “i più votati” dal pubblico, dalla giuria di esperti e da una giuria demoscopica…. a differenza di qualcun altro… Chi tanto e chi niente!
The show must go on