D’Annunzio a Teatro: Il Piacere in una veste moderna e sorprendente

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È in tournée lo spettacolo Il piacere di Gabriele D’Annunzio riletto da Andrea Adriatico (produzione Teatri di Vita con Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna, Ministero della Cultura e il patrocinio della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani e del Centro Nazionale Studi Dannunziani) andato in scena anche a Milano nei giorni scorsi al Teatro Fontana, dove ha ottenuto grande successo con un sold out per tre giorni. Ecco la recensione.

IL CAST

Michele Balducci, Sofia Longhini, Nicolò Collivignarelli, Innocenzo Capriuoli, Alessio Genchi, Massimo Giordani. Regia di Andrea Adriatico

IL TARGET

Dai 16 anni in su

LA TRAMA

Dopo diversi anni in Oriente, l’aristocratico Andrea Sperelli, torna a Roma, dove riprende a frequentarsi con Elena Muti Insieme a lei vive una forte passione fisica, che non ha mai trovato concretezza nei sentimenti e non li ha mai davvero coinvolti dal punto di vista mentale. La gelosia di Andrea era arrivata già in passato a mettere in discussione la coppia, che ora dovrà affrontare anche una malattia. Tra ricordi e immaginazioni, Andrea intanto pensa anche ai salotti romani che ama per la loro mondanità. Tuttavia, questa ricerca costante e inquieta di nuove emozioni che da sempre lo accompagna, non lenisce l’insoddisfazione che vive nella sua anima. Colpito dalla bellezza e dall’innocenza di certe donne che sembrano rappresentare l’amore puro, Andrea non riesce mai ad avere alcuna relazione importante: inizia a comprendere meglio il suo rapporto con Elena, nonché la superficialità della propria esistenza.

LA MORALE

Quante volte si perde tempo dietro a persone e cose inutili, che non aggiungono valore alla nostra vita. Eppure in quel momento non riusciamo a farne a meno, confondendo anche il “piacere” con la “felicità”. Il primo è corruttibile, la seconda apparirebbe pura, ma forse è solo la proiezione della nostra fantasia che la idealizza in tutto ciò che, per un motivo o per un altro, non viviamo. I valori tradizionali si scontrano con la volontà, la ragione si oppone all’istinto: così Il piacere racconta la fragilità umana, che per paura della felicità prova a rinchiudersi nell’individualismo, convincendosi di dare sfogo alla propria libertà.

IL COMMENTO

Il piacere a teatro: non succede molto frequentemente, per fortuna ci ha pensato Andrea Adriatico a riportarlo in scena. Uno dei romanzi più belli e scorrevoli della nostra letteratura, da rileggere più volte per scoprirne ogni volta nuovi dettagli della morale complessa che esprime. Eccolo in una veste ancor più contemporanea, con spunti dalla storia attuale che continua come allora a raccontare l’esigenza di ritrovarsi in slogan ed eccessi per giustificare la propria presenza nel mondo. Un allestimento moderno, dove il video si unisce al palcoscenico per supportarlo nei flashback e nelle sensazioni che questi comportano. Adriatico disegna a modo suo (ma tradendo il senso originale del testo) il primo dei quattro libri de Il piacere, che si inserisce alla perfezione nella programmazione di un teatro come il Fontana, sempre attento alla letteratura internazionale e altresì alla cultura e alla storia italiana. Arriveranno presto i prossimi capitoli, ma per un progetto così completo sarebbe interessante se il regista pensasse anche a una versione cinematografica, in modo da rilanciare questo immenso romanzo anche sui grandi media.

IL TOP

Straordinaria coralità di un cast che porta in scena coraggiosamente un testo più che mai contemporaneo. Emerge un Andrea Sperelli spregiudicato ma non fastidioso. In un mondo dove nessuno sa più davvero distinguere tra il vero e il falso, nemmeno nelle proprie opinioni, Sperelli appare paradossalmente più sincero rispetto all’ipocrita società che lo circonda. Tutti perfetti nell’interpretazione, che regala emozione e non banalizza la mondanità come spesso capita di vedere. Una nota di merito particolare va a Sofia Longhini: la sua sensualità e l’eleganza che porta in scena, il teatro non le scopre certo oggi, nonostante la giovane età di questa attrice che si conferma una tra le più espressive mai viste negli ultimi anni. Vale la pena sottolinearla ogni volta senza stancarsi. Applausi.

LA SORPRESA

C’è da sempre una sorta di reticenza nel raccontare D’Annunzio: come se chiunque avesse paura a schierarsi in un certo modo. Del resto nessuno ha mai avuto davvero il coraggio di dire che anche La grande bellezza di Sorrentino fosse in qualche modo una rivisitazione dell’opera dannunziana a cui si ispirava. Con questo allestimento, Adriatico va oltre tutti e ci restituisce il senso più autentico della poesia del Vate. Traspaiono rispetto e ammirazione per questo grande personaggio della storia italiana: finalmente, perché solo così si può tramandare la nostra cultura. Si sparga la voce, perché questo spettacolo merita di girare il più possibile: il progetto è ambizioso e valoroso.