Teresa Timpano:”Teatri e donne. Ho creato la mia impresa culturale nel cuore del Sud”

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Attrice, docente di recitazione e dizione, direttore artistico di Scena Nuda, Teresa Timpano ha fatto della sua passione il suo lavoro, creando un’impresa culturale nel cuore del Sud, a Reggio Calabria. Un lungo percorso di formazione il suo, che parte da una laurea in scienze e tecnologie agrarie per poi affondare le radici in ambito teatrale con l’Accademia D’Arte drammatica Nico Pepe di Udine, dove si diploma come attrice. Oggi è una manager culturale di successo, continua a calcare le scene, a creare nuovi progetti artistici e formativi, continuando a formarsi come direttore e formatrice.

Come nasce la passione per il teatro e come ha deciso di sviluppare la sua idea artistica che converge in Scena Nuda, la compagnia che ha fondato nel 2006 insieme a Filippo Gessi?

Nasce da bambina. A 13 anni ho scritto sul mio diario segreto: “da grande farò l’attrice ma di teatro”. Quindi la ritengo una vocazione, non è una scelta ponderata con la ragione. L’idea di Scena Nuda invece nasce perché desideravo avere una compagnia tutta mia insieme a mio marito, per essere autonoma e libera nelle scelte. Amiamo il teatro contemporaneo ma anche quello classico e ci divertiamo ad alternare gli obiettivi anno per anno, puntando sempre più in alto con coraggio. Impresa ardua, a volte fallimentare, a volte emozionante altre pericolosa. Grazie all’incontro poi con Roberta Smeriglio, da compagnia siamo diventati impresa di produzione attingendo a varie fonti di finanziamento.

È possibile fare impresa culturale anche in Calabria, lei ne è un esempio, inoltre, oltre al ruolo di interprete, è direttrice, non solo di un festival, Miti Contemporanei, ma anche di diversi progetti…

È possibile fare impresa nonostante diversi problemi legati soprattutto alla burocrazia che ormai in Italia ha preso il sopravvento. In Calabria in più ci sono gravi problemi di lentezza burocratica che mi preoccupano molto. Potremmo essere fortissimi viste le competenze raggiunte, ma ci scontriamo con complicazioni che non dipendono da noi. Dirigo Scena Nuda dal 2006, il festival Miti Contemporanei da 12 anni e credo che adesso sia il momento di fare un ulteriore salto in avanti. Per questo frequenterò un importante master per la direzione artistica a Milano perché desidero pianificare con maggiore efficacia il lavoro.

La cifra poetica di Scena Nuda non è solo quella di aprirsi a nuovi linguaggi scenici, ma anche di indagare il mito e riportarlo ai nostri giorni. L’ultima vostra importante produzione, “Elegia per la principessa barbara. A proposito di Medea”, firmata da due registi importanti come Elena Bucci e Marco Sgrosso. Come nasce e su cosa riflette il progetto guardando alla nostra epoca?

Il progetto nasce dal desiderio di raccontare delle ombre che attraversano la nostra mente. Delle amnesie che ci tartassano e di uno stato ovattato della vita, da cui non riusciamo ad uscire. Uno stato che sembra abbia preso il sopravvento e ci spinga ad agire diversamente dal solito, con meno limiti, maggiore ferinità e continui cambi di stato emotivo. A questo proposito abbiamo creduto che fosse necessario affrontare una prima indagine intorno a Medea perché ci spinge a raccontare come si stanno trasformando i legami tra gli esseri umani dopo una lunga sofferenza. Ciò che le persone hanno subito negli ultimi anni ha avuto un impatto drammatico sulle loro vite, con conseguenti stati di ansia elevati e decisioni drastiche. Dietro il grande gesto di Medea probabilmente c’è proprio la trasformazione di un legame, che la vede protagonista di una scelta che cambierà le sorti di tutta la sua esistenza e di quella di chi le sta vicino. Che sentimenti scatena nell’essere umano il dolore? Quanta violenza possiamo accendere se feriti, umiliati, costretti? Non ci sono soluzioni, ma ricerche in merito al punto di partenza dell’alterazione di un sentimento che può diventare un’arma da fuoco. Ci sembrava che tutto questo potesse essere ben accolto e sviluppato da due grandi artisti come Elena Bucci e Marco Sgrosso.

Teatro e territorio è un tema a cui siete molto legati. Tra gli ultimi progetti “Altri luoghi”, che come Scena Nuda avete proposto nell’ambito di “Reggio Fest”, un viaggio che, attraverso le voci femminili della tragedia greca, riflette su diritti, giustizia e criminologia…

I temi che più ci affascinano sono quelli legati alla donna, alla giustizia, alle difficoltà dell’essere umano rispetto alla società. Le periferie rappresentano un territorio importante dove installare progetti che abbiano questi temi. Speriamo di poter fare breccia sulle persone, perché il desiderio principale è quello di creare consapevolezza che le loro fragilità possono essere punto di forza.

Teatri e donne. Imprese e donne. Sia dal punto di vista artistico che imprenditoriale, qual è la sua idea, come donna che si muove nel mondo e che ha necessità di aprire determinate riflessioni e dibattiti attraverso l’arte e, al tempo stesso, dover lei stessa percorrerle come professionista con un ruolo importante in compagnia?

Per me essere donna inserita nel lavoro oggi è un valore aggiunto. Sto cercando di costruire con coraggio una reputazione positiva e anche se vivo costanti fallimenti, frustrazioni e cadute, procedo con entusiasmo e visione. La costruzione di una storia vera, solida, sia personale che artistica, spinge gli altri ad amare tale personalità. Credo che si stia procedendo verso l’abbattimento dei problemi di genere anche se ce ne sono molti e continuerò a lottare perché si abbattono tutte le barriere. Ho grandi speranze per questo, perché sento che dove la narrazione personale è forte ed efficace questa può incidere nella società a prescindere dal genere che passa così in secondo piano.