Alessandro Pongan spezzino di nascita (1963) e milanese di adozione, visual designer multidisciplinare cresciuto tra Italia e Brasile, diplomato in visual design alla Scuola Politecnica di Design di Nino Di Salvatore di Milano. Ha iniziato la sua attività prima da free lance, poi quarant’anni fa ha avviato Officina Design, il suo studio, operando nel campo degli eventi speciali, TV e comunicazione come visual designer, scenografo, direttore creativo e creatore di contenuti video e CG. Da sette anni coltiva Prono un progetto artistico visionario e ambizioso in cui intreccia arte e design, sperimentazioni digitali e scultura, con Totem e Ex voto sacri e profani esposti a Milano per la prima volta a Casa degli Artisti, dove nulla è come sembra.
Sei un abile comunicatore, quanto ha inciso la tua professione di scenografo e visual designer nella tua ricerca artistica?
Sicuramente il bagaglio professionale è una cassetta degli attrezzi molto attrezzata, utile anche per la mia attività artistica specialmente quando si parla di scala monumentale. Aggiungerei anche la produzione digitale e video con cui mi diverto a generare cortocircuiti tra ambiente digitale e ambiente fisico. Però forse, nel mio caso, il vero punto nodale nel rapporto tra esperienza professionale e pratica artistica è nella “progettazione del concept”. Infatti, nello sviluppare il progetto Totem non ho iniziato dalla realizzazione di un’opera ma ho ideato prima il concept, il territorio immaginario in cui svolgere il mio racconto definendo i concetti per me interessanti e urgenti. Ho poi popolato questo mondo dei segni e figure che potessero interpretare al meglio quanto volevo esprimere. È un processo che parte dall’idea generale, dall’insieme per arrivare alle singole unità legato all’esperienza professionale e alla formazione di designer e comunicatore.
Come nasce il Prono e cosa significa?
Il Prono è una figura che ho creato con l’intento di condensare in una unica figura il concetto del mio racconto. E’ un archetipo capace di raccontare di volta in volta, da diverse angolazioni e sfumature, l’idea generale. È idolo e umano allo stesso tempo, solido e massiccio ma la sua posizione ricorda un bimbo che gattona. In sé c’è tutta la forza e la fragilità dell’umanità, come inno all’eroica resistenza quotidiana a cui tutti siamo chiamati.
Il Prono è il frutto di una personale iconografia che mescola idoli, altari, totem, ex voto, pittogrammi in chiave pop dalle forme geometriche, monogrammi per esprimere il tuo universo interiore, perché sei così attratto dall’arcaico, dagli archetipi, dai fumetti, graffiti e i manga e degli ufo-robot giapponesi ?
Mi nutro di immagini e mi esprimo per sintesi visiva. In questo senso l’iconografia religiosa delle differenti culture mi ha sempre attratto, per l’estetica e per la sintesi formale di concetti. Ho così elaborato il mio personale dispositivo di immagini religiose popolato da idoli, altari, ex-voto e spiritelli con cui esprimo l’umana ricerca di spiritualità e trascendenza. Gli ex-voto soprattutto mi affascinano perché opere prodotte dall’uomo comune, a volte di una semplicità struggente, in un tentativo di comunicazione diretta dal basso al divino.
Creo le mie figure con un alfabeto visivo che abbraccia contemporaneamente la forma arcaica che la cultura pop e il cartoon, l’architettura ‘brutalista’ o la forma naturale. È la sintesi, una digestione, di quanto sento più vicino alla mia sensibilità, il tutto in equilibrio fra ironia e gravità.
Chi ha capito subito il potenziale espressivo del Prono e continua a supportare la tua ricerca?
Inizio col dire che mi sono mosso all’attività artistica per autentico e irrefrenabile bisogno di esprimere messaggi per me urgenti. Il mio operare è una forma in sé di ex voto ispirato da fatti della vita di una certa gravità. Un moto che è stato un voto di povertà in quanto intrapreso in modo quasi totalizzante lasciando a lungo alle ortiche l’attività professionale. Un’operazione per molti versi irrazionale perché altrimenti non avrebbe potuto verificarsi. A tratti ho percepito di apparire ai più come immerso in un delirio alla Fitzcarraldo.
Nonostante questo ho incontrato figure che mi hanno supportato nel cammino, David Rossetto il primo a comprendere il potenziale del mio progetto, che mi ha aiutato molto nella fase iniziale e poi l’incontro con Massimo Pozzi Chiesa si sta traducendo in un cortocircuito potenzialmente molto virtuoso.
Totem è un progetto in progress, quanto espresso fino ad ora è solo la punta dell’iceberg di quanto figuro in prospettiva. La sinergia con figure e organizzazioni che comprendono e intendono valorizzare la mia poetica, capaci di dare supporto concreto, apre a possibilità
ben maggiori e compatibili con la scala di cui mi sento capace.
Come hai concepito la tua mostra personale “Totem –ex voto” in corso alla Casa degli Artisti a Milano ?
Casa Degli Artisti ha prestato ascolto alla mia voce selezionando il progetto 𝑇𝑂𝑇𝐸𝑀 (𝐸𝑋 𝑉𝑂𝑇𝑂) per la residenza “AAA – Atelier Aperti per Artista” mettendo a disposizione l’ambiente più ampio di esposizione al piano terra. Questo mi concede di mettere in scena un importante numero di opere, molte delle quali inedite. È una preziosa occasione per svolgere ulteriormente il mio racconto. La selezione dei lavori comprende una grande installazione di inediti pannelli Jacquard che ho realizzato quest’anno, una grande scultura-installazione che avevo prodotto nel 2018 che andrà in mostra per la prima volta. Poi nuove opere digitali, graffiti e sculture tra le quali un’opera site-specific. Metto in scena una complessa varietà di scala, tecniche e materiali.
La mostra presenta grandi opere e istallazioni multimediali complesse, è ambiziosa e onerosa, chi l’ha organizzata e sponsorizzata?
La mia strada si è incrociata con quella di Massimo Pozzi Chiesa e le realtà del gruppo imprenditoriale che rappresenta. Un dialogo stimolato dall’interesse all’arte e dalla comune passione per immaginare, progettare e costruire. Mentre si parlava di vari possibili progetti, sono stato selezionato nel bando AAA., questa è diventata quindi la prima occasione su cui misurarci insieme. Ho sviluppato un progetto realistico che Massimo ha abbracciato finanziando la produzione di alcune nuove opere e dell’allestimento. Altre importanti contributi arrivano da miei contatti del mondo professionale.
I partner sono Sinergia Venture che ha prodotto l’evento, Italmondo per i trasporti, Mi Hub e Artistinct per la comunicazione, Blue Line che ha curato la produzione Jacquard e Unitech Digital Media per le forniture audio-video.
Dopo questa mostra prevedi altre sedi espositive?
Se troverò il tempo, la prima occasione potrebbe essere quella di presentare un mi progetto inedito durante la Digital Week, ottobre a Milano, alla quale sono stato invitato. Altri programmi sono più nella testa che sulla carta, vedremo. Mi piacerebbe far conoscere il progetto realizzando mostre in nuovi luoghi e in ambienti con una forte vocazione spirituale come chiese sconsacrate o ambienti industriali dismessi.
Sono molto sensibile al tema della rigenerazione urbana, vorrei dare il mio contributo con un’opera capace di dare identità ad un luogo come è successo per il Parco della Balossa.
Oggi nella cultura digitale e delle informazioni che rapporto c’è tra industria e impresa, pubblico e privato ?
Non ho abbastanza esperienze compiute su questo tema per dare una risposta autorevole.
Tuttavia nella mia visione, l’esperienza progettuale e la capacità creativa degli artisti, possono essere risorse preziose che dovrebbero entrare assolutamente in risonanza con industria, impresa, e la cosa pubblica. Per chi come me ha una pratica che abbraccia diverse discipline e una visione che spazia dal progetto di comunicazione all’exhibit fino alla creazione artistica la sinergia con altre forze potrebbe produrre cose significative dal valore durevole sia nel privato che nel pubblico. Nel nostro Paese questa è un’epoca in cui raramente una municipalità da sola ha risorse, capacità e visone per realizzare nuove opere d’arte pubblica, l’intervento privato sarebbe strategico e auspicabile anche perché non è necessaria una economia da Arabia Saudita per creare opere significative. Un volano che deve mettersi in moto al più presto nell’interesse della comunità.
Tra le oltre settanta opere esposte, quali sono site-specific realizzate in dialogo con l’architettura?
Ho voluto omaggiare l’attenzione al progetto TOTEM e la fiducia riposta su di me con la creazione dell’opera site-specific “FUOCO!” In omaggio all’importante attività culturale di Casa Degli Artisti.
Inoltre ho predisposto una grande installazione composta da “arazzi” in tessuto Jacquard che continuano e distendono in ciclo degli ex voto “Brain Drain Tales” e dello “Human Fabric”. In mostra per la prima volta anche una grande installazione del Prono.Il rapporto con l’architettura ospite è anche compiuto attraverso un particolare dispositivo per l’esposizione progettato in dialogo con la Curatrice, Susanna Ravelli.
Progetti tutto al computer in rete, poi materializzi monogrammi tridimensionali giganti di forte impatto scenografico, quali materiali prediligi?
Tecniche e materiali variano a seconda dell’opera e di quanto voglio comunicare. Non prediligo un materiale in particolare e mi piace sperimentare tecniche di verse.
La solidità del bronzo o la leggerezza del nylon. Il gesso, l’intonaco o l’argilla per i graffiti molto materici. I tessuti in Jacquard con il loro gioco di trama e ordito sono frutto della mia più recente sperimentazione. Le opere digitali e le proiezioni video generano una pulsazione attiva che mi consentono un altro piano di racconti.
Dove ti piacerebbe vedere prima o poi un Prono, in quali luoghi
Il Prono ha una speciale vocazione per la scala monumentale, ho già realizzato quattro grandi sculture di cui una, installata temporaneamente all’esterno della Casa Degli Artisti durante la mostra, dedicata alla Resistenza. Mi piacerebbe fosse presa in considerazione un giorno come monumento permanente in uno spazio pubblico come è successo per il “Gigantino del Balossa” al Parco della Balossa – Parco Nord Milano. Ho elaborato anche altri progetti che non ho ancora realizzato pensati per lo spazio pubblico; pensiamo di esporli durante un talk alla Casa Degli Artisti dedicato ad Arte e Impresa. Fra questi una gigantesca scultura fatta con vetro fotovoltaico capace di produrre energia dai raggi del sole che è stata selezionata tra i finalisti nel concorso internazionale “LAGI – Land Art Generator”. Poi altre che affrontano il tema della difesa dell’ambiente. Sarebbero veri e propri milestone che sogno di proporre alla municipalità di Milano. Per realizzare queste opere sono però necessari finanziamenti, oltre che l’interesse dell’Amministrazione Comunale.
Utilizzi l’intelligenza artificiale nella tua ricerca artistica?
Non ho utilizzato l’Intelligenza Artificiale nel progetto Totem e non intendo farlo in futuro.
Ho invece due progetti sperimentali che ho realizzato con strumenti A.I ancora limitati quasi due anni fa e che sono rimasti nel cassetto. Potrei presentarli in futuro.
In mostra c’è Fuoco! Una grande fiamma Stampata in 3D, che sembra fuori contesto rispetto alle altre sculture totemiche, proni e video installazioni, cosa c’entra?
“FUOCO!” È un’opera che ho volto realizzare in omaggio al prezioso impegno della Casa Degli Artisti. Si inserisce a pieno titolo del progetto in mostra perché il fuoco è il “totem primordiale”, l’elemento unificante della tribù, prima ancora delle figure totemiche. Con la sua luce vince la paura della notte dell’’ignoto. È poi simbolo alchemico di trasformazione, cambiamento, purificazione, conoscenza ed elevamento. Una forza preziosa da alimentare, tenere accesa.
Un altro elemento archetipico che si aggiunge a quelli che ho già creato.
A cosa serve l’arte e perché dovremmo visitare questa mostra a Casa degli artisti, dove tutto e sperimentazione, ibridazione tra diverse tecniche e linguaggi e riflessione sul mondo in cui viviamo e immaginiamo ?
Totem – Ex Voto materializzano un luogo, uno spazio di immaginazione, dove poter guardare il mondo da una prospettiva profonda, simbolica e critica rispetto al mero esercizio estetico.
Cerco un dialogo tra le opere e il visitatore e tra le opere stesse attraverso linguaggi diversi: scultura, grafica, arazzi, installazioni, proiezioni, suono, tecniche ibride. Una sperimentazione che ricorda che la realtà stessa è fatta di intrecci, contaminazioni, incontri e contrasti.
Il totem nelle culture tradizionali è un simbolo che concentra identità, appartenenza, spiritualità, qui è metafora del nostro presente: un oggetto/simbolo che ci invita a chiederci chi siamo oggi, quali miti seguiamo, quali visioni costruiamo per il futuro.
Prono sei Tu?
Sì, lo siamo tutti.













