Giovanni Gentile? Fascista contro il totalitarismo

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Dalla pagina Facebook di Emanuele Severino

Raggiungere Emanuele Severino al telefono è facile, lo è un po’ meno convincerlo a rilasciare un’intervista: non gli piace il web. “Preferisco la carta”, dice. Alla fine l’insistenza vince sulla riluttanza e soprattutto sulla mancanza di tempo. E’ molto impegnato; sta lavorando a un libro, anzi a due: “Sto scrivendo per Rizzoli un breve libro facile su Leopardi e poi sto lavorando a un altro che si intitola Dike per Adelphi”. In effetti le domande sono tante. Ma l’opera da lui curata per Bompiani, appena uscita nella collana il Pensiero Occidentale giustifica molte curiosità. Si tratta di una raccolta degli scritti principali di  Giovanni Gentile. Sotto il titolo L’attualismo, sono raccolti: Teoria generale dello spirito come atto puro. Sistema di logica come teoria del conoscere. Filosofia dell’arte-genesi e struttura della società (1486 pp, 40 Euro)

Professore, Lei torna da tempo sulla figura di Giovanni Gentile. Già nel 2006 sul Corriere della Sera scriveva che “Gentile aderisce al fascismo. Eppure nessun antifascismo è più antifascista della filosofia gentiliana”. Però Gentile ha aderito senza dubbi politici al fascismo…

Già negli anni Settanta lo sostenevo. Ogni regime totalitario tende a chiudere la società in schemi fissi, stabili. La filosofia di Gentile invece mostra l’impossibilità di ogni chiusura definitiva di ogni arresto del processo storico.

Tuttavia Gentile potrebbe sembrare contradditorio, per lo meno per il suo ruolo storico. Si oppose ai Patti Lateranensi. Sembrava intenzionato a togliere al cattolicesimo la sua dimensione pubblica per relegarlo alla sfera privata. E’ un atteggiamento aperto, laico che avrebbe potuto essere anche di un marxista…

Non è contradditorio. Ha sempre sostenuto la necessità di un’educazione religiosa, che però deve sfociare nel proprio superamento e cioè in sostanza nell’educazione filosofica. I Patti Lateranensi hanno voluto di più di quello che Gentile era disposto a concedere.

In che senso Gentile rifiuta l’intera tradizione culturale, politica e religiosa dell’Occidente e per questo il suo pensiero “ha una potenza quasi unica negli ultimi due secoli”?

Questo che in particolar modo dico di Gentile va detto anche di Leopardi e di Nietzsche anche se la cosa può riuscire sorprendente dato l’attuale clima che, soprattutto in campo filosofico, è dominato dalla cultura anglo-americana. Gentile mostra che se esistesse una legge immutabile del mondo (un Dio che si rispecchia nei vari ordinamenti secondo cui la vita dell’uomo dev’essere regolata) sarebbe impossibile quel divenire delle cose che costituisce d’altra parte, sin dall’inizio del pensiero filosofico, l’evidenza suprema.

In pratica, sostenendo che Nietzsche, Gentile e Leopardi sono i fondamenti del pensiero occidentale contemporaneo, lei sposta il baricentro della civiltà a sud. Insomma, rende a Gentile il ruolo internazionale che le sue vicende politiche gli hanno negato e rivaluta Leopardi come filosofo di grandi orizzonti…..

D’accordo.

L’attualismo supera il realismo, secondo lei quali sono le caratteristiche e i meriti di questa corrente di pensiero?

Purtroppo è studiata troppo poco. Anche perché, con qualche eccezione (penso per esempio a Werner Karl Heisenberg), la scienza si comporta come se il realismo fosse l’unica concezione accettabile. L’attualismo fa valere il principio che non si può parlare di alcuna realtà che, appunto, non sia detta, pensata. Non da un pensiero diverso da questo nostro, attuale, ma appunto dalla nostra attuale coscienza. La critica, di cui prima ho detto, ad ogni realtà immutabile ed eterna e quindi, insieme, la critica ad una realtà che sia presupposta al pensiero attuale; e cioè una critica del realismo.

Se la filosofia è il “sottosuolo” della nostra civiltà, qual è il senso della sua affermazione in un tempo in cui la filosofia è diventata un fenomeno di larga diffusione, ma i filosofi non sono più, come nel Settecento, interlocutori dei re?

In genere rispondo a questo tipo di domanda dicendo che la filosofia è come la circolazione sanguigna: non ci si accorge di essa, ma senza di essa si muore.

Genesi e struttura della società, l’opera scritta da Gentile di getto nel ’43 e pubblicata nel ’46, a due anni dalla sua morte: in essa si parla di umanesimo del lavoro, che significato può avere oggi un’opera come questa?

E’ estremamente attuale perché in quell’opera il lavoro è connesso alla tecnica e oggi la tecnica sta acquistando un’importanza sempre più decisiva. Non solo lo si va riconoscendo di fatto, ma vado parlando da tempo di un destino per il quale la tecnica, da mezzo delle forze che se ne servono, diventerà il loro scopo.

Cos’ha a vedere questo con l’umanesimo?

Se per umanesimo si intende la pretesa dell’uomo di guidare la tecnica, anche l’umanesimo è destinato a perire. Aggiungo però che stiamo parlando, anche a proposito di Gentile, della gigantesca DEVIAZIONE in cui l’uomo si trova fin dall’inizio della sua storia. Gentile, Leopardi e Nietzsche sono grandissimi perché esprimono nel modo più coerente e rigoroso questa deviazione, che – per far capire qualcosa ai lettori – è qualcosa di essenzialmente più radicale ed è chiamato “peccato originale”.

Che cosa ci insegna Gentile del mondo greco? Che rapporto ha secondo lei l’attualismo con la radice greca della nostra filosofia?

Il rapporto è integrale, perché il divenire al di sopra del quale Gentile esclude possa esserci un qualsiasi Eterno o Immutabile, è evocato per la prima volta dal pensiero filosofico greco. In ogni pensatore greco è presente questa evocazione, che diventa la base dello sviluppo non solo della cultura dell’Occidente, ma delle stesse opere e istituzioni dell’Occidente.

E’ corretto pensare che Gentile prepari l’avvento dello “stato mondiale” preconizzato da Ernst Jünger?

In qualche modo sì. Anche se Jünger è quanto mai lontano dalla prospettiva neo-idealistica di Gentile. Affermando l’impossibilità di ogni Eterno l’attualismo gentiliano autorizza la tecnica a oltrepassare ogni limite. Jünger si limitava a constatare la progressiva meccanizzazione del mondo.

Lei scrive che la tecnica “è di diritto l’ultimo Dio dell’Occidente”. Sta diventando sempre più divina o possiamo intravedere in essa altri tratti e caratteristiche?

La tecnica è l’ultimo Dio nel senso che si pone al culmine della Deviazione di cui ho parlato prima. Anche Dio, che è il primo tecnico, appartiene a questa Deviazione. Dopo di che c’è qualcosa di essenzialmente più alto di quello in cui credono sia gli amici sia i nemici di Dio. Questa maggiore altezza è la coscienza che tutto, non soltanto un Dio privilegiato, è eterno.

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2 Commenti

  1. Il solito Severino che fa l’apologia di filosofi antiscientifici. Per lui l’evoluzione biologica è solo apparente. Werner Heidenberg non era affatto antirealista. Come non lo furono Einstein e Schoerendinger e tutti i grandi scienziati del XX secolo. Quando Severino cesserà di scrivere la filosofia ne guadagnerà.

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