Perché “Ogni maledetto Fantacalcio” ci riguarda tutti

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Ogni maledetto Fantacalcio: la commedia Netflix che racconta la nostra ossessione calcistica

È approdato su Netflix “Ogni maledetto Fantacalcio”, la commedia diretta da Alessio Maria Federici che, a pochi giorni dall’uscita, sta già conquistando il pubblico e scalando le classifiche della piattaforma.

Fin dalle prime battute, con la presentazione dei protagonisti, il film chiarisce senza esitazione la propria vocazione: raccontare la trasformazione di un passatempo sportivo in un’autentica ossessione quotidiana.

Le aste tra amici per accaparrarsi il calciatore più ambito diventano il pretesto narrativo da cui prende forma una vicenda che alterna commedia e grottesco, muovendosi volutamente su territori improbabili.

La trama si infittisce quando uno dei partecipanti a una lega di fantacalcio scompare misteriosamente. Da quel momento la domanda che domina l’intero racconto è una sola: fino a che punto si è disposti a spingersi pur di vincere al fantacalcio?

Al di là della finzione, la pellicola ha il merito di accendere i riflettori su una realtà ben concreta: un gioco nato per divertimento, in grado di coinvolgere milioni di persone, che si trasforma in un appuntamento settimanale irrinunciabile. Un rito condiviso che non si limita a seguire il calcio, ma lo reinventa in chiave personale, saldando passioni, legami e piccoli drammi da classifica. Dal 1990 a oggi, un fenomeno di massa.

Il fantacalcio nasce nel 1990 dall’idea di Riccardo Albini, ispirato al fantasy baseball americano. All’inizio erano fogli di giornale e calcoli a mano, oggi è tutto digitale e coinvolge oltre sei milioni di persone a stagione.

Un successo che ha trasformato un passatempo in un vero rito collettivo. Dietro però c’è molto più: numeri e voti.

Lo psicologo Michele Spaccarotella spiega:
«Il fantacalcio vive su due piani. Da un lato è un collante sociale, che rafforza amicizie e rituali; dall’altro un’esperienza individuale: competizione, adrenalina, imprevedibilità.

E anche con tutte le statistiche del mondo, resta sempre una quota di caso: un rigore sbagliato, un infortunio che tiene alta la tensione. Vincere aumenta l’autostima, azzeccare un acquisto dà soddisfazione, ma c’è anche la goliardia che rende più leggere le sconfitte».

Fantacalcio e scommesse, mondi opposti.

Un punto di vista interessante arriva anche dal sociologo Maurizio Fiasco, esperto di azzardo e dipendenze, il quale ci ha fornito un interessante parere:
«Il fantacalcio è l’opposto del betting: qui conta la competenza, la socialità, lo studio dei calciatori. Non è un comportamento compulsivo in cui la partita diventa solo il contorno di una scommessa.

L’azzardo ha tolto narratività allo sport, riducendolo a un meccanismo simile a una slot machine. Il fantacalcio, al contrario, restituisce il piacere di seguire il calcio, sempre che non ci sia una gratificazione economica».

L’avvertimento però resta:
«Se un giorno diventasse un’industria dominata da algoritmi che perturbano il sistema, come già accaduto nel gaming, rischierebbe di perdere autenticità e, semmai subentrasse un meccanismo in cui l’erogazione finanziaria dovesse superare il piacere di godersi la partita, questo diventerebbe certamente gioco d’azzardo».

Dopotutto, il fantacalcio resta un gioco che tiene insieme passione, amicizia e racconto sportivo.

L’augurio? Che non diventi mai un sistema che, invece di celebrare il calcio, finisca per snaturarlo.

Perché un palo all’ultimo minuto brucia… ma almeno non fa il rumore di una slot machine.