
Trasparenze, stratificazioni, tagli nel tempo e nella memoria. Percorsi mentali e fisici, labirinti, in cui si pongono domande, spesso senza risposta. È la densa pittura di Anna Caruso, milanese, classe 1980. Un lungo percorso, pur nella giovane età, pieno di svolte e sfide. Le ultime tappe, brillanti e originali.
«I titoli sono lunghi» dice «quasi racconti». Così ci imbattiamo nella Famiglia adottiva, un acrilico su tela (100 x 130 cm) del 2017, in cui figure evanescenti compaiono e scompaiono attraverso i piani sovrapposti della composizione. «Sono gli affetti, precari come tutto il resto».
Oppure Non ero diretto qui, ma sono qui, un altro acrilico su tela (80 x 150 cm) recentissimo, che indaga sulla percezione del tempo, intrecciato con la memoria.

Vecchie fotografie sbiadite, trovate casualmente, diventano lo spunto per ricreare altre immagini, intorno a cui ruota il pensiero. Le figure alludono a realtà scomparse, che riaffiorano nella memoria, giocando con il tempo: le persone, ci sono, non ci sono? Quanto c’è ancora di vero nel ricordo? Quale l’effetto del tempo? Domande espresse con linee, piani, colori freddi, grigi, verdi, bianchi, intrisi di luce.
Anna Caruso ha fatto il liceo classico. Diploma di laurea in Pittura e Restauro presso l’Accademia di Belle Arti di Bergamo. Infine il lavoro, per gallerie, mostre, collettive, personali, alcuni premi. E molta lettura. Come ha cominciato?
«Il primo approccio è stato con la fotografia. Mi ispiravo a soggetti fotografici per ricrearli in pittura, proponendone più parti in contemporanea. Di conseguenza dovevo studiare gli spazi, fisici e mentali, a volte creati con vuoti e pieni, altre con architetture o colori».
Il dialogo con lo spazio e la memoria significa affrontare il proprio vissuto e quello degli altri, le angosce, le gioie, i ricordi, le sensazioni accumulate. Nell’acrilico su tela dal titolo 7 miliardi (100 x 125 cm), finalista al Premio Terna 2014, «la figura femminile proiettata su stessa indica che il senso di noi stessi è solo nel nostro vissuto». Come mai la figura viene riprodotta diverse volte? «Per suggerire che la popolazione umana si moltiplica, tenta di distinguersi, ma rimane sempre uguale a se stessa».

In quest’opera spiccano i colori, bruni, rossi, gialli, come ne L’orizzonte degli eventi dello stesso 2014 (acrilico su tela, 80 x 100 cm), un altro dialogo tra spazio mentale e reale attraverso piani intersecati tra loro. Il risultato? La creazione di un luogo irreale fondato su geometrie esistenti.
I complessi giochi dipinti affrontano temi umani, come il «mancato senso di appartenenza», «la sensazione di inadeguatezza», l’abbandono, la solitudine, e li rappresentano con maggiore o minore stabilità di linee, piani, architetture. Bisogna leggerli, immaginare o trovare storie e significati profondi nella apparente leggerezza visiva.
Sono figurativi o astratti? «Mah, un misto di elementi» dice lei. In realtà indefinibili, come l’arte che non si può imprigionare in schemi.




















