Francesca Pasini: “Slalom” tra arte, emozioni e rivoluzioni

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Francesca Pasini critica d’arte, curatrice indipendente dal 1984, ha scritto per diversi quotidiani e riviste specializzate, continua ad essere relatrice di convegni e non perde il filo delle emozioni durante i suoi incontri alla Libreria delle Donne di Milano, dove tra mostre, dibattiti, dialoghi e confronti la vita s’intreccia con l’arte: un antidoto contro la vecchiaia che genera i neuroni, come scrive nel suo libro “Slalom Arte Contemporanea Scritti e Letture 1990-2024” edito da Mimesis.

Chi è Francesca Pasini, come ti definisci in tre aggettivi?

Tiratardi, incazzosa, ironica

Come ti è venuto in mente il titolo “Slalom. Arte contemporanea. Scritti e Letture 1990-2024”, una raccolta di scritti sull’arte per chi ?

Rileggendone alcuni, ho riconosciuto cose che provavo oggi, e allora ho pensato che mi sarebbe piaciuto raccontarle, entrando e uscendo dai segnali che mi indicavano, come si fa in uno slalom

Perché l’opera è soggetto e non oggetto della visione e riflessione sulla complessità del presente?

Perché ogni volta che la si guarda aggiungiamo quello che ci serve per fare amicizia, come con le persone e oggi non è così spontanea.

Quanto ha inciso l’isolamento forzato a Camogli in Liguria e la prematura perdita di Giorgio Galli, l’uomo della tua vita, in questo libro scritto durante il Covid 2020?

Enormemente, infatti l’ho cominciato alla fine del ’19 e l’ho finito alla fine del ’23. Ho avuto bisogno di tenermi compagnia, e ancora oggi non ho superato l’assenza di Giorgio. Nel 2015 avevo scritto su exibart, La vecchiaia è finita”, seguendo Elena Cattaneo, scienziata, farmacologa, che diceva che gli interessi culturali sono il miglior integratore contro l’invecchiamento e io penso che l’arte sia uno stimolo visivo che genera neuroni. Quando ho scritto quest’articolo, non pensavo alla salute fisica, ma a quella emotiva che avevo vissuto nell’arte e nella progressiva libertà delle donne. (Slalom, p.81)

Sei ancora convinta che, come disse Marcel Duchamp: L’opera si completa attraverso lo sguardo dello spettatore>> nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale?

Oggi si tratta di aggiornare lo sguardo di cui parla Duchamp, visto che siamo reciprocamente sotto lo gli occhi di tutti, anzi sembra che sia l’unico desiderio. E allora cosa aggiungere? Il nostro narcisismo o curiosità che fuori moda?

Tra i molti artisti incontranti e recensisti, con quali continui a tessere relazioni, progetti e confronti anche al di fuori delle mostre o vernissage, dove si va per incorare più persone possibili, più che per vedere la mostra ?

Più o meno con tutti, ovviamente è più facile con chi vive in Italia, ma con i telefoni di oggi, posso fare lunghe chiacchierate anche a molto lontano, ad esempio con Luisa Rabbia che vive a New York. (Slalom, p 169-175)

Ti definisci “una curatrice senza qualità” (Slalom p. 252.253), in che senso?

Musil ne L’uomo senza qualità cercava una nuova qualità per diventare uomo, e io per diventare curatrice di mostre di uomini e donne; “Nessun dorma”, il neutro oggi fa fatica a cantare.

Scrivi: Io voglio raccontare l’arte che ho visto e voglio parlarne a voce alta, ma scriverne, perché mi piace che gli altri e altre leggano, e magari gli venga voglia di parlarne con me. E poi perché penso che in ‘epoca di social e info continue dobbiamo rinnovare il modo di raccontare l’arte, per essere attraenti anche per chi non è un addetto ai lavori. La scienza si è inventata un modo di divulgazione letteraria per cui anch’io mi ritrovo, o mi invento associazioni con la mia quotidianità a cui non avevo pensato, ma sei così convinta che l’arte in questo terribile momento storico possa diventare motivo di conversazione o riflessione?

Penso che è un passaggio da attraversare. Oggi l’invenzione artistica non avviene quando scardina quelle precedenti, né, rappresenta contraddizioni da risolvere. Però il sistema di informazione è cambiato, non riguarda linguaggi specialistici, ma la divulgazione, quindi quanti se ne appropriano, sapendo che non diventeranno scienziati, artisti, collezionisti, critici. Non è però automatico uscire dall’idea che di arte e scienza può parlare chi studia gli enigmi dell’universo, cosa vera, ma oggi in modo diffuso sappiamo che questi enigmi fanno parte della esistenza anonima di chi abita sulla terra, che hanno influito sulla sua evoluzione. Entrano nella nostra immaginazione, che, per quanto fantasiosa e imperfetta , ci fa guardare il cielo con altri occhi, aggiungendo la conoscenza emotiva a quella razionale.

Dopo il Covid 2020 secondo te abbiamo recuperato un desiderio comunitario, relazionale partecipato, oppure siamo sempre più solitari digitali ?

Più solitari, ma anche più fragili e il desiderio di stare insieme, serpeggia anche tra i milioni di clic.

Non ti pare che l’arte contemporanea sia sempre più votata ad una narrazione sociologica, antropologica, di carattere emergenziale piuttosto che perseguire una tensione spirituale ?

L’arte contemporanea, come molte altre espressioni, fa fatica a intercettare il nuovo. Il cubismo porta nel nome il q-bite e in quegli stessi anni iniziava la fisica quantistica. Oggi si spera di attutire la mancanza di creazione, diventando spettatori. Conta sapere dove avvengono le invenzioni, ma conta di più essere riconosciuti in una rete, essere cliccati anche se criticati. E, del resto, questa è la forza dello spettatore mediatico.

Da anni sei curatrice di mostre e incontri culturali della storica Libreria delle Donne, qual è l’eredità delle lotte femministe degli anni Settanta ?

Il femminismo oggi è una rivoluzione riconosciuta, ma non si compensano 3000 anni di patriarcato in cinquanta. All’inizio degli anni ’60 all’università di Berkely (San Francisco) durante un’assemblea alcune studentesse hanno deciso di uscire da quel gruppo e di farne uno proprio. Da lì inizia il separatismo che ha attraversato i femminismi del mondo. Oggi il salto sta nell’allargare la consapevolezza della differenza sessuale ricordandoci che, come diceva Luce Irigaray, “in tutti i regni del vivente siamo almeno due” ( Etica della differenza sessuale, 1981)

Cos’è il post femminismo oggi ?

Dire post vorrebbe dire che il femminismo è la rivoluzione di riferimento di nuovi comportamenti politici, individuali, artistici, le gerarchie di dominio. Vero, ma è un processo che va messo a fuoco in relazione all’altra, all’altro. La triade (Trump- Netanyahu- Iran) è la prova che la costruzione, dopo la seconda guerra mondiale, di un Occidente in grado di tenere in equilibrio innovazione e società civili, diversificato, si è interrotto e la guerra è di nuovo il centro. Come scriveva Virginia Woolf nel 1941 “in tempi di guerra la prima cosa a cui si rinuncia è L’arte”. La collaborazione tra uomini e donne contro il nemico, è stata reale, tant’è nel 1946 le donne hanno potuto votare. Ma i trattamenti economici e gerarchici sono tuttora dispari. E tuttora mascherano un’assimilazione al modello maschile, in quanto graduale processo di parità. Per assurdo la presenza delle donne in tutti i campi, sembra diminuire i sensi di colpa rispetto alla mancanza di questa stessa parità. Non siamo nel “post femminismo”, ma nel suo sviluppo. Oggi che le donne ci sono e sono ascoltate, il tema non riguarda l’aggiornamento di diritti esistenti, ma l’individuazione pensieri nuovi per essere almeno due: ogni epoca è segnata da un’idea e oggi è quella della differenza sessuale ( Luce Irigaray). IL femminismo è una rivoluzione in atto rispetto al patriarcato storico e contemporaneo (Slalom p.29- 40)

Esiste un ‘arte femminile, se sì perché è diversa da quella maschile?

Esiste un’arte di uomini o donne, che osservatorio osservatrici trasferiscono nelle proprie conoscenze. Dico o perché fino a pochi decenni fa, le artiste erano eccezioni, che non influivano ufficialmente nella cultura. Le abbiamo scoperte secoli dopo. La democrazia della antica Atene, stabilisce che tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge, tranne le donne, gli schiavi e i meteci (chi non aveva la cittadinanza ateniese). Nel momento in cui riconosco che quel ritratto lo ha dipinto un uomo reale, magari scopro emozioni che appartengono a lui e non al mondo intero, ma non per questo divento un uomo o un soggetto neutro.

Quest’anno quali mostre ti hanno emozionata di più e perché?

Munch a Palazzo Reale a Milano, perché mi ha ricordato che “il fregio della vita” (così definiva le sue opere) è una combinazione di amori e contrasti, che va esposta alle intemperie dell’esistenza, come lui faceva con i suoi quadri. Nel giardino del suo studio aveva costruito una tettoia, sotto la quale, li disponeva man mano che li finiva. Sì, anche sotto la neve: ci sono foto che lo documentano. (Slalom, p.353)

Quale artista non hai compreso che poi ti ha stupito per originalità concettuale e abilità tecnica ?

Quando me ne accorgo, sono contenta, vuol dire quel soggetto che ho visto in quell’opera mi permette di cambiare idea. E’ l’elemento aggiunto dell’arte, come diceva Malevic. Dire “non avevo capito” ha bisogno di tempo e di mediazioni, e l’opera accoglie punti di vista diversi, anche divergenti, ma resta sempre se stessa: una buona metafora dell’esistenza umana, che cambia connotati con il passare del tempo, ma li ingloba dentro di sé. Jung nella sua biografia parla di una voce, che sente mentre disegna, in cui riconosce una sua paziente, che però si rifiuta di rispondere alla sua domanda su cosa è arte, fino a quando “ non le propone di usare i suoi linguaggi”. Hillman commenta: “la contrapposizione tra arte e scienza, attribuita alla mente delle donne, riguarda Jung e non il contrario. Se avesse ascoltato la voce dell’anima, la psicologia junghiana avrebbe imboccato una rotta diversa, minor scissione tra estetica e scienza, tra estetica e natura, minor diffidenza per la bellezza (Se Jung l’avesse ascoltata, Slalom, p 313)

L’opera d’arte esiste solo quando la si espone o quando la si crea ?

Questa è la domanda che mi ha fatto Marisa Merz e (Slalom, p. 107) che mi ha indicato la strada per avviare con l’opera un rapporto soggetto-soggetto, (Slalom p. 30) e uscire dal binomio vero- falso, uomo-donna, soggetto-oggetto. Non vuol dire che tutto è accettabile, ma che chi osserva è responsabile delle proprie intuizioni. Per me è stata una grande scoperta, a cui sono affezionata.

Perché sei così affascinata dalla scienza e dalla fisica, cosa c’entra con l’arte?

La scienza contemporanea, oltre ad averci fornito strumenti molto importanti per comunicare, studiare, parlarci, da una decina d’anni ha costruito una letteratura comprensibile da tutti, dove “guardare” l’universo come qualcosa a cui apparteniamo anche se è “materia oscura”, e quindi, immaginare le nostre quotidiane oscurità, allargando l’orizzonte anche per chi scienziata non è ( Slalom, L’orbita dell’arte e della terra coincidono? p. 407).

Cosa pensi del mercato dell’arte in questo momento storico cosiddetto di crisi?

Penso che corrisponde al dominio delle multinazionali, che, avendo un fatturato più alto del Pil degli stati, governano il mondo.(Slalom, Giorgio Galli, L’anticapitalismo imperfetto, p 236- 244). Quello che sta fuori da queste quotazioni è la risposta a un impoverimento reale , che oggi l’arte non sempre riesce a rappresentare. Mentre, ce lo siamo sempre aspettato, da Caravaggio a Picasso, da Malevic a Luciano Fabro, (Slalom, p 281) che diceva “se qualcosa che hai davanti ti giudica, allora puoi dire che è una figura, perché pone in essere, un essere come noi”. Sono tutti pensieri che mi hanno guidato nel mio Slalom.

Qual è la tua mostra ideale che faresti subito come urlo contro tutte le guerre ?

Sarebbe bello saperlo, ma tutte le distruzioni che scorrono quotidianamente negli schermi non sono in grado né di farci voltare gli occhi, né di farci intuire una figura diversa. Non ci sentiamo abbastanza giudicati?

La bellezza è ancora un obiettivo dell’arte contemporanea ?

Me lo auguro!