Il debutto della serie Rai “Chiamami ancora Amore” diretta da Gianluca Maria Tavarelli

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Come si fa ad amare tanto e sbagliare tutto? Come può un amore così grande sfociare in un odio tanto cieco?  Sono gli interrogativi di fondo di Chiamami ancora amore, serie Indigo Film-Rai Fiction che segna il ritorno alla regia televisiva di Gianluca Maria Tavarelli, a pochi mesi dal successo di Io ti cercherò. In onda su RaiUno questa sera, la fiction si snoda attraverso le varie fasi di una grande storia d’amore, quella tra Anna (Greta Scarano) ed Enrico (Simone Liberati), giovane coppia che dopo 11 anni d’amore e un figlio, Pietro (Federico Ielapi), decide di separarsi. Inizia così una guerra reciproca molto distruttiva, fatta di odio, umiliazioni e vendette, al punto da richiedere l’intervento dei servizi sociali. Spetterà infatti all’assistente sociale Rosa Puglisi (Claudia Pandolfi) cercare di scoprire il motivo di un distacco così doloroso, andando alle radici della storia. Nel cast anche Giorgio Colangeli, Daniela Virgilio, Liliana Fiorelli e Agnese Nano.

La vicenda di Anna ed Enrico è una storia sul binomio amore/odio, rappresentativa dei rapporti giunti al capolinea. Cosa ti ha convinto a portarla sul piccolo schermo?

Sono rimasto letteralmente rapito dalle 60 pagine del copione di Giacomo Bendotti, perché la scrittura era bella e profonda, la costruzione narrativa interessante e contemporanea. Sto cercando di fare una tv sempre più moderna, spingendomi più in là rispetto al prodotto precedente; quindi ho pensato che la storia fosse perfetta per offrire qualcosa di diverso rispetto a Io ti cercherò.

 Nel restituire le dinamiche di una vicenda così intima, sicuramente la scelta del cast e lo stile di regia sono fondamentali. Cosa puoi dirci a proposito?

Come regista faccio un lavoro molto intimista e sono vicino agli attori. In “Chiamami ancora amore” la qualità del mio intervento era ancora più importante, perché quel racconto semplice ma con tante sfaccettature, sarebbe potuto sfociare nella banalità se l’interpretazione non fosse stata affidata ad attori capaci di trasformare quelle righe in una comunicazione carica di intensità, verità ed emozione. La scelta di Greta e Simone infatti è stata determinate per la riuscita della serie, perché era importante che fossero sempre in linea con le indicazioni di regia, prettamente anti spettacolari, senza droni e carrelli, lavorando solo con gli attori. Una scelta simile è rischiosa, come un salto senza rete. Ma la vicenda narrata è anche una storia corale; per cui abbiamo fatto in modo che tutti i personaggi fossero sempre veri anche nella fisicità, che sembrassero amici e conoscenti reali, e in nessun momento della vicenda si smettesse di credere alla loro autenticità.

Nell’affrontare il tema dei legami familiari “Chiamami ancora amore” sembra avere un fil rouge con “Io ti cercherò”. E’ così?

C’è un filo conduttore anche con “Io ti cercherò”, perché lì veniva trattata la complessità dell’essere genitore, l’amore incondizionato e totalizzante verso i figli e gli errori che si possono fare nei confronti dei figli e della famiglia. Sono entrambe storie intense e piene di cuore, molto vere, ma differenti rispetto alla tematica di fondo. Credo personalmente che la famiglia sia il centro di tutto e condizioni in modo gigantesco la nostra vita; per cui l’indagine su questo contesto dà una grande varietà di spunti.

La serie potrebbe in parte rispecchiare ciò che sta accadendo a molte coppie in questo periodo, segnato da tante separazioni a seguito del lockdown?

Ne sono convinto. Quella di Anna ed Enrico è una storia d’amore, ma anche su come ci si possa lasciare e ritrovare, riprendersi e non perdersi. Credo che alla fine questo sia importante in una relazione. I due protagonisti si incontrano a 20 anni, pieni di sogni e speranze e vanno avanti con la loro storia, senza perdersi mai: si lasciano e si rimettono insieme e cercano sempre una strada per ritrovarsi, facendo sì che quel loro amore profondo e reale non si perda per strada, ma riesca a rinnovarsi ogni volta. E’ importante in un rapporto avere la capacità di ripartire, anche come atto di generosità e amore verso l’altro. Lo è anche in questa situazione in cui siamo costretti a vivere senza prospettive e con la sensazione di sentire il terreno mancare sotto i piedi; la reazione può essere quella di allontanarsi o, al contrario, stringersi a chi ci è vicino.