Antinori:”Quello che mi preoccupa? Ridere per far ridere”

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Gabriele Antinori è uno dei volti più interessanti del panorama romano della stand up comedy. Nei suoi spettacoli un umorismo d’impatto e graffiante riesce a mostrare le storture e le ipocrisie sociali non svalutando né appesantendo mai il potere comico del suo umorismo. Valicando i limiti di una certa comicità vintage, troppo perbenista e pavida, attraverso uno stile dissacrante e audace. Trattando con maestria temi delicati facendo divertire e riflettere. Con uno stile moderno e aperto alle influenze estere che però si cala perfettamente nel contesto locale ed italiano, fondendo ironia ed autoironia su se stesso e il suo stile. Mostrandosi come un esponente promettente di una comicità nuova.

Gli ultimi anni hanno evidenziato un cambiamento della scena comica italiana

Sicuramente ci sono diversi volti nuovi. Quello che però mi preoccupa è che vedo troppo “ridere per far ridere” e pochissima satira, che a mio parere invece è la cosa più bella e stimolante sia per il comico che per il pubblico. La cosa più bella è far ridere provocando anche un po’ di gastriti. Più che di modernizzazione, io parlerei di arricchimento. Inizio ad avere come l’impressione che gran parte di pubblico e comici non vogliano che le cose cambino davvero. Permane un forte attaccamento alle tradizioni e poca apertura verso altro.

Quando hai capito che volevi essere uno stand up comedian?

Quando ero piccolo ricordo che un giorno mio zio mi portò delle videocassette di Stanlio e Ollio, me ne innamorai follemente. Ovviamente non potevo capire a pieno la genialità che c’era dietro a quelle due “maschere”, ma mi sembrava di aver trovato due nuovi amici. Anche i miei genitori mi hanno aiutato in questo senso facendomi crescere con Woody Allen e Mel Brooks. Avevo iniziato a scrivere battute ma ero troppo timido per salire su un palco. Poi un giorno vidi Bill Hicks e pensai: “Quel tizio dice quello che penso ma che credevo non si potesse dire; non sarò mai come lui, ma so che devo almeno provarci”.

Per te la comicità deve avere un freno etico?

Non ci sono particolari limiti, se non quelli dettati dal senso civico. La cosa importante è che la vittima non diventi il carnefice. Mi pare un concetto semplice che molti però non afferrano, giustificando la loro intolleranza dietro al termine “black humor”. Quello non è black humor, sei semplicemente un imbecille.

Cosa ne pensi della condizione dei lavoratori dello spettacolo?

L’arte e lo spettacolo giocano un ruolo sicuramente importante all’interno della società perchè permettono all’individuo di sviluppare lo spirito critico e di evolversi socialmente. Senza contare che l’industria dello spettacolo coinvolge un alto numero di lavoratori e smuove grandi quantità di denaro, specialmente in un paese come l’Italia. Purtroppo però sembra sempre che questi elementi vengano messi all’ultimo posto nella scala delle priorità. La pandemia ha evidenziato questo triste scenario. Far parte del mondo dello spettacolo presuppone spesso il dover svolgere lavori saltuari o stagionali ; se poi si verifica un blocco delle attività straordinario come è successo, la situazione diventa insostenibile senza delle misure adeguate.

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