Rusconi, il pittore selvaggio che sfida il caos

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Intervista a Edoardo Fortunato Rusconi: tra Transavanguardia, street art e pittura primitivista, l’artista racconta il suo linguaggio, il colore e la nuova mostra in arrivo a Milano.
50x70, titolo paperino, acrilico,2021

Edoardo Fortunato Rusconi, nato a Milano nel 1978, ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Brera. Impetuoso pittore, riconoscibile per un linguaggio primitivista-transavanguardista, in cui porta alle massime potenzialità espressive visioni deformate della realtà, in soluzioni formali armoniche dal segno picassiano, apparentemente caotico, alla ricerca di nuovi equilibri compositivi tra gesto, ritmo, luce e colori squillanti.

L’abbiamo incontrato nel suo atelier milanese irrorato di luce, dove tra una pennellata e l’altra frammenta e ricompone la figura, lasciando spazi di colore dal segno graffitista, dove fa capolino qua e là un misterioso uomo con il cappello.

Il tuo autorevole cognome è un peso o un’opportunità, perché?
Il mio non è un cognome autorevole, forse noto ed importante ma io lo reputo un semplice cognome e di conseguenza non è né un peso né una opportunità.

Quando hai scelto la pittura ad olio e perché?
Ho scelto la pittura ad olio da subito durante i primi periodi dell’Accademia e il motivo è semplicemente che mi piace di più rispetto ad altre tecniche.

Quali sono i tuoi maestri di riferimento?
In primis Xante Battaglia in quanto mio docente e poi Monet, Modigliani, Basquiat e Picasso.

Ti riconosci più nella Transavanguardia, nell’Espressionismo Astratto o nella cosiddetta Art Brut?
Mi rispecchio di più nella Transavanguardia e nell’Espressionismo Astratto.

Quanto incide il linguaggio primitivista della Street Art nel tuo lavoro?
Moltissimo, perché Basquiat è un mio riferimento e mi piace il suo linguaggio primitivista.

Sognando, tra Cézanne, Matisse, Picasso e Basquiat con quali di questi artisti vorresti esporre?
Con nessuno di questi ma con Monet sempre.

Che valore ha per te la luce, la forma, il colore e la composizione?
Fanno parte tutti di un insieme totale di espressione del mio linguaggio artistico, l’uno comprende l’altro.

Chi è l’uomo con il cappello che fa capolino nei tuoi dipinti?
Mi riferisco a mio padre, mio nonno e a me stesso perché portiamo il cappello allo stesso modo.

Quali sono i soggetti ricorrenti nel tuo lavoro?
Persone, animali e oggetti, comunque segni e colori in dialogo con lo spazio compositivo.

Come nasce un tuo dipinto, sei metodico oppure caotico?
Sono entrambe le cose, dipende dalle giornate, situazioni e umori.

Cosa vuoi comunicare con la tua arte?
È un’espressione artistica e voglio comunicare e trasmettere emozioni.

Cos’è per te il colore?
Tutto, perché è un mio elemento cardine.

Pratichi l’I.A. nella tua ricerca, se no lo farai?
Non la pratico e non la farò.

Con quali gallerie stai lavorando attualmente?
Attualmente con nessuna, lavoro per me stesso, con passione, dedizione, determinazione e preso da una urgenza emotiva.

Quale mostra stai preparando?
Sto preparando una grande mostra che forse si terrà alla Fabbrica del Vapore di Milano nel 2027.

Quale pittore avresti voluto essere?
Semplicemente me stesso.

A cosa serve la pittura?
È un’espressione artistica soggettiva e liberatoria che suscita emozioni nell’osservatore.

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