E’ ora di rivedere il FUS per rilanciare il Teatro

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Teatro dell'Opera, Roma , Ph. L. Romano
Teatro dell’Opera, Roma , Ph. L. Romano

Il grande equivoco del sistema teatrale nasce nel momento in cui (per alcuni allo scopo di giungere gradualmente all’azzeramento della sovvenzione pubblica) si comincia a considerare il teatro come un’impresa tout court, sottomessa al principale dominio di variabili economiche e di marketing.

Il teatro, tuttavia, è “servizio pubblico”, la cui funzione è quella ideale dei luoghi di cultura, che permette a chiunque vi partecipi di elevarsi in un percorso sociale e spirituale che amplifichi la capacità di agire nella realtà. In quanto servizio pubblico, il teatro DEVE ricevere finanziamenti pubblici.

E qui cominciano i problemi: da un lato contingenti, dall’altro distorsioni al limite dell’assurdo.

Nel breve, la patologia di cui più soffre il settore è proprio la liquidità, con lo Stato che indossa il suo miglior abito di cattivo pagatore e con i teatranti che si espongono in prima persona in veste di garanti con le banche: di qui teatranti continuamente in apnea e imprese di produzione e teatri che non investono come dovrebbero, in bilico tra sopravvivenza e chiusura. La valorizzazione delle eccellenze artistiche dei territori richiede ormai un serio ragionamento su regionalizzazione o fiscalizzazione del FUS con conseguente trasferimento di competenze alle Regioni.

Ma il problema ancor più generale deriva dallo stato di ammortizzatore del sistema teatrale: le spese di gestione assorbono il 70% del finanziamento pubblico e solo il 30% produce spettacoli.

In definitiva, lo scopo principale di un teatro al momento è dare uno stipendio al direttore e al personale e non quello di consentire a registi, attori, creativi di fare spettacoli. Dovrebbe essere il contrario.

Una separazione tra FUS-artistico e FUS-organizzazione si rende sempre più necessaria ed eviterà nel medio-lungo periodo disastrose concorrenzialità interne al momento inevitabili. I teatri pubblici si stanno trasformando in Teatri di mercato di Stato: questo è il problema.