Lisfrank: “La cultura faro di libertà, ma qualcuno vuole spegnerlo”

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Se un novello appassionato cercasse notizie di Lisfrank, rileverebbe da testi come lo storico VINILE ITALIANO di Dovico-Riganti piuttosto che dall’ormai irrinunciabile Discogs, che il tuo esordio avvenne nel 1982, con il fulminante mini MAN MASK. Ma in realtà tu eri operativo da ben prima…ci racconti qualcosa dei tuoi primordi?

Grazie per il vostro invito. Nei primi anni settanta ho iniziato a suonare la batteria ed il sax ma ben presto ho scelto di dedicarmi esclusivamente allo studio della batteria. Ho suonato in diverse band, poi nel 1975 conobbi Eugenio De Vincenzo, pianista e tastierista di estrazione classica e grande conoscitore delle nuove scene americane ed inglesi. Poco dopo decidemmo di formare una band, gli Electric Nostalgia, che si sciolse nel 1980. Da quel momento mi dedicai al mio progetto Lisfrank. A inizio 1982 fondai la label Mask Productions e, come esordio, pubblicai il mio primo lavoro, il mini-lp Man Mask.

MAN MASK é oggi un pregiato pezzo da collezione, un pezzo da novanta come si suol dire! Sei appassionato di vinile, da puro ascoltatore o magari anche da collezionista?

Amo il vinile ma, nonostante abbia un buon numero di album, 12” e 7”, non sono un collezionista. Sono sempre stato molto selettivo negli ascolti e, quindi, ho sempre acquistato solo la musica che davvero mi colpiva, a prescindere dai generi. Ancora oggi ascolto molta musica ma ne acquisto decisamente meno rispetto ad un tempo.

La serie 391 curata dalla Spittle sta facendo un lavoro certosino, esplorando l’underground new wave regione per regione. Nel volume sulla Liguria, oltre ovviamente ad un brano di Lisfrank, appare anche Electric Nostagia. Ci racconti qualcosa di questo progetto legato ai tuoi esordi? Ritieni che 391 abbia dato un quadro esaustivo della scena ligure, in base ai tuoi ricordi?

La serie 391 è un’operazione eccezionale poiché accende i riflettori sulla cultura e la sensibilità artistica dei giovani di quegli anni. Questa serie, che è in continua evoluzione, sta riscoprendo realtà che a quel tempo era perlopiù impossibile scoprire. Grande merito va certamente al suo ideatore, Gianlorenzo Giovannozzi, ed ai suoi collaboratori. Solo chi ama veramente la musica poteva partorire un tale progetto. Per quanto riguarda Electric Nostalgia, come già detto, nacque nel 1975. Quello fu un periodo in cui si suonava continuamente, perlopiù improvvisazioni e anche delle jam session con amici. Spesso registravo le nostre prove, con un registratore portatile a cassette e ho diverso materiale di quei bei tempi di musica suonata. Inizialmente i nostri pezzi erano soltanto strumentali ma poi, con il mio graduale passaggio alla voce e successivamente ai sintetizzatori, passammo a comporre vere e proprie canzoni. Acquistai degli strumenti come la drum machine CR78 ed il synth monofonico SH-5, quest’ultimo appartenuto al gruppo prog genovese Latte e Miele, e così incominciammo ad evolvere il nostro sound. Nel Novembre del ’79 assemblai diverse registrazioni e preparai la cassetta “Central TV”, e con questa andai a Londra per proporla. La feci ascoltare alle etichette indipendenti, emerse in quegli anni, Beggars Banquet, Rough Trade, Mute Records ecc….. Non ebbi fortuna, ma conobbi molte band e conobbi molti personaggi del giro e anche delle Major. L’impatto con quell’ambiente fu per me fortemente galvanizzante e quando tornai in Italia volevo un suono molto differente, ed infatti, iniziai parallelamente ad E.N. il mio nuovo progetto Lisfrank, più scuro e aggressivo. Dopo un breve concerto, fatto in un club con le mie prime composizioni, conobbi due musicisti molto interessati alla mia musica che, poco dopo, si unirono al progetto. Con Silvio (basso e tastiere) e l’inglese Graham (chitarra), dopo qualche mese di prove ed una decina di pezzi, cominciammo ad esibirci in concerto. Casualmente nel Febbraio del 1981 conobbi Marcello Michelotti che mi portò nel suo studio dove aveva da poco realizzato il primo singolo dei Neon “Informations Of Death”. Grazie a questo incontro fui invitato ad esibirmi col mio gruppo al Casablanca di Firenze in una serata denominata Cabaret Futura, con audiovisivi e vari concerti. Quella stessa sera suonarono RockLuka (Pankow) e, ovviamente, i Neon, che erano gli headliner della serata. Questo fu l’ultima esibizione della nostra band. Infatti dopo pochi mesi ci sciogliemmo e portai avanti il progetto da solo.

Le tue uscite risultano centellinate, il gran rientro sulle scene é avvenuto con la raccolta MASK REWIND nel 2009, seguita cinque anni dopo dal nuovo ELEVATOR. Il recentissimo THE HUMAN mette al momento il sigillo alla tua discografia. Qualcosa bolle in pentola per il futuro, progetti o altro che puoi anticiparci?

Sinceramente compongo molta musica ma mi piace essere convinto appieno del risultato, ecco perchè non pubblico spesso. Attualmente sto lavorando ad una collaborazione con il compositore e sperimentatore spezzino Andrea Bellucci (Red Sector-A, N.E.R.V.A., QOD ecc…), occupandomi essenzialmente dei testi e delle parti vocali. Sto lavorando, inoltre, a nuove versioni di alcune tracce presenti nell’ultimo cd The Human, che spero venga pubblicato quanto prima anche su vinile. La mia idea è di pubblicare alcune versioni differenti rispetto al cd. Tra queste c’è una nuova versione di “The Cold Night” che preferisco decisamente rispetto a quella presente sul cd.

‘The Voices of Tragedy (Never Forget)’ dal tuo ultimo lavoro THE HUMAN é un brano assolutamente (e tragicamente) particolare, vuoi raccontarci qualcosa in merito…

Il crollo del Ponte Morandi a Genova mi ha scosso profondamente. Su quel ponte sono passato migliaia di volte, e persino il giorno precedente al crollo.
Purtroppo in Italia i veri responsabili delle maggiori tragedie nazionali non sono mai puniti. In questo caso, le responsabilità sono evidentissime ma, da come sta procedendo la giustizia, l’idea che emerge è che alla fine nessuno pagherà. Su questo tipo di avvenimenti hanno sempre fatto calare una coltre di silenzio fino a farli cadere nell’oblio e questo motivo mi ha spinto a lasciare una testimonianza di questa tragedia nel mio album. Fissare quegli attimi è stato molto toccante ma era per me prioritario, anche se suonava in modo un pò alieno all’interno dell’album, ma io non bado molto a questi aspetti, la completezza espressiva con me ha sempre il sopravvento. Ho deciso subito di inserire direttamente le voci dei notiziari e quelle scioccanti degli spettatori presenti alla tragedia, i veri artefici di questo lavoro. Ricercando sul web ho trovato quello che mi serviva, e così ho inserito le voci sulla base scarna e non invasiva ma dai toni alienati, e una ritmica molto incalzante, quasi marziale e la traccia era pronta. Purtroppo, anche se oggi questa tragedia sembra già dimenticata, “The Voices Of Tragedy (Never Forget)” resterà nel mio percorso musicale come testimonianza della mia vicinanza a Genova e alle vittime del ponte, intrisa di quei momenti e testimone dell’ennesima tragedia nazionale.

Personalmente tendo a contestualizzare determinate scene musicali rispetto alle epoche storiche in cui si svilupparono: la minimal synth-wave che facevi tu, o da noi a Torino i Frozen Autumn, aveva un sapore speciale, difficilmente i gruppi contemporanei riescono a ricreare il fascino di quell’epoca. Segui la scena moderna, e nel caso cosa ne pensi?

Dobbiamo tenere presente che la società negli ultimi decenni ha subito una progressiva involuzione. Il risultato inevitabile è una musica spesso priva di anima e di contenuti. Chiaramente, questo non vuol dire che oggi manchino gli artisti, ci sono, e diversi sono anche notevoli, ma il contesto in cui operano è piuttosto deprimente. La luce che esprimono è purtroppo oscurata dal massiccio rumore dell’inutile diffuso dai media. Questo è un momento nella storia dell’umanità molto buio, e forse è la cultura quella che sta pagando il prezzo più alto, totalmente negata e mortificata. La cultura è pensiero, creazione, evoluzione ed è un faro di libertà che dovrebbe restare sempre acceso e che invece ora è soffocato da una sorta di oscurantismo economico-speculativo. Confido, comunque, che questo momento, così duro, possa far emergere nell’umanità una nuova consapevolezza e una maturità che rinnovi lo spirito di libertà che sembra apparentemente perduto.


LISFRANK  – YouTube