Negli spazi storici di via Tadino, tra l’eredità di Fluxus e il presente, Gianluca Solera traccia una mappa per non smarrirsi. Una presentazione guidata da Paola Martino e e sua figlia Yasmin che diventa un dialogo tra generazioni.
In un’epoca di rumore digitale e di opinionismo urlato, sedersi ad ascoltare parole pesate, in un luogo che ha fatto della rottura degli schemi la sua storia, è un privilegio.
C’è qualcosa di rassicurante nell’entrare alla Fondazione Mudima. In una Milano che corre veloce e spesso dimentica dove sta andando, lo spazio creato da Gino Di Maggio rimane un presidio di pensiero, un luogo dove l’avanguardia non è solo un ricordo appeso alle pareti, ma un metodo di indagine. È in questa cornice, perfetta per chi cerca di guardare oltre l’orizzonte, che è andata in scena la presentazione di “Prima dell’apocalisse. I codici della speranza” di Gianluca Solera.
A condurre le danze, tessendo i fili di un discorso complesso ma necessario, la giornalista Paola Martino, affiancata sua figlia Yasmin ha dato un senso ulteriore al titolo del libro: due generazioni hanno interrogato l’autore sul futuro del mondo dando forse la prima, silenziosa risposta alla domanda che il libro pone: c’è ancora spazio per la speranza?
Oltre la catastrofe: un manuale di navigazione
Solera non è un profeta di sventura, tutt’altro. Il suo libro arriva come una bussola in un momento di disorientamento collettivo. Se il termine “apocalisse” evoca scenari cinematografici di distruzione, l’autore ci riporta al suo significato etimologico di “rivelazione”. Cosa ci sta rivelando questo tempo sospeso? Che i vecchi paradigmi non reggono più.
Paola Martino ha messo in luce come Solera attinga a un patrimonio vastissimo: dal Mediterraneo ai Balcani, dalla filosofia antica alla prassi politica vissuta sulla pelle. Non è un saggio accademico polveroso, ma un testo vivo. I “codici” di cui parla Gianluca Solera sono parole-chiave per una resistenza umana: la convivialità, il nomadismo intellettuale, la capacità di disertare le logiche del profitto fine a se stesso per riscoprire il valore della relazione.
Un dialogo necessario
L’intervento di Jasmine ha portato una freschezza indispensabile al dibattito. Perché se parliamo di “prima dell’apocalisse”, stiamo parlando essenzialmente del mondo che lasceremo a chi viene dopo di noi. Solera risponde a questa urgenza non con slogan facili, ma con un invito alla profondità. Scrivere e parlare di speranza oggi non è un atto di ingenuità, ma una forma di coraggio lucido.
“Prima dell’apocalisse” è un libro da leggere con calma, magari proprio mentre fuori il mondo sembra impazzire, per ricordarsi che abbiamo ancora gli strumenti per restare umani.














