Non si gioca con la parola Dignità

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ph. Mjriam Bon

La nostra è la società dell’hashtag, della comunicazione veloce. A tutti noi capita di esprimersi attraverso un tweet o la condivisione di un post. Pochi però si documentano in modo adeguato.

Ultimamente la parola che più di ogni altra ha riempito le pagine di giornali, social e canali televisivi è stata “dignità”.

Se proviamo a digitare in rete Dignità la prima cosa che appare è il Decreto Dignità. Un provvedimento discutibile e dal nome improbabile. In queste afose giornate, nell’Aula di Montecitorio ho assistito a scene di cui certo non si può andar fieri!

Forse perché, per usare una metafora artistica, gli attori hanno dimenticato l’importanza del palcoscenico, in quanto tutto ciò che viene fatto o detto in Aula ha conseguenze immediate sul “pubblico” e, per impedire che questo paghi un prezzo smisurato, è indispensabile che TUTTI gli “attori” agiscano con equilibrio e buon senso, anziché rincorrere facili applausi!

Accese discussioni che hanno portato alcuni deputati, uno in particolare del M5S, all’utilizzo di parole violente e offensive nei confronti dei colleghi presenti. La dignità di molti è stata offesa ed il ruolo di protagonista è stato dell’arroganza.

Per chi, come me, viene dal mondo dello sport dove si lavora nel rispetto delle regole e dell’avversario, è dura assistere impotenti.

Se chiudo gli occhi e penso ad un’immagine da associare alla parola DIGNITA’, vedo gli anziani e le persone disabili che rivendicano il proprio diritto ad essere trattati con rispetto; vedo tanti padri separati che per mantenere casa e figli, con grande dignità, si mettono in coda alla Charitas; vedo i milioni di persone disabili che percepiscono una pensione di circa 280 euro (più rispettoso chiamarlo rimborso spese!).

Allo stesso tempo, vedo un popolo che, malgrado tutto, dimostra di avere ben chiaro cosa sia la dignità! Tutelarla è un obiettivo che tutti dovremmo perseguire.

Ricordo al liceo quando il prof. diceva la fatidica frase: “la ragazza è intelligente, ma non si applica” …esatto!

Tutti noi dovremmo applicarci di più se puntiamo ad una vera crescita culturale.