Rossi: “La fotografia, un flusso di coscienza imperfetto”

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Ph. Luca Rossi

Per Luca Rossi, nato a Padova il 26 marzo 1966, la fotografia è un flusso continuo di immagini che si inseguono senza un ordine preciso, con il solo slancio creativo dei rimandi tra segni e simboli di un flusso di coscienza. Le foto emettono un discorso, una grammatica interna che conduce alla storia. Un modo per ritrovare l’allineamento con se stessi e rallentare. Se fosse una fotografia Luca sarebbe un ritratto realistico di Efrem Raimondi, pieno di difetti e di segni del tempo. A nove anni si avvicina alla fotografia analogica partecipando ad incontri con importanti autori grazie alla cugina Albertina Rossi, fotografa di grande talento del Circolo Fotografico Vicentino di allora. L’amore per la fotografia di strada e la continua ricerca lo hanno portato negli anni a confrontarsi con grandi personalità artistiche delle quali ha saputo cogliere sfumature e peculiarità.

Più che comunicare qualcosa mi piace pensare di lasciare una traccia del mio passaggio e se questa traccia può ispirare, suggerire delle domande, evocare delle visioni o aprire la porta a percorsi nuovi non necessariamente coerenti con la mia fotografia anche ad una sola persona ne sarai molto soddisfatto e felice.”

Un flusso di coscienza quasi imperfetto 1.0 è un progetto emerso dalla continua analisi del suo archivio che ha come fil rouge la sensazione di essere osservati che può sfociare in “Scopofobia”, paura di attirare l’attenzione altrui. Luca utilizza la tecnica narrativa del “flusso di coscienza” per evitare condizionamenti e dare l’opportunità all’immagine di definirsi in modo più simile alla sua essenza originale. Una scrittura libera di andare, senza freni comunicativi, rappresentando i pensieri così come si presentano nella mente.

Il mio punto di vista è quello di cercare di restare nel “qui e ora”, osservare l’umanità, la natura, l’universo in generale senza considerazioni ne giudizi e catturare quei centesimi di secondo che mi emozionano, mi entusiasmano e mi rivelano la natura trascendentale e, per me, divina, di tutto questo.”

Una fotografia fatta di pancia, istinto, ma anche il risultato di tanta osservazione e studio, confronto di punti di vista che sembrano stabili ma che Luca si diverte a mettere continuamente in discussione. Un rilancio di senso in immagini come visioni di dimensioni parallele, attingendo ad un “quasi imperfetto” che in realtà ne risolve l’impatto visivo in uno stimolo che diventa incontro di più riflessioni. Uno stile che costruisce immagini stratificate ponendo il molteplice come ricerca.

“Penso che il proprio linguaggio emerga scavando continuamente dentro se stessi partendo dalla somma delle proprie esperienze, dagli studi sia sulla tecnica sia sull’efficacia estetica e visuale delle immagini, dalla meticolosa analisi dei grandi fotografi, dai film che uno ha visto, dalla musica che uno ha ascoltato, dai libri che ha letto. Tutto questo non è fisso ma in continua evoluzione per cui la propria voce, il proprio stile è, secondo me, il processo, il percorso stesso.”

Da quando era bambino è rimasto folgorato dalla fotografia di Mario Lasalandra che per Luca è un vero punto di riferimento, segue letteralmente centinaia di fotografi dei quali ha montagne di libri. Luigi Ghirri, Jason Eskenasi, Alex Webb, Elliot Erwitt, Joel Meyerowitz, Lee Friendlander, Garry Winogrand.. La sua è una vita molto semplice, passa tanto tempo lavorando ma ama anche stare con la sua famiglia. Giocare a scacchi, leggere e restare aggiornato sul lavoro dei suoi amici fotografi.

Dal 4 giugno è presente tra i 10 migliori talenti del 2021 all’IMP Festival Padova. Ogni anno il Festival seleziona dieci lavori che si sono distinti per qualità e originalità, sapendo andare oltre le regole del fotogiornalismo classico. Il Festival è alla sua seconda edizione e fino al 27 giugno Padova sarà la capitale internazionale della grande fotografia d’inchiesta.

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