Lorenzo Santangelo il ricordo del nonno, la vittoria del Premio De André.

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Un po’ cantante. Un po’ scrittore. Un po’ pellicola e riflesso. Lorenzo Santangelo è una vita in musica. A quattro anni inizia a studiare pianoforte. Dopo aver frequentato il conservatorio di Santa Cecilia si avvicina alla forma canzone, affascinato dai grandi cantautori italiani. A fargli compagnia la chitarra e le lezioni da autodidatta, la realizzazione dei primi demo, con un pensiero fisso: “Ho sempre cercato di creare io il percorso, non di seguirlo”. Poi le collaborazioni e un romanzo alle spalle “Qualsiasi cosa sia”. Il trasferimento in Australia nel 2012 scrive le pagine più interessanti del suo percorso, per sette anni decide di vivere in un Paese diverso, ottenendone anche la cittadinanza. Tornato in Italia collabora con diversi artisti, lavorando come autore. Negli ultimi anni ha pubblicato due EP (“Canzoni in fuga” e “Respiro”) e un Lp (“l’ultimo album d’esordio”). Ma il successo arriva con “L’arancio”, il suo nuovo singolo con il quale vince la XX edizione del Premio Fabrizio De André nella sezione Musica. Prodotto da Filippo Raspanti per Sphere Music International, “L’arancio” è un viaggio emozionale che ha come traccia un immaginario monologo del nonno. Parole in dialetto romano, per ricordarci la bellezza che rimane dietro, che gioca sulla difensiva, non attacca, sta in trincea. A farla emergere sono le riflessioni di Lorenzo, che pungono e poi esplodono come rabbia nei confronti di un tempo andato.

“Prima di scrivere sento un inquietudine che poi vado a plasmare con la penna. Nell’arancio questo aspetto è presente all’ennesima potenza. Non parlo solo di mio Nonno, in realtà faccio dire a lui quello che vorrei non accadesse a me. Scrivere è veramente una terapia. ”Un percorso non lineare, uno specchio per sfidare il tempo, una strada dietro le parole che calibrano ogni frase, concetto. Un posto che diventa lo spazio dei piccoli terzi che sovvertono le cose fino a disgregare l’ordine esatto in cui vive la paura, il dietro le quinte di chi non si fa notare ma che evidenzia a se stesso l’essenziale. Un distacco di sette anni dentro i quali Lorenzo ha sempre sentito come chi la vita la vive da cantautore, l’esigenza di custodire qualcosa che appartiene alle proprie radici.

Con “l’arancio” svuota e riempie stati d’animo, smonta con l’intento di ricostruire poi. C’è un gesto semplice che apre il testo come una richiesta d’aiuto, ma che in realtà ne diventa la metafora attraverso la quale si entra dentro la vita degli altri in un rapporto con le parole che diventa immortale, come quello tra nonno e nipote. “Vincere il premio dedicato a quello che nell’immaginario collettivo è considerato il cantautore per eccellenza ha un significato davvero molto importante per me. E vincerlo con questo pezzo, “L’arancio” vale ancora di più, perché è un pezzo vero, scritto con il cuore. Fabrizio De André ci ha lasciato un patrimonio inestimabile e vedere il mio nome associato in qualche modo al suo mi mette i brividi. ”Il testo del brano, raffinato ed incisivo allo stesso tempo restituisce l’abbraccio armonico, partendo da una tenera immagine di vita quotidiana, seguita da una serie di riflessioni dal forte impatto emotivo. Il videoclip è stato girato in Toscana in un casale dell’800 da Gabriele Paoli. Sono stati scelti colori caldi e atmosfere dal sapore classico. In perfetta coerenza con il testo, un posto intimo che ne realizza il senso.

“L’arancio” dimostra che se scrivi qualcosa con il cuore, poi alla fine arriva. È un pezzo vero, per niente furbo, non ha la classica struttura strofa/ritornello, non strizza l’occhio alle sonorità del momento, ma la gente la sta apprezzando profondamente, la sente. Il cantautorato italiano è un’eccellenza e va protetto. Bisogna credere di più nei cantautori e aiutarli a crescere. In Italia, invece, un cantautore deve fare tutto da solo. E se non riesce, molla. Pensa se avesse mollato De André, o Dalla, o Battiato. Pensa che disastro culturale. Abbiamo bisogno dei cantautori.” Lorenzo ci ricorda l’importanza dell’autenticità e lo fa dipingendo immagini con le parole. Certe canzoni sanno entrare in punta di piedi e diventano un po’ parte di quello che siamo. “L’arancio” intrappola un momento di vita, un incontro generazionale, attraverso un legame emotivo che collega il cantautore all’ascoltatore, la forza della musica è proprio questa, riportarci a casa, anche solo dopo il primo ascolto.