Non solo dark: Iza Grau, sonorità dalle eleganti nuance melodiche

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Ph. Barbara Pasquariello

Dall’EP di quattro tracce del 2017 (Days are Notihing), i modenesi Iza Grau (Sergio P. Cardinali, chitarra; Alessandro Stefani, chitarra; Roberto Fordiani, batteria; Giuseppe Longone, basso; Luca Amadessi, voce) oggi contano sul sostegno di Cleopatra Records, la stessa etichetta che pubblica Motorhead, Los Angeles Guns, Danzig e band di culto come MC5, Iron Butterfly e UFO tra gli altri: il 3 aprile scorso è uscito il loro primo album, Vastness Hurts, nove tracce registrate da Simon Maccari e mixate da Giovanni Versari (Muse, Verdena, Vinicio Capossela) che proiettano in queste decadi del Nuovo Millennio sonorità che affondano le radici nel dark degli anni Ottanta e Novanta, rielaborate alla luce della contemporaneità in maniera molto personale.

Nessun effetto nostalgia, la “inglesità” degli italiani Iza Grau è molto forte, eppure le loro sonorità si de-territorializzano, spaziando dal contesto darkwave di matrice, appunto, prettamente anglo-americana (esempio: Inviolate e Recoil, che sarà il singolo trainante dell’album, naturalmente accompagnato da un video) a lidi più europei e financo italiani, penso ai Diaframma.

Nessun effetto nostalgia, la "inglesità" dei modenesi Iza Grau è molto forte, eppure le loro sonorità sono molto personali fino a de-territorializzarsi
Ph. Barbara Pasquariello

L’album si apre con Naiad, un brano fuori dagli schemi, mentre la title track Vastness Hurts, idealmente, lo chiude, con sonorità che da cupe si fanno vieppiù luminose: un segno?

Una caratteristica di questo album è infatti che, pur non tradendo precise radici musicali contrassegnate da uno stile che semplicisticamente verrebbe da definire “dark”, si articola in maniera rizomatica nel rock attraverso eleganti sfumature melodiche delle chitarre

Nessun effetto nostalgia, la "inglesità" dei modenesi Iza Grau è molto forte, eppure le loro sonorità sono molto personali fino a de-territorializzarsi
Ph. Giacomo Vanetti – “You And Whose Army”

Un’annotazione: Iza Grau è il nome del personaggio inesistente (nel senso che era presente in una prima stesura della sceneggiatura) del film Possession diretto nel 1981 dal regista e sceneggiatore polacco Andrzej Żuławski e la copertina scelta per questo primo album, un’opera fotografica dell’artista Giacomo Vanetti, sembra particolarmente azzeccata ad esprimere le atmosfere del primo opus magnum della band modenese.

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Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Giornalista pubblicista. Laurea in Filosofia. Coordinatore di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale e presso CulturaIdentità (RG Produzioni, Milano). Scrivo di macchine e moto su Drive'n'Ride. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Nel 2016/17 sono stato coordinatore del gruppo Cultura del movimento politico di Stefano Parisi Energie PER l'Italia, candidato sindaco di Milano alle elezioni 2016. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e di cui una copia è conservata al Centre Pompidou di Parigi. Attualmente sono conservatore della Biblioteca della casa-museo Fondazione Giancarlo Sangregorio di Sesto Calende (Varese). Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/