Jerry Calà: “Netflix? Preferisco il buio della sala…”

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L’intervista a Jerry Calà è stata pubblicata sul numero di dicembre di CulturaIdentità

Jerry Calà è uno dei volti iconici di un cinema italiano che si è progressivamente dissolto. Con il suo indimenticabile Billo è stato protagonista, in Vacanze di Natale anche di uno dei capostipiti del cinepanettone, appuntamento immancabile durante le festività nelle sale, che quest’anno, rimarranno chiuse. Anche Jerry per la prima volta passerà il Natale senza lavorare nel suo show, ma nel nostro immaginario sarà comunque al pianoforte a cantare con il suo sguardo sornione, proprio come Billo.
Jerry come sarà per te questo primo Natale ai tempi del Covid?
Questo sarà il primo Natale in cui io non lavoro, perché la sera di Natale c’è una tradizione: in un grandissimo locale emiliano, il King di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza, da ormai quasi 15 anni la sera di Natale era in programma lo show di Jerry Calà. Per vedermi arrivavano persino coi pullman da tutta la provincia. Quest’anno sarà, tra le tante cose strane che si presentano in questa situazione, per me ancora più strano non lavorare a Natale e non avere questo appuntamento con il pubblico al quale tenevo moltissimo. Era anche un po’ il Natale della mia seconda famiglia, dei musicisti, degli agenti che mi seguono. Anche Capodanno sarà diverso, senza questa possibilità.
Quindi cenone, anzi cena in famiglia?
Farò il film “Natale in casa”. Lo passerò in casa, d’altronde io sono uno molto attento, per non dire che me la faccio sotto. Anche perché ho 69 anni, per cui rientro tra quelli che dicono che non devono uscire. A parte gli scherzi, io sono in lockdown già da tempo quindi lo passerò con mia moglie e mio figlio.
Sarà un Natale anche senza cinema.
Non si potrà andare in sala, però ci arrangeremo con il cinema in casa, anche perché tanti film in uscita a Natale quest’anno, potremo vederli sulle varie piattaforme.
È la stessa cosa?
Possono compensare. Vedo che ormai il cinema mondiale si orienta su Netflix e compagni. Addirittura anche per gli Oscar competono film usciti su Netflix. L’annuncio del vaccino imminente ha riportato un minimo di ottimismo in giro, vuol dire che la gente pensa che con il vaccino si ritornerà al cinema. Speriamo che ci ritorni davvero, perché è vero che è comodissimo vederli a casa, ma l’atmosfera del buio di una sala credo sia insostituibile.
Il cinepanettone invece era in crisi anche prima della pandemia. Pensi si sia spremuto troppo un filone che comunque ha fatto bene all’industria cinematografica?
Io sono il capostipite dei cinepanettoni. Da ciò che mi scrivono sui social quando si arriva sotto le feste, vedo che ancora tantissimi fan si riuniscono per guardare “Vacanze di Natale” dell’83, che è rimasto nel cuore della gente. Dopo si è usato questo nome inaugurando un filone vero e proprio, fino a far diventare il termine cinepanettone quasi un dispregiativo. Eppure parliamo di film che hanno fatto bene al cinema italiano: non dimentichiamo che, oltre ad aver divertito il pubblico, hanno incassato tanti soldi che sono serviti ai produttori per sperimentare altre strade e fare altri tipi di film.
Quali film vede Jerry Calà?
Recentemente ne ho visto uno molto bello, Cosa sarà con Kim Rossi Stuart, che mi ha riappacificato con il cinema italiano perché è davvero originale e, pur raccontando una storia drammatica, non manca di ironia. Quella è una strada che mi piace molto.
Il cinema italiano invece sembra spesso mancare di vena creativa
Secondo me in questi anni c’è stato poco ricambio di volti. C’è una serie di film che sembrano fatti e interpretati da una compagnia teatrale di giro, perché è un cinema troppo chiuso in sè stesso, sempre con gli stessi attori, a volte un po’ ripetitivi. Soprattutto si sta facendo un cinema molto romanocentrico, ambientato sempre negli stessi posti.
Enrico Vanzina è stato molto criticato per il suo Lockdown all’italiana. Ridere su questo tema deve rimanere tabù?
Non ho visto il film di Vanzina, però la cosa più stupida è stato criticarlo ancora prima di vederlo. La commedia italiana è risorta sulle ceneri del dopoguerra, credo che si possa senz’altro ridere e fare satira anche sulle situazioni drammatiche.
Se fosse al posto di Conte a Natale quali misure adotterebbe? Restrittive o con qualche apertura?
Vedo che continuano a dire di non ripetere ciò che è successo d’estate e va bene, però non dimentichiamoci che gran parte del contagio nel Nord Italia a marzo è partito proprio dall’assembramento sulle piste da sci. Quindi è abbastanza provato che l’assembramento sulle piste da sci può essere pericoloso, anche perché viene gente da varie regioni e quindi è un’occasione pericolosa di contagio. Lo so che è una cosa grave per tutto il settore del turismo di montagna, però bisogna pensare che tutti i settori sono sotto stress. Anche il nostro, di cui non parla nessuno. La verità è che quando si fanno queste forti limitazioni bisognerebbe rispondere subito dando dei bei soldi alla gente. In ogni caso secondo me il rigore in questo momento è giusto, perché ci sono ancora 600 morti al giorno.
Natale senza regali?
Per quanto riguarda gli acquisti penso che, con prudenza, si possano fare nei negozi. Magari suggerirei di telefonare prima, per prenotare quello che si vuole comprare, così da accorciare il tempo di permanenza. Bisogna trovare il modo di favorire gli esercenti affinché il fatturato del Natale non vada tutto ad Amazon o a piattaforme simili che tolgono introiti ai negozi delle città.

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