“Il cielo in una pancia” l’eterna lotta tra istinto e ragione. Intervista ad Alessandra Faiella

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Tutti combattiamo costantemente con quello che ci dice la testa e ciò che l’impulso ci spinge a fare. E’ bello potere però scherzarci su, magari costruendo intorno uno spettacolo. Questo è Il cielo in una pancia, scritto da Francesca Sangalli, in scena stasera a Torre Marrana, Ricadi (VV), nell’ambito di Avvistamenti Teatrali, con la direzione artistica di Andrea Paolo Massara. La protagonista è Alessandra Faiella, attrice che ha fatto dell’ironia, del surreale e dei paradossi la sua cifra stilistica.

Partiamo dal titolo, “Il cielo in una pancia”. Vuoi spiegarci il significato?

Lo ha scelto l’autrice del testo ed esprime il dilemma tra istinto e ragione: riguarda tutti, non solo la protagonista, anche uno studio recente dimostra la presenza dei neuroni non solo nel cervello ma persino nell’intestino. In genere predomina il primo e nel testo lei comincia davvero a farci i conti quando si confronta con la gravidanza. E’ lì che ciò che detta la pancia diventa preponderante. E’ molto più di un gioco di parole. Spesso facciamo cose soltanto con l’impulso, quando ci innamoriamo abbiamo “le farfalle nello stomaco”, “ridiamo di pancia”, “decidiamo di pancia”.

Il tuo spettacolo precedente, invece, “La versione di Barbie”, giocava sulle differenze di vedute tra uomini e donne…

Sì, era un monologo in forma stand up comedy, molto dinamico. Quando la donna cerca di parlare delle sue unicità, come il ciclo o la gravidanza, l’uomo ribatte con la schiavitù della barba tutte le mattine, il tutto ovviamente con grande ironia.

Anche “Smartuorc” parla di tempi molto recenti.

Sì, è già andato in scena al Politecnico di Milano e affronta tutte le nevrosi, i paradossi, i cambiamenti che ci ha rovesciato addosso il lockdown: dalla DaD alle videocall in mutande, dal pane fatto in casa (che faceva pure un po’ schifo)  all’eccesso di tecnologia. Con l’inquietante voce fuori campo di Alexa (Rossella Bellantuono) .

Qual è la tua opinione sulle donne del teatro italiano oggi, dopo la scomparsa di una colonna come Franca Valeri?

Non è cambiato molto: le donne devono sempre dimostrare di esser più brave, faticano il doppio, guadagnando di meno. Hanno sicuramente avuto molto spazio ma spesso erano schiave di un cliché: o sexy o materne. Ma il comico deve dissacrare, stravolgere gli schemi, deformare, attaccare le manie, prendersi un po’ in giro. E questo non c’entra con l’essere uomo o donna.